23.1.17

TERREMOTI ANOMALI E DIGHE A RISCHIO!

Gran Sasso - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

 di Gianni Lannes

Procurato allarme delle autorità italiane o verità imbarazzante da occultare? Tutta la valle del fiume Vomano, ovvero i centri abitati fino a Roseto degli Abruzzi rischiano qualcosa? E' un'altra strage annunciata? «C’è un rischio Vajont a Campotosto, anzi no». Il presidente della Commissione Grandi Rischi Sergio Bertolucci ha dichiarato testualmente domenica 22 gennaio 2017, al TG3 che «Nella zona di Campotosto, una delle zone che sono sotto osservazione, c’è il secondo bacino più grande d’Europa, con tre dighe: una di queste dighe è su una faglia che si è parzialmente riattivata, ci possono essere movimenti importanti di suolo che cascano nel lago e per dirla semplice è l’effetto Vajont». 

 Diga Piaganini (Enel) nei pressi di Campotosto (13 aprile 2009) - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)



Bertolucci ha proseguito spiegando che: «Se in questi casi si avverte un aumento del rischio bisogna immediatamente renderlo trasparente alle autorità e alla popolazione. La temperatura sismica non si abbassa di questa sequenza ci sono ancora molti scuotimenti, c’è ancora una situazione in evoluzione. Per cui non possiamo, sarebbe assolutamente pericolosissimo abbassare la guardia, soprattutto per quanto riguarda gli edifici strategici, le scuole, gli ospedali». Ma non è tutto: in una dichiarazione rilasciata all’ANSA alle 18, 30, Bertolucci ha smentito tutto: “Non c’è nessun pericolo imminente di un ‘effetto Vajont'”, ha dichiarato come riportato in una nota dell’agenzia di stampa. “È importante – ha sottolineato – continuare a monitorare l’evoluzione sismica in quella zona” in quanto “esiste un aumento della pericolosità dovuta ai movimenti della faglia”. E ancora: “Da tempo la diga di Campotosto viene studiata dalla Protezione Civile in collaborazione con l’Enel e con tutti gli organismi deputati”. Quanto al rischio legato all’eventuale caduta di materiali nel lago in caso di terremoto, Bertolucci ha rilevato che “non si configura la possibilità di avere onde che possano superare i dieci metri”. La situazione è disperata, ma non seria. L’Enel conferma che la diga di Campotosto è al sicuro: «Non è stato rilevato alcun danno. Alla luce della difficile situazione idrogeologica di questi giorni si è comunque deciso, come misura cautelare, estrema, di procedere ad una ulteriore progressiva riduzione del bacino”.



Ne scrivo con cognizione di causa, anche perché ho percorso più volte per anni, e in qualunque periodo dell'anno, anche sotto tormente di neve, la montagna del Gran Sasso e Monti della Laga. Il 10 novembre 2008, il quotidiano La Stampa, pubblicò in un paginone la mia inchiesta “Sotto la minaccia di diecimila Vajont”; qualche giorno più tardi ne parlai in diretta a Radio Gr Parlamento. Un anno dopo, esattamente il 14 maggio 2009, il giornale L’Unità pubblicò un’altra mia indagine, intitolata “Il tabù delle dighe nelle aree del paese a rischio sismico. E La Repubblica, in quei giorni pubblicò il mio reportage fotografico. Dopo anni dal mio ultimo reportage ho scoperto che le istituzioni tricolori non hanno fatto nulla per mettere realmente in sicurezza le predette dighe.



Già il terremoto dell'Aquila nell’aprile dell’anno 2009 aveva sollevato il problema delle dighe di Campotosto. Il rischio è che un sisma possa causare uno smottamento lungo le sponde e, in caso di un crollo imponente e repentino, i 10 metri di distanza tra il livello dell'acqua e la sommità della diga potrebbero non essere sufficienti a contenere un'onda di tsunami. Un'altra eventualità è che il sisma spacchi il terreno in superficie proprio in corrispondenza della diga. Nel 2009 Eucentre, il Centro europeo di ingegneria di Pavia, pubblicò un rapporto in cui metteva in guardia contro questa eventualità, definita "improbabile" ma "disastrosa", soprattutto per dighe di calcestruzzo come Rio Fùcino. La faglia di Campotosto potrebbe aprire una frattura nel terreno ampia fino a 90 centimetri, provocando, secondo il rapporto, "danni anche gravi che potrebbero determinare una fuoriuscita di acqua".

Il lago di Campotosto, esteso per 14 chilometri quadri, si trova 10-15 chilometri a est degli epicentri delle forti scosse di mercoledì scorso. L'Enel venerdì ha tuttavia ribadito "la totale assenza di situazioni anomale". Ma in caso di terremoto di magnitudo fino a 7, di problemi potrebbero invece sorgerne. Le tre dighe sono quelle di Poggio Cancelli, all'estremità nord del lago, quella di Sella Pedicate all'estremità sud e quella di Rio Fùcino, al centro sulla sponda est. Proprio sotto a quest'ultima passa una faglia sismica attiva. "Ipotizziamo che sia capace di generare un terremoto di magnitudo 6.5-6.6" spiega Fabrizio Galadini dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Dal 24 agosto in quella zona non c'erano stati segni di riattivazione della faglia. "Ma le scosse del 18 gennaio sono state molto vicine. E da allora con la neve è stato impossibile condurre rilievi".

Le precipitazioni nevose che stanno colpendo l’area da giorni, unito alle scosse di terremoto, mettono grossa pressione sul terzo bacino artificiale più grande d’Europa, 300 milioni di metri cubi d’acqua. nel cuore dei Monti della Laga a oltre 1.300 metri d’altezza. Uno studio del Centro europeo di formazione e ricerca in Ingegneria Sismica (Eucentre) non esclude nello scenario peggiore (giudicato “improbabile”) il rischio di danni alla diga in caso di rottura di superficie della faglia, come accaduto ad ottobre sul monte Vettore nel sisma che colpì Norcia. Una crepa come quella creatasi sulle pendici del monte avrebbe, sulla diga, un effetto devastante. Per ora da Regione Abruzzo e Prefettura sono tranquilli: “Le criticità ora sono altre”.

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