16.1.17

QUEI BAMBINI SCALZI, AL GELO, FRA I RIFIUTI




 di Gianni Lannes


«Occorre intervenire urgentemente per consentire ai bambini del cosiddetto ghetto dei Bulgari, a Foggia, di vivere in modo che vengano loro garantiti i più elementari diritti alla dignità e alla salute: un luogo caldo e sicuro, abbigliamento adeguato, la garanzia delle condizioni igienico-sanitarie, l’inserimento entro un sistema di educazione e di inclusione». Lo afferma l’Autorità garante per l’infanzia, Filomena Albano, a seguito del sopralluogo avvenuto il 13 gennaio scorso al cosiddetto ghetto dei Bulgari, in Puglia - per il quale è stata designata a rappresentare l’Ufficio, l’avvocata Milena Anna De Troia - e dal quale è apparsa gravemente a rischio la condizione dei 37 bambini di origine bulgara.




Il sopralluogo ha messo in evidenza la situazione di grave rischio per le condizioni di 37 bambini di origine bulgara che sopravvivono in questa baraccopoli. L’avvocato Maria Emilia De Martinis, presidente della Camera minorile di Capitanata ha dichiarato: «Nel ghetto, in questo momento, vivono circa 100 persone e, tra queste, vi sono 37 bambini. le condizioni igieniche in cui stanno vivendo sono pessime. Non ci sono bagni, ma latrine poste accanto a vere e proprie discariche a cielo aperto. Abbiamo riscontrato la presenza di escrementi anche lungo la via principale che attraversa il ghetto - ha aggiunto la De Martinis -. Tutto intorno è un pantano di fango, rifiuti di ogni genere, anche tossici, baracche messe su alla meno peggio. Sappiamo che la situazione, che oggi è drammatica, è destinata a peggiorare già da marzo, quando nel campo torneranno molti dei nuclei familiari che arrivano in Capitanata in prossimità dell’inizio dei lavori agricoli stagionali».

Per questo motivo è fondamentale intervenire subito. Chiediamo sia redatto e reso pubblico un preciso cronoprogramma di interventi che indichi quali azioni saranno compiute per affrontare la situazione, da quali enti e soggetti, con quali risorse e in che tempi».

La Prefettura ha dichiarato che vi è un piano di intervento che sarà operativo da questa settimana. «Non possiamo non esprimere forti perplessità circa la reale realizaizone di quanto si dice programmato - commenta l’avvocato De Martinis - specie in relazione alla macchina burocratica, all’individuazione delle competenze territoriali, delle risorse umane ed economiche». I bambini versano in condizioni pietose: sono sporchi, scalzi, indossano abiti che non possono proteggerli dal freddo. I bambini del ghetto giocano tra fango e rifiuti, nessuno di loro è scolarizzato e hanno tutti serie difficoltà a comprendere e a parlare la lingua italiana. «Il dottor Scopelliti, medico volontario dell’associazione Solidaunia ci ha fornito ogni notizia utile per avere un quadro completo e soprattutto reale della situazione - ha dichiarato l’avvocato Milena De Troia, designato a rappresentare l’Ufficio dell’Autorità Garante per l’Infanzia. Ad oggi sono soltanto i volontari a recarsi nel ghetto per fornire assistenza. Qui vi sono anche un neonato di appena un mese di vita e due puerpere minorenni. Sempre in loco nella notte dell’Immacolata è morto in un rogo doloso un ragazzo di 20 anni, Ivan Miecoganuchev, il cui cadavere è stato recuperato completamente carbonizzato tra gli alloggi di fortuna.

Altro che isola felice, nonostante la propaganda prima di Vendola e poi di Emiliano. Non è il Sudafrica dell'apartheid di oscurata memoria, ma peggio. Attualmente ammontano a 55 i ghetti in Puglia: 40 quelli più numerosi. Sono invece almeno 50 mila i lavoratori al nero nelle campagne pugliesi. Rifiuti, escrementi, polvere e fango fanno da contorno alla quotidianità dei “residenti” esclusivamente stranieri a seconda delle stagioni. In loco migliaia di esseri umani degradati a schiavi, da anni e anni, vengono sfruttati impunemente dai caporali, grazie all’indifferenza generale soprattutto istituzionale.

Ci sono le parole, i richiami, le buone intenzioni. E poi, immancabilmente emergono i fatti drammatici. La giornata mondiale del migrante e del rifugiato, celebrata il 15 gennaio 2017, non ha mutato le condizioni dei nuovi disperati, spesso ridotti in schiavitù, ma soprattutto dell’anello più debole della catena di sfruttamento degli esseri umani, quello dei bambini.

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