17.1.17

PROVINCE: POLTRONE E PRIVILEGI AI SOLITI NOTI





di Gianni Lannes

Cambiare tutto per non mutare nulla a spese dei passivi italidioti. Abolizione delle Province? La legge Delrio (numero 56 del 2014) che porta il nome dell’attuale ministro - lo stesso personaggio del partito democratico che in veste di sindaco ha fatto viaggi e gemellaggi in Calabria (Cutro e dintorni) in odore di ‘ndrangheta - fu concepita con la prospettiva delle ravvicinate modifiche costituzionali contenute nel referendum imposto da Matteo Renzi per conto terzi. Questa norma ha lasciato parecchie cose in sospeso, perché appunto dava per sicura la vittoria del sì al referendum del mese scorso.

Già i giudici del TAR Trieste avevano sollevato dubbi di legittimità costituzionale delle norme che prevedono l’elezione indiretta degli organi della Provincia, mediante un meccanismo elettivo di secondo grado. Secondo i giudici amministrativi triestini con le nuove regole sulla elezione indiretta, nessun soggetto «potrà far valere, né direttamente né indirettamente, un giudizio di responsabilità politica sulle modalità con cui gli organi citati esercitano le funzioni di rispettiva competenza (…) sfuggirebbe, con l’introduzione delle elezioni di secondo grado, il controllo democratico diretto delle popolazioni interessate sul governo delle funzioni provinciali e sull’utilizzo dei relativi tributi, non avendo i nuovi organi provinciali autonomia di spesa, in violazione dell’articolo 119 Costituzione, perché detti tributi propri sarebbero stabiliti ed applicati da organi eletti da rappresentanti di altri enti. Il taglio dei costi della politica si sarebbe potuto raggiungere rimodulando la rappresentanza e la stessa forma di governo provinciale, senza negare alla collettività provinciale il diritto di concorrere direttamente all’elezione degli organi rappresentativi». Ed analizzando nel dettaglio i riferimenti normativi in tema di province, notiamo che queste sono riferite in Costituzione insieme alla sovranità popolare, ovvero l’obbligo di eleggere direttamente da parte del popolo tali istituzioni. Ora, una legge ordinaria può cambiarne il metodo elettorale, ma eliminando il suffragio popolare sostituendolo con una elezione di secondo grado si deve procedere con una riforma della Costituzione, esattamente come era avvenuto attraverso il tentativo della riforma Renzi-Boschi, per quel che concerneva la riforma elettiva del Senato che avrebbe dovuto essere votato dai consiglieri regionali.
D’altro canto, la legge Delrio è ancora più incostituzionale laddove, per giustificare la propria costituzionalità, ci si affidava ad una “condizione giuridica” di approvazione di una futura riforma costituzionale che poi avrebbe comunque dovuto prevedere la futura abrogazione delle province.  

Adesso, non è escluso, come ha ipotizzato qualche giorno fa il giurista Ugo De Siervo, presidente emerito della Corte Costituzionale, che qualcuno possa chiedere una definitiva verifica sulla legittimità istituzionale della legge Delrio, visto che questo provvedimento palesemente anticostituzionale, ha introdotto innovazioni a modifica della Costituzione repubblicana. Dopo il pasticcio il rischio del caos amministrativo è dietro l’angolo. Ad approfittare della situazione, sono addirittura certi ras del piddì che hanno fatto propaganda per votare sì il 4 dicembre 2016.

Bordo, Riccardi & Campo

In provincia di Foggia il partito democratico vuole Angelo Riccardi alla vicepresidenza. Il sindaco di Manfredonia, secondo le regole del piddì dovrebbe dimettersi poiché sotto processo a Pescara per corruzione e peculato. Inoltre, il comune sipontino vanta, secondo i rilievi della Corte dei Conti, un mare milionario di debiti accumulati dall’amministrazione Riccardi. Invece, il segretario provinciale del partito, Raffaele Piemontese, nonché assessore regionale osa pretendere: «Siamo pronti a chiedere al presidente Francesco Miglio la vicepresidenza dell’amministrazione provinciale». Ieri alla conferenza del partito democratico erano presenti anche il consigliere regionale Campo e gli onorevoli Mongiello e Bordo. Dunque, tutto torna, come l'affaristica vicenda Energas/Kuwait Petroleum.
  

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