25.11.16

MIO FIGLIO TORTURATO CON L'ESPIANTO

  


di  Silvana Mondo*

Il reato di tortura definito con precisione dall'ONU ha una sua specifica fisionomia: deve consistere in una sofferenza “fisica” o “psichica” che distrugge la personalità della vittima, quando non la vita.

E' fuor di dubbio che di tortura si tratta quando la persona con lesione cerebrale per incidente o malattia viene sequestrata nella Rianimazione, posta sotto ventilazione non col fine unico di salvarla, ma per esami non autorizzati e dannosi, finalizzati agli accertamenti dei caratteri immuno-genetici per la compatibilità al trapianto. Di tortura si tratta nell'esecuzione successiva di test dannosi per la dichiarazione autoritaria di “morte cerebrale” dichiarata a cuore battente (test dell'apnea, angiografia cerebrale, ecc.). Ai genitori non è permesso di capire cosa sta succedendo, di stare vicino al proprio figlio, di trasmettergli amore ed energia. Poi i genitori frastornati vengono posti di fronte alla scelta crudele di donare gli organi o staccare la spina, comunque in entrambi i casi un'esecuzione di morte. Un omicidio di Stato. Infatti di omicidio si tratta quando sotto farmaci paralizzanti i chirurghi affondano il bisturi dall'ugola al pube per asportare organi pulsanti o, in alternativa, quando viene sospesa la ventilazione senza svezzamento.


A noi, genitori di Paolo, hanno estorto la firma con artificio negandoci la fondamentale informazione che l'espianto avviene a cuore battente. Al nostro Paolo 19enne, in gran fretta dichiarato illegalmente “morto cerebrale”, hanno espiantato a cuore battente prima le cornee poi, nel buio della cecità, il cuore, il fegato, i reni, in 7 lunghe ore di tortura, sotto farmaci paralizzanti per contrastare le contrazioni del suo corpo vivo. Possiamo immaginare il suo terrore nella possibile consapevolezza delle torture in atto, i suoi pensieri vissuti nella solitudine. Se questa non è tortura “fisica” e “psichica”, crudele e degradante, imposta dalle autorità sanitarie dello Stato, che cos'è? Ed è tortura “psichica” la nostra, di noi genitori, la mia di madre, che non potremo mai seppellire nell'oblio. La colpa di non avergli evitato il supplizio di una morte indegna, di non averlo saputo difendere dai redivivi Doktor Mengele.

La Proposta di legge per il reato di tortura ancora ferma all'esame del parlamento non può avere attuazione limitatamente alle carceri, Cie, commissariati, caserme. Va estesa ad altri luoghi di detenzione come psichiatrie, rianimazioni e luoghi di sperimentazione sanitaria, ovunque dove un inerme si trovi nelle mani del più forte. Devono cadere le impunità anche dei poteri sanitari che tutto possono nel chiuso degli ospedali ed Università. Come scrive Dacia Maraini la “tortura è l'officina del sadismo” e scavando nell'inconscio di questi nuovi Mengele si scopre che sotto sfondi ideologici (come il salvare le vite) “si nasconde il piacere sensuale di pascersi del dolore altrui”.
 *madre di Paolo
Consigliera Nazionale
Lega Nazionale Contro la Predazione
di Organi e la Morte a Cuore Battente
fonte:

Nessun commento:

Posta un commento

Gradita firma degli utenti.