23.11.16

L’INELETTO GOVERNO RENZI AFFONDA L’ADRIATICO

 Gargano (dicembre 2009): uno dei 7 capodogli uccisi grazie allo sfruttamento dell'Adriatico - foto Gianni Lannes - (tutti i diritti riservati)


di Gianni Lannes

E' un mare poco profondo che impiega un secolo per il ricambio delle sue acque superficiali. Ma non conta la natura, vale soltanto l'effimero pil. Bandiere blu? Macché, piuttosto vessilli neri e torbidi. Non bastavano le trivelle a tutto spiano e sprofondo che succhiano sui fondali il petrolio amaro a danno del fragile ecosistema marino, provocando terremoti e stragi di cetacei. Non era sufficiente la recente concessione alla straniera Spectrum per ricerche di idrocarburi, di ben 30 mila chilometri quadrati da Rimini a Santa Maria di Leuca.

Ben tre depositi costieri di gas a petrolio liquefatto, per niente stategici, saranno operativi nel 2017: Chioggia, Ortona e soprattutto Manfredonia. Nell'antica Daunia l’Energas, consociata della Kuwait Petroleum (a cui l’Italia vende armi) realizzerà un gigantesco complesso produttivo, ovvero uno stabilimento per il reimpianto, il travaso e lo stoccaggio di ben 300 mila tonnellate all’anno di gpl. Si tratta di follie diseconomiche, imposte dall'alto contro la volontà popolare, in palese violazione della Convenzione di Aarhus. Invece di tutelare la storia i mammasantissima del piddì telecomandati da interessi speculativi stranieri, si apprestano a far distruggere anche la geografia italica. Dal 1992, anno di assassinio dei magistrati Falcone e Borsellino nonché degli uomini a loro protezione, i fantocci al potere per conto terzi, fanno a gara per svendere sempre più la nostra patria. I ministeri dell'ambiente e dei beni culturali sembrano succursali periferiche delle multinazionali.

Quello in Puglia non è soltanto un  deposito, ma si configura come un’unità industriale a rischio di incidente rilevante, come stabilito dalla terza direttiva Seveso. La popolazione a Manfredonia (area a rischio sismico e idrogeologico), ancora non lo sa: il ministero del cosiddetto “sviluppo economico” a breve darà  il via libera per il complessivo produttivo, o meglio distruttivo della Daunia. Si attende l’esito del prossimo referendum anticostituzionale del 4 dicembre prossimo, per darne concreta attuazione, in base alla legge 4 aprile 2012, numero 35, anche se ancora oggi non c'è traccia agli atti ufficiali del progetto particolareggiato.

Tuttavia, l’Italia ha aderito nel 2015 al trattato internazionale di Parigi (Paris Agreement), entrato in vigore il 4 novembre 2016, e voluto dall’ONU, pertanto ha l’obbligo di ridurre del 38 per cento le emissioni di gas serra, come appunto il gpl, entro il 2030. D’altronde, proprio il gpl non è considerato strategico per l'economia, e a livello scientifico non è una risorsa ecologica.

Comunque, il ministro pro tempore dell’Ambiente, tale Galletti, ha recentemente sbottato: «La riforma del titolo V aiuterà l’ambiente a diventare motore di sviluppo economico». Il tono propagandistico non maschera totalmente gli effetti letali per i brandelli di democrazia in Italia, un belpaese privo di sovranità, uno Stato privo di diritto, una colonia a stelle e strisce dove l'inquilino del Quirinale, nominato da un Parlamento di abusivi (pronunciamento della Corte Costituzionale numero 1 del 2014, controfirmato dall'allora giudice Mattarella) si inchina all'organizzazione eversiva Trilateral di mister Rockefeller.

Se il 4 dicembre vincerà il cosiddetto “sì” imposto dall’ineletto Renzi, eversore dell’ordine costituzionale ed imputabile di alto tradimento, peraltro, in base al noto Ddl di riforma della Costituzione approvato definitivamente il 12 aprile 2016 e pubblicato in Gazzetta ufficiale, il settore “energia” torna di esclusiva competenza dello Stato tricolore. Regioni e comuni non contano più niente e di conseguenza la volontà dei cittadini (il "popolo sovrano"). Una dittatura non si riforma per definizione, ma si abbatte con il sapere e la pacifica nonviolenza. Su la testa!



riferimenti:

https://www.youtube.com/watch?v=osAOCzCZFM0 







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