25.11.16

L'ECONOMIST BOCCIA IL REFERENDUM ANTICOSTITUZIONALE DI RENZI

Dopo la sonora bocciatura della Ragioneria generale dello Stato (i risparmi di cassa renziani in caso di "si" alla riforma, sarebbero irrisori), ecco la rigorosa puntualizzazione di un prestigioso settimanale britannico: l'Italia ha bisogno di riforme, ma non di quelle in discussione ora. Sul dopo voto: "Le dimissioni di Renzi non sarebbero la catastrofe che molti in Europa temono". A schierarsi è l’Economist. “Perché l’Italia dovrebbe votare no al referendum”, è il titolo di un documentato articolo.
 
“L’Italia torni a occuparsi di riforme vere” - In sintesi, la tesi sostenuta dall’Economist è che non è quella costituzionale la riforma di cui l’Italia ha bisogno. Il premier Matteo Renzi, si legge sul nuovo numero del settimanale e anche sul sito, "ha sprecato quasi due anni ad armeggiare con la Costituzione. Prima l'Italia torna ad occuparsi delle riforme vere, meglio è per tutta l'Europa". E per l'Economist le riforme vere sono "quelle strutturali, dalla giustizia all'istruzione". La riforma costituzionale proposta da Renzi, continua l'editoriale, “non si occupa del principale problema dell'Italia: la riluttanza a fare le riforme”. Dimissioni Renzi “non sarebbero catastrofe” - Secondo il settimanale, Renzi ha sbagliato nel collegare “il futuro del governo al test sbagliato”. “Gli italiani – prosegue l’Economist – non avrebbero dovuto essere ricattati”. Il giornale dice la sua anche sul dopo voto. Le dimissioni di Renzi in caso di vittoria del No, spiega, “potrebbero non essere la catastrofe che tanti in Europa temono. L'Italia potrebbe mettere insieme un governo tecnico, come ha fatto tante volte in passato”. Sull’Euro aggiunge: “Se la sconfitta ad un referendum dovesse innescarne il crollo, allora vorrebbe dire che la moneta unica era così fragile che la sua distruzione era solo una questione di tempo". Pericolo “uomo forte al comando” - Il giornale analizza diversi aspetti della riforma. “Ogni eventuale beneficio – sostiene – è comunque secondario rispetto ai rischi. Sopra tutti, il pericolo che nel tentativo di fermare l'instabilità che ha dato all'Italia 65 governi dal 1945, si introduca la figura di un uomo forte al comando. E questo nel Paese che ha prodotto Benito Mussolini e Silvio Berlusconi ed è vulnerabile riguardo al populismo”. Bocciato anche il Senato non elettivo: “molti de suoi membri sarebbero consiglieri regionali e sindaci", ma “Regioni e Comuni” sono gli “strati di governo più corrotti" e ai nuovi senatori spetterebbe l’immunità. Tutto ciò, secondo l’Economist, potrebbe rendere il Senato “una calamita per la peggiore classe politica".

fonte:

http://www.economist.com/news/leaders/21710816-country-needs-far-reaching-reforms-just-not-ones-offer-why-italy-should-vote-no

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