30.11.16

INFERNO UMANO!





di Gianni Lannes

Invisibili eppure ad un soffio dai nostri occhi e dal cuore dell'umanità, mentre imperversa il cinismo e l'indifferenza. Senza luce, senza riscaldamento, senza servizi igienici, senza acqua corrente, senza solidarietà, senza compassione, senza amore. Un vasto accampamento di poverissime baracche cadenti flagellate dalla tramontana e accartocciate con poveri materiali di risulta, attorno ad una masseria diroccata. Grazie alla pioggia di ieri nella bidonville scorre un torrente di fango misto a rifiuti d’ogni genere, compresi brandelli di eternit. I bambini giocano comunque all’aria aperta anche se il freddo è pungente, attenuato in questi tuguri da rudimentali stufe singhiozzanti.



«Oggi vaccinazioni di massa al ghetto dei bulgari, tra Borgo Mezzanone e Tre Santi - titola La Gazzetta del Mezzogiorno - iniziativa promossa dall’Anolf Cisl e dall'onlus Solidaunia». Ecco il ghetto numero 55 in Puglia. Soltanto adesso c’è un autobotte d’acqua che definire "potabile" è un eufemismo, però esclusivamente dalle 10 alle 11; poi il miraggio svanisce. Chi c’è fa il pieno con recipienti di fortuna, gli altri schiavi al lavoro nei campi no. 8 ore di lavoro dall’alba al tramonto per 300 euro al mese.

«Questa è la vergogna della vergogna. In tanti ora sono via perché spaventati dalla presenza dei vigili urbani» sbotta la pediatra Laura Cusmai, tra un’iniezione e l’altra. «Questi ghetti sono metastasi» gli fa eco don Francesco Catalano, il direttore della Caritas di Foggia. «Fino a qualche anno fa stavo con la mia famiglia e i miei 6 figli in una casa qua vicino, ma poi è venuta una ruspa e hanno buttato giù tutto, così siamo scappati qua. I padroni sono tutti di Manfredonia» racconta tutto d’un fiato B.F., 53 anni. Questo signore soprannominato “baffo”, dice che il grosso arriverà dalla Bulgaria a fine anno, perché poi a febbraio inizierà la nuova stagione agricola. E’ facile intuirlo, perché la manodopera in zona è quasi gratis. Le istituzioni? E i sindacati? Non pervenuti.
 
Questo “eldorado” dello sfruttamento schiavistico, giace nel cuore della Daunia, in località Pesciola, ovvero nell’agro di Foggia. Qui una strada provinciale disseminata di voragini con il vago ricordo dell'asfalto di un tempo, larga due metri e mezzo, segna il confine con il territorio di Manfredonia. Ad un tiro di schioppo si staglia l’inceneritore di rifiuti cancerogeni dei Marcegaglia, realizzato con denaro pubblico del fallimentare contratto d’area voluto da Prodi, lasciato realizzare illegalmente dai sindaci Campo e Riccardi del piddì, nonché dal governatore Vendola. Sempre in loco, c’è una fabbrica di ecoballe mai entrata in funzione, un’altra regalia ai Marcegaglia & soci, finanziata dall’Unione europea con quasi 10 milioni di euro, anch’essa deliberata favorevolmente e con somma urgenza da Campo e peraltro dall’onorevole Bordo (in veste di consigliere comunale di maggioranza).

I volontari della Caritas parlano chiaro: «Le cisterne d’acqua e i bagni chimici non li vogliono mettere, così dicono in prefettura, perché costano troppo».
«Sull’immigrazione l’Europa di oggi rischia di scrivere una nuova pagina di disumanità» parola di Guido Raimondi, presidente della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, ricordando i respingimenti alle frontiere ed i muri eretti contro i migranti, praticati da numerosi Stati europei, come risposta ad una crisi umanitaria senza precedenti. Le cifre di questa ecatombe sono significative ma sottostimate (4.164 migranti morti nel Mediterraneo sino al 22 novembre scorso, almeno secondo il comunicato dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni). La strage nel Mediterraneo non si arresta mai e le violazioni quotidiane dei più elementari diritti umani riportano alla memoria, secondo il giurista Raimondi, gli orrori di 70 anni fa. Gran parte dei comportamenti degli Stati europei di fronte a queste emergenze, violano clamorosamente la Convenzione dei diritti dell’uomo. Le ragioni di questo drammatico smarrimento dell’Europa e dell’intero Occidente sono molteplici. Comunque, appare evidente la crisi della democrazia rappresentativa e dello stesso strumento del suffragio universale proprio nei Paesi che hanno elaborato e praticato questi strumenti di controllo dei poteri. Allora, bentornati nel terzo mondo dell'Europa.


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