14.9.16

SEQUESTRI DI STATO: BAMBINI STRAPPATI ALLE FAMIGLIE IN ITALIA

di Gianni Lannes

Ecco una barbarie tutta italiana, un dramma che le indegne autorità tricolore a vario titolo e infimo livello, mandano in onda un giorno sì e l'altro pure, nell'indifferenza generale. A farne le spese nella stragrande maggioranza dei casi, sono pargoli e fanciulli di famiglie indigenti, spesso strappati ai propri cari senza un valido motivo, collocati a vita in strutture istituzionali, previo riciclaggio e camuffamento degli orfanotrofi, al fine di garantire un giro d’affari truffaldino che vale oltre 2 miliardi di euro l’anno.


Nel belpaese esistono ancora tribunali per i minorenni istituiti dal regime fascista, mediante il regio decreto 1404 del 1934 e legge di conversione numero 835 del 1935, nonché servizi sociali assolutamente impuniti, che quotidianamente commettono abusi di potere sulla pelle di tanti genitori a danno dei bimbi.

L’articolo 20 della Convenzione di New York garantisce ai minorenni, privati temporaneamente o definitivamente del loro ambiente familiare, protezione e aiuti da parte dello Stato; nonostante ciò, ad oggi in Italia sono più di 30 mila i bambini abbandonati a se stessi, secondo i dati forniti dall'associazione Ai.Bi. Amici dei Bambini. Il monitoraggio svolto dal Centro nazionale di documentazione e analisi sull'infanzia e l'adolescenza datato marzo 2011 rileva ben 11.909 bambini e adolescenti privi di una famiglia ed accolti in servizi residenziali, mentre 14.186 si trovano in affidamento familiare. In realtà, non è mai stato reso noto il numero di minori in affidamento ai servizi sociali. I numeri, tuttavia, sono approssimati per difetto poiché il flusso è ancora più ampio, se calcoliamo le entrate e le uscite, sono circa 40 mila i minori prigionieri delle istituzioni.

Negli ultimi anni si è inoltre registrato un drammatico calo del fenomeno delle adozioni nazionali nella misura del 33 per cento dal 2007 al 2011 e di circa un quarto per le adozioni internazionali, per ragioni di certo non imputabili unicamente alla crisi economica, ma anche ai costi, ai tempi ed alle difficoltà della procedura. Nessun istituto può sostituire per il minorenne l'ambiente familiare, fondamentale per il suo corretto sviluppo psico-fisico. I bambini privi di una famiglia rischiano di ricevere cure inadeguate, di essere discriminati, sfruttati ed abusati.

La legge 28 marzo 2001 numero 149, perseguendo la finalità di garantire alla persona di età minore il diritto ad una famiglia, prevedeva all'articolo 40 l'istituzione presso il Ministero della giustizia di una banca dati, fruibile da tutti i tribunali per i minorenni e aggiornata trimestralmente, relativa ai minori dichiarati adottabili, nonché ai coniugi aspiranti all'adozione, con indicazione di ogni informazione atta a garantire il miglior esito del procedimento ed agevolare dunque l'incontro fra bambini adottabili e famiglie disponibili.

Decorsi oltre dieci anni dall'entrata in vigore (di tale legge e solo a seguito della sentenza di condanna pronunciata del TAR del Lazio n. 8231/2012  il 10 ottobre 2012, il Ministero della giustizia con decreto dirigenziale del 15 febbraio 2013 ha formalmente attivato detta banca dati relativa ai minori dichiarati adottabili, nonché ai coniugi aspiranti all'adozione; i dati registrati sono stati resi noti all'associazione Ai.Bi. a seguito di espressa richiesta al dipartimento per la giustizia minorile, rilevando al giugno 2013,  1.491 minori adottabili, cifra oggettivamente inaccettabile, in quanto il Ministero indicava alla stessa data ben 11.927 coppie disponibili all'adozione. Stante la previsione dell'articolo 40, comma 2 della legge numero 149 del 2001, il quale prevede che la banca dati «deve essere periodicamente aggiornata con cadenza trimestrale», l'associazione Ai.Bi. nonché il Gruppo CRC, di cui fanno parte circa 80 associazioni italiane impegnate nella difesa dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, procedevano, a distanza di 15 mesi, ad una ulteriore richiesta scritta al ministero circa la comunicazione dei dati aggiornati, non ottenendo riscontro alcuno. E’ evidente come il corretto funzionamento della banca dati, il suo costante aggiornamento, l'efficace fruizione da parte dei tribunali per i minorenni e dalle associazione di settore nonché la pubblicazione dei dati raccolti, garantendo la protezione di quelli sensibili, possa rendere concreto l'incontro fra minori adottabili e coppie disponibili, consentendo a quasi 1.500 bambini di avere, in tempi rapidi, una famiglia; circa lo stato attuale del funzionamento della citata banca dati, si rileva infine preoccupazione in merito a quanto indicato nella Relazione del Ministro della giustizia e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali sullo stato di attuazione della legge numero 149 del 2001 trasmessa alla Camera dei deputati lo scorso 16 dicembre 2013. Più precisamente è determinante conoscere se l'utilizzo da parte dei tribunali per i minorenni di sistemi informativi diversi (SIGMA in 11 tribunali e SICAM nei restanti), renda comunque possibile lo scambio di dati ed informazioni fra detti tribunali.

Attualmente qual è il numero esatto dei minorenni italiani adottabili e non ancora adottati, nonché dei coniugi aspiranti all'adozione? La banca dati prevista dalla legge 28 marzo 2001 numero 149, ad oggi, è realmente attiva ed in grado di far accedere tutti i tribunali per i minorenni ai dati in essa contenuti?
Secondo il documento «Linee guida per la regolazione dei processi di sostegno e allontanamento del minore», redatto dal Consiglio nazionale degli assistenti sociali nel 2010, il ricorso all'articolo 403 del codice civile deve avvenire solo quando sia esclusa la possibilità di altre soluzioni e sia accertata la condizione di assoluta urgenza e di grave rischio per il minore, che richieda un intervento immediato di protezione e nella relazione indirizzata alla procura minorile o al tribunale per i minorenni debbano essere esposti in maniera distinta gli elementi descrittivi da quelli valutativi e siano indicati gli interventi che sono stati posti in essere, ove possibile, per evitare l'allontanamento.
Esponendo cronologicamente i fatti giudiziari di un caso emblematico di una bambina allontanata dalla propria famiglia, è evidente il vuoto normativo relativo all'applicazione del predetto articolo 403 del codice civile e l'eccessivo potere di deroga introdotto con l'articolo 2, comma 3, della legge numero 184 del 1993.

Dunque, in ottemperanza all'articolo 403, in data 19 marzo 2012, i carabinieri della stazione del comune di Marcellina hanno accompagnato l'assistente sociale, dottoressa Rossi Rita al fine di verificare le condizioni di vita e ambientali di una minore, nata a novembre del 2003, la quale non risultava a tale data iscritta a scuola. Nella comunicazione del 20 marzo 2012 redatta dalla suddetta dottoressa Rossi, recante oggetto «comunicazione rif. Fascicolo n. 721/2012», Prot. 1982/2012» indirizzata alla procura della Repubblica e posta alla cortese attenzione del dottor Paolella Carlo, viene resocontato l'esito della visita effettuata il giorno precedente: «Accompagnata quindi dai carabinieri della Stazione del Comune di Marcellina il Servizio sociale ha potuto riscontrare che la bambina vive in (indirizzo) ma con certezza il proprietario dell'appartamento che abita sopra riferiva che il padre della bambina era al lavoro che la mamma e la minore erano in casa. La donna però non ha aperto la porta né ai carabinieri e né alla scrivente. I vicini di casa riferiscono che la bambina esce con difficoltà dall'abitazione perché sostengono che la signora ha paura che possono portargliela via che possa essere rapita che le possa succedere qualche cosa che la donna ha paura di ogni piccolo insetto o animale quindi non apre mai le imposte dell'abitazione e quindi la bambina vive maggiormente all'interno della propria abitazione si presume al buio».

In data 18 aprile 2012 uno dei vicini di casa della famiglia, venuto a conoscenza di quanto riportato dall’assistente sociale Rossi Rita nella comunicazione del 20 marzo, con propria dichiarazione autografa ha affermato che né lui né la moglie hanno mai detto alla dottoressa Rossi quanto affermato nella relazione del 20 marzo 2012; della stazione del Comando dei carabinieri di Castel Madama in Vicovaro del 30 dicembre 2011 e della sopracitata comunicazione, chiese al presidente del tribunale l'apertura di un procedimento a tutela dei minori con verifica della potestà genitoriale di entrambi i genitori, e l'adozione di provvedimenti urgenti.

Il 27 marzo 2012 venne stilata dalla Rossi Rita la «Relazione di aggiornamento Fascicolo n. 721/2012», prot. 2163/12, in cui si attesta che in data 20 marzo 2012 della stessa si recò nuovamente presso l'abitazione della minore con i carabinieri del Comando di Marcellina, rilevando che la madre della minore dichiarava di non essere stata in casa il giorno prima poiché era andata a Roma e ha raccolto la volontà della madre della minore di rendersi disponibile a recarsi subito a scuola al fine di iscrivere la figlia. Al termine della visita effettuata insieme ai carabinieri nella relazione risulta che, tornata in ufficio, la dottoressa Rossi era stata contattata dalla procura dei minorenni alla quale ha ribadito che era dovere del servizio sociale prelevare la bambina dalla propria abitazione per evitare che potessero di nuovo cambiare domicilio e non essere rintracciati e, in seguito a tale telefonata la dottoressa Rossi si era recata nuovamente presso l'abitazione della minore accompagnata da due vigilesse e ha proceduto, applicando l'articolo 403 del codice civile, all'allontanamento della stessa.

Il 30 marzo 2012, presso il tribunale per i minorenni di Roma, il collegio composto da Carmela Cavallo (presidente), Angela Rivellese (giudice), Sabrina Avakian (giudice onorario) e Aurelio Proietti (giudice onorario), sulla base dei documenti sopra esposti, ha disposto la sospensione della potestà genitoriale di entrambi i genitori della minore, oltre all'immediato allontanamento della stessa e il suo collocamento in idonea struttura; è potenzialmente dannoso per il benessere dei minori che l'attuale procedura di allontanamento permetta di giungere a decisioni tanto gravi senza aver avviato adeguati interventi di sostegno alla famiglia, e soprattutto per cause imputabili a quelle che potrebbe rivelarsi per l'interrogante scarsa professionalità ed etica deontologica da parte di alcuni assistenti sociali che compilano relazioni in cui vengono riportate dichiarazioni non verificabili o per evitare un cambio di domicilio da parte di genitori sottoposti a verifica della potestà genitoriale.

Ecco un’altra tragica vicenda. Il giorno 15 marzo 2013 a Battipaglia, strappati alle cure materne, sono stati portati in una casa famiglia due fratellini, con il divieto per la madre di vedere i suoi figli (l'isolamento totale è durato ben 73 giorni). Nel decreto del tribunale per i minorenni di Salerno del 15 marzo 2013 tale estrema e forzata soluzione si giustificava con il fatto che le consulenti del tribunale avevano diagnosticato la «pas» (sindrome di alienazione parentale). Il difensore della signora Cipriani, madre dei due bambini, presentava istanza con la quale chiedeva il ritorno a casa dei due fratellini, dimostrando che la sindrome di alienazione parentale è una sindrome scientificamente inesistente. Il tribunale per i minorenni di Salerno, con decreto del 16 settembre 2013, respingeva detta istanza, accantonando, di fatto, la diagnosi di sindrome di alienazione parentale, ma giustificando il permanere dei fratellini presso la comunità (vedono la madre una volta la settimana per due ore con incontri protetti ed è stato loro vietato di frequentare amici, parenti e vecchi compagni di scuola), sul presupposto di una generica inadeguatezza delle capacità genitoriali e dell'esercizio del diritto alla bigenitorialità. La difesa Cipriani presentava reclamo presso la corte d'appello di Salerno, sostenendo che la diagnosi di sindrome di alienazione parentale era sbagliata e che nella consulenza tecnica d'ufficio e, di conseguenza, nei decreti del tribunale per i minorenni erano stati rimossi gli indicatori di trauma (sintomi da stress post traumatico) e di abuso sessuale (ipersessualizzazione), in un primo tempo, invece, rilevati (i fratellini hanno dichiarato di avere subito abusi sessuali dal padre); la corte d'appello di Salerno respingeva il reclamo della difesa Cipriani, scrivendo che l'allontanamento dei minori (una volta caduta l'ipotesi della sindrome di alienazione parentale) si reggeva sulla personalità labile e precaria della signora Cipriani, sul non positivo giudizio sulle capacità genitoriali della stessa e sull'esistenza di una sindrome di obesità di cui avrebbero sofferto i due figli della signora Cipriani. Nei provvedimenti del tribunale per i minorenni e della corte d'appello non vi è traccia alcuna di una valutazione o risposta alle argomentazioni della difesa Cipriani in tal senso; non è accettabile che dei minori vengano drammaticamente e per un periodo di tempo lungo e indefinito tolti alle cure familiari sulla scorta di valutazioni psicologiche vaghe, generiche e prive di alcuna rilevanza psichiatrica e pediatrica (sindrome di obesità, personalità labile e precaria, carenze sulla genitorialità); i fratellini sono in casa famiglia e chiedono incessantemente di tornare a vivere con la loro madre.

Non è tollerabile per una nazione civile, che ha firmato la Convenzione di New York sui diritti dei fanciulli, che dei minori vengano strappati alle cure familiari senza motivazioni serie, ma con la superficialità riscontrata in questo caso. E’ necessario, in questo caso specifico come in innumerevoli altri, acquisire comunque direttamente e in maniera indipendente informazioni sullo stato di salute e psicologico dei minori, sui loro bisogni, sui traumi causati dalle drammatiche modalità di allontanamento e sull'isolamento dalla figura materna, anche per valutare il rischio che i minori corrono nella permanenza presso la casa famiglia. 

Infine, un caso di cronaca. Il giorno 23 marzo 2016, a Marino, nella provincia di Roma, i carabinieri del Nucleo operativo di Castel Gandolfo diretti dal capitano Alessandro Iacovelli, congiuntamente al personale dell'asl Rm6 e dei servizi sociali di Marino, ispezionava la casa famiglia «La Cascina», ospitata in un villino di via del Papa tra Marino e Castel Gandolfo, ove all'interno erano ospitati sette minori di diverse nazionalità tra i 15 e 17 anni; il sopralluogo, avvenuto poiché dalla struttura era fuggito un minore, ha fatto scoprire scene terribili. La casa famiglia, gestita da una cooperativa onlus, a detta della stampa e degli investigatori, era stata trasformata in una sorta di lager, con pessime condizioni igienico-sanitarie; i minori ospitati nella struttura sita in Marino provenivano da Paesi in guerra, e vi erano stati inviati dai servizi sociali di Roma Capitale. Questa casa famiglia riceveva dal comune di Roma circa 70 euro al giorno per minore, per una cifra complessiva mensile pari a 20 mila euro. Il denaro sarebbe dovuto servire a mantenere gli ospiti in condizioni adeguate ai loro bisogni, invece gli stessi erano costretti a dormire per terra senza coperte e in stanze prive di riparo, poiché senza vetri alle finestre. Nelle strutture erano presenti bagni in pessime condizioni igienico-sanitarie e dispensa per le derrate alimentari fornita solo del minimo indispensabile per la sopravvivenza; i carabinieri hanno quindi provveduto a sequestrare la struttura e denunciare la responsabile della struttura, oltre a tre educatori, con l'accusa di abbandono di minori e di persone incapaci. 

Della serie chi l'ha mai visto?Il penultimo garante per l'infanzia, Vincenzo Spadafora (ex dirigente Unicef) ha dichiarato pubblicamente che le case-famiglia sono 3.192, prima di arrampicarsi sulla poltrona dei 5 stelle targata Di Maio.

Alla prova dei fatti Orlando è forse un ministro di grazia e giustizia  inadempiente, addirittura latitante nella risposta agli atti parlamentari scottanti, e sovente indifferente ai drammi umani? Di sicuro è ineletto come Renzi.
 
Grazie anche al documentato e autorevole sostegno dell'avvocato Catia Pichierri e alla sollecitazione di Gabriele Bartolucci, ho deciso di integrare il capitolo Sequestri di Stato, del mio prossimo libro di inchiesta di imminente pubblicazione, ossia L'ultimo tabù, con un'inchiesta approfondita sul gravissimo fenomeno, ignoto all'opinione pubblica.


riferimenti:

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2014/08/italia-migliaia-di-bambini-rapiti-dalla.html 

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=minori 

http://www.vita.it/it/article/2016/04/29/la-svolta-cinque-stelle-dellex-garante-spadafora/139198/ 

http://www.unicef.it/Allegati/SPADAFORA%20BIO.pdf 

http://www.camera.it/parlam/leggi/01149l.htm 

http://www.scienzemedicolegali.it/lecce/contenuto/legislazione/R.D.L.%201934%201404.htm 

http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=1956-08-16&atto.codiceRedazionale=056U0888&elenco30giorni=false 

http://www.unabasesicura.it/tutela-09-abbandono.html 

http://www.assistentisociali.org/minori/tribunale-per-i-minorenni-competenza-amministrativa.htm 

http://www.camera.it/_bicamerali/leg14/infanzia/leggi/legge184%20del%201983.htm 

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