12.9.16

DE VILHENA: UN’ALTRA NAVE SEQUESTRATA DAI FRANCESI!


 
La Notte, 23-24 novembre 1962

di Gianni Lannes

La Francia di nascosto si è appropriata della vetta italiana del Monte Bianco, eppure il governo Renzi tace inebetito dopo avere regalato sempre alla Francia fette di Mar Ligure nel 2015, con un accordo mai ratificato dal Parlamento italiano. Al contempo emerge dall’oblio del passato remoto, un’altra vicenda che ha sempre gli stessi protagonisti, o meglio i marinai italiani nel ruolo di vittime sacrificate dalla ragion di Stato. 




Un Paese alleato sulla carta, recidivo e impunito. La Hedia purtroppo non è l’unica imprigionata illegalmente dalla marina militare di Parigi, durante la guerra di indipendenza dell’Algeria. Nel 1959, addirittura nelle acque italiane della Sardegna, la Marine National aveva sequestrato i mercantili italiani Duizar e Aron partiti da Genova per il Nordafrica. A nulla erano valse le richieste di aiuto inoltrate allo stato maggiore della marina militare italiana a Roma. All’epoca il governicchio tricolore aveva lasciato fare. Quanto alla Hedia, il famigerato Amintore Fanfani aveva detto pubblicamente “Non si può fare una guerra per salvare 19 marinai italiani”.

La cronaca del quotidiano La Notte (edizione di Venezia) del 23-24 novembre 1962 riporta: «La vicenda della Hedia ha moltissime analogie con quella di cui è stata protagonista un’altra piccola nave da carico, anch’essa misteriosamente scomparsa nel Mediterraneo senza lasciar la minima traccia. Si tratta della “De Vilhena”, un cargo maltese, con equipaggio italiano, volatilizzatosi, è il caso di dirlo nelle acque di Capo Corso la notte tra il 2 e il 3 febbraio». Il giornale aggiungeva: «Ma se rievochiamo questo angoscioso episodio è per mettere in luce una importante dichiarazione del primo ufficiale della "De Vilhena” contenuta in una lettera spedita da Tunisi ai propri familiari, qualche tempo prima di imbarcarsi sulla nave che poi sarebbe scomparsa al largo di Capo Corso. L’ufficiale Carlo Loffredo, mentre viaggiava alla volta di Tunisi con un carico di cemento proveniente da Tripoli, era stato protagonista della avventura che così raccontava nella lettera: “Una nave da guerra francese ci ha fermato nelle acque tunisine credendoci contrabbandieri di armi, con i cannoni puntati contro lo scafo della nostra nave…"». 



L’interrogazione 17341 del 13 aprile 1961 è caduta nel vuoto, come del resto l’interrogazione sulla Hedia numero 4/10090 datata 31 luglio 2015. A tutt’oggi soltanto menzogne dal governicchio tricolore eterodiretto dall'estero. Sappia in ogni caso l’ineletto Renzi, che le stragi, non vanno mai in prescrizione, e che prima prima o poi ci sarà la resa dei conti anche per lui.


riferimenti:

Gianni Lannes, NE' VIVI NE' MORTI, LPE, Cosenza, 2016.


Nessun commento:

Posta un commento

Gradita firma degli utenti.