2.8.16

PUGLIA: LA REGIONE DEGLI SCHIAVI



 
il ghetto di Rignano

di Gianni Lannes

Non è il Sudafrica dell'apartheid di oscurata memoria, ma peggio. In tutto ammontano a 55 i ghetti nella regione levantina: 40 quelli più numerosi. Sono invece almeno 50 mila i lavoratori al nero nelle campagne pugliesi.  Il "gran ghetto" di Rignano Garganico, in provincia di Foggia, esiste da oltre dieci anni e copre un’area dove un tempo erano presenti alcune diroccate masserie, ormai abbandonate e costruzioni improvvisate in lamiera, cartone e assi di legno, sparse nel mezzo della campagna di Rignano Scalo, ai piedi del Gargano. Centinaia di baracche ammassate senza luce, acqua e gas, dove auto abbandonate sono adibite a cassonetti della spazzatura, a metà strada tra Foggia a San Severo. Proprio dove è stato appena eretto l’ennesimo inceneritore di rifiuti, ad un soffio da una centrale turbogas anch’essa inquinante. Rifiuti, escrementi, polvere e fango fanno da contorno alla quotidianità dei “residenti” esclusivamente stranieri a seconda delle stagioni. In loco migliaia di esseri umani degradati a schiavi, da anni e anni, vengono sfruttati impunemente dai caporali, grazie all’indifferenza generale soprattutto istituzionale.




Un incendio doloso nella notte del 15 febbraio scorso aveva distrutto gran parte delle baracche di cartone e legno. Un evento nel quale gli abitanti hanno perso quel poco che avevano: documenti, abbigliamento e viveri.

Quella del foggiano è da sempre una delle zone più colpite dal caporalato: basti pensare che oltre a quello di Rignano, in Capitanata,, ci sono il «Ghetto Ghana House» a Cerignola, il «Ghetto dei bulgari», nei pressi di Borgo Mezzanone, e l’insediamento presso la pista dell’ex aeroporto militare attiguo al Cara di Borgo Mezzanone. Altri ghetti minori insistono in gran parte del Tavoliere in aperta campagna, o nei pressi di città e paesi.

Qualche giorno fa nel ghetto di Rignano un ragazzo è stato assassinato. Ancora una volta le istituzioni hanno mandato in onda il  solito balletto di promesse, che evidenziano lo stridente contrasto tra la narrazione della realtà e la quotidianità vera. Ovunque e soprattutto in quelle campagne, zone franche di degrado, schiavitù, illegalità e umanità disperata che non può essere dimenticata.  

«Nel breve periodo» saranno attivate una serie di iniziative «per favorire il graduale e volontario allontanamento degli immigrati che in numero consistente e significativo si sono concentrati» nel ghetto di Rignano Garganico (Foggia) perché impegnati nella raccolta nei campi dei prodotti agricoli. Lo rende noto la prefettura di Foggia dopo la riunione - convocata dal prefetto Maria Tirone su richiesta del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano - del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica i cui lavori sono stati incentrati sull’omicidio di un cittadino malese avvenuto qualche giorno fa nel `ghetto´ nel corso di un litigio tra migranti. Alla riunione oltre al governatore pugliese hanno partecipato i vertici delle forze dell’ordine e della Asl. «Nel corso dell’incontro - si sottolinea nella nota - si è convenuto di proseguire nella collaborazione da tempo avviata tra la Regione e la Prefettura» e di giungere in tempi brevi all’allontanamento degli immigrati dalla baraccopoli. A questo scopo si terrà il prossimo 5 agosto un incontro presso la prefettura di Bari con la partecipazione dell’Autorità di gestione del Pon Legalità 2014-2029 in quota al ministero dell’Interno che mette a disposizione delle Regioni risorse finanziarie per il contrasto al caporalato e allo sfruttamento lavorativo in agricoltura e l’uscita dai ghetti.

Il 24 giugno scorso il consigliere regionale  Giannicola De Leonardis aveva dichiarato: «Moduli container al posto di baracche nell’enorme bidonville sorta nelle campagne a quindici chilometri da Foggia e a cinque da San Severo rappresentano senz’altro un passo avanti sul piano igienico e sanitario, ma non offrono alcuna soluzione all’emergenza dettata dal massiccio arrivo di immigrati in coincidenza con la stagione delle raccolte, alla gestione dei flussi da parte della criminalità organizzata, al radicamento e al controllo esercitato dal fenomeno del caporalato, all’illegalità come regola e non eccezione. Negli scorsi anni erano state investite ingenti risorse pubbliche negli ‘alberghi diffusi’ sul territorio, un’esperienza che avrebbe dovuto chiudere per sempre le terribili esperienze dei Ghetti e delle aggregazioni improvvisate sorte a macchia di leopardo,  che si è rivelata fallimentare proprio perché la grandissima parte degli immigrati ha preferito rimanere in clandestinità e nell’illegalità, per scelta obbligata o consapevole. E i nuovi moduli abitativi che verranno acquistati - e che dovrebbero comunque arrivare in pieno agosto, con grave ritardo - alimentano analoghe perplessità, in mancanza di adeguati controlli e nell’incertezza e confusione ancora regnante intorno a strategie, programmazioni e indirizzi. Per questo auspico un confronto e un dibattito in Consiglio regionale con il Presidente Emiliano e l’esecutivo, per conoscere, alla luce delle contraddizioni, degli annunci e controannunci, dei proclami di chiusure e sgomberi puntualmente e sistematicamente disattesi nel passato recente e remoto, che modello di accoglienza di lavoratori immigrati la Regione Puglia intende promuovere e soprattutto tradurre in realtà».

I veri schiavisti in Puglia sono ben noti alle autorità nazionali e regionali, ma godono dell’immunità. Gli schiavi bianchi e neri servono a mantenere l’agricoltura italiana, anzi il made in Italy. La criminalità organizzata dei colletti bianchi, ossequia e ringrazia lo Stato tricolore per tanta grazia.

riferimenti:

http://cerca.unita.it/ARCHIVE/xml/10000/7423.xml?key=Gianni+Lannes&first=31&orderby=1&f=fir 

http://cerca.unita.it/ARCHIVE/xml/200000/199189.xml?key=Gianni+Lannes&first=11&orderby=1&f=fir 

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2016/08/schiavi-nei-campi-per-grazia-ricevuta.html 

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