16.8.16

IL PARTITO DEMOCRATICO CENSURA LA RETE ITALIANA




di Gianni Lannes

Mettere a tacere chi osa dire la verità. La repressione istituzionale è un segnale di macroscopica debolezza politica di chi sgoverna senza diritto, a danno del popolo italiano. Fino a 6 anni di prigione per reprimere la libertà di espressione nel belpaese. Lo Stato totalitario dei governanti ineletti e degli onorevoli abusivi (sentenza corte costituzionale 1/2014), getta infine la maschera. Fanno finta di occuparsi di bambini e invece censurano gli adulti che osano avanzare critiche. «Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo» è il semplice pretesto che ha consentito ai relatori del piddì, Micaela Campana e Paolo Beni, e alla Commissione riunite Giustizia e Affari sociali, di licenziare una norma che uccide la libertà d’espressione, peraltro già gravemente sanzionata dalle norme penali sulla diffamazione, risalenti all’epoca fascista. Micaela Campana non era forse quella che chiamava Buzzi "gran capo" al telefono? Ovviamente, tace la casta dei giornalisti venduti al miglior offerente.

Presto sarà legge dello Stato tricolore. Dunque, si rischiano sei anni di carcere per i cittadini, i blogger e le testate che pubblichino anche una sola informazione in grado di violare i dati personali o di ledere l’onore e la reputazione di qualsiasi soggetto, con confisca del telefono, del computer e rimozione del contenuto obbligatoria. È questa la poco nota novità della proposta di legge C 3139 (prima firmataria la senatrice Elena Ferrara, ma l'elenco dei cofirmatari è nutrito), che, con l’accordo di quasi tutte le forze partitiche, ad eccezione di alcuni parlamentari, verrà votata dalla Camera a partire dal 12 settembre prossimo, se non scatterà un’improbabile rivolta in questo paese di lobotomizzati. Controllano i mass media (tv, radio e carta stampata) ma non ancora la rete. Sveglia: la ricreazione è terminata. Una farsa non può trasformarsi in tragedia. Le dittature, per definizione non si riformano, bensì si abbattono.


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