7.7.16

SEGRETI DI STATO. E RENZI?



di Gianni Lannes


Il 20 aprile 2014 dopo 58 giorni dal suo insediamento, dalle pagine del quotidiano La Repubblica, il primo ministro pro tempore Matteo Renzi annunciò in pompa magna: «Abbiamo deciso di desecretare gli atti delle principali vicende che hanno colpito il nostro Paese e trasferirli all’Archivio di Stato».

Più di due anni fa, dunque, Renzi aveva annunciato addirittura «la desecretazione dei documenti di alcune delle vicende più drammatiche della storia d'Italia come le stragi di Piazza Fontana, dell'Italicus e di Bologna.

Ora, in punta di diritto, la desecretazione presuppone che esista un segreto di Stato che viene tolto. Sulle stragi, sul terrorismo, per legge non è possibile apporre il segreto di Stato.

Renzi ha ingannato il popolo italiano? A tutt’oggi, dopo 38 anni, ben 12.500 documenti sul caso Moro risultano ancora inaccessibili ai comuni mortali.

Il 13 aprile 2008 la medesima promessa non mantenuta era stata fatta da Prodi, sempre sulle pagine dell’ospitale Repubblica:


«Dopo 30 anni via il segreto di Stato. Niente più omissis sul caso Moro».

Ben altra cosa è invece la declassificazione: il materiale risponde ai livelli di segretezza con i quali si trattano i documenti che rivestono un ambito di riservatezza. I livelli nel nostro Paese sono definiti dalla legge numero124 del 3 agosto 2007, e sono: «riservato», «riservatissimo», «segreto» e «segretissimo». Si va dal più tenue («riservato») al più elevato («segretissimo»). Nel momento in cui si stabilisce la declassificazione, gli atti diventano pubblici.  

La direttiva del presidente del consiglio dei ministri 22 aprile 2014, (“declassifica per il versamento straordinario di documenti all'Archivio centrale dello Stato” - GU Serie Generale n.100 del 2-5-2014) non ha desecretato un bel niente. Gli atti in questione sono quelli relativi alle stragi: Piazza Fontana a Milano (1969), Gioia  Tauro  (1970),  Peteano (1972), la Questura di Milano (1973), Piazza  della  Loggia  a Brescia  (1974), l’Italicus  (1974: primo tentativo di eliminare Moro), Ustica  (1980),  la stazione di Bologna (1980), e il Rapido 904 (1984). 

Senza contare gli archivi del Viminale, dell’Arma dei Carabinieri (questi ultimi due non pervenuti in quanto a trasparenza), e della Guardia di Finanza, che hanno apposto od opposto il segreto o ritenuto opportuno classificare, impedendo in tal modo il controllo civile e democratico. Per la cronaca: la benemerita detiene, in palese violazione della Costriziuone, più di 70 milioni di fascicoli sulla popolazione italiana, in gran parte schedata.



riferimenti:





http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2015/03/aldo-moro-12500-atti-occulta ti-dal.html

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=segreto 

http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/politica/segreto-stato-abolito/segreto-stato-abolito/segreto-stato-abolito.html 

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