12.7.16

IL FUTURO DI UNA VOLTA...


il simbolo della rigenerazione - foto Gilan


di Gianni Lannes


Dicono che una volta il cielo era azzurro, ma la televisione si vedeva in bianco e nero, mentre tanti ascoltavano la radio.

Dicono che una volta la musica usciva da una spirale scolpita nel vinile e i dischi avevano un buco in mezzo.


Dicono che una volta il silenzio era una magia di note che avvolgeva esseri viventi, paesi e città.


Dicono che una volta le mele avevano il sapore di mele naturali, insomma sapevano di mela inconfondibilmente e così intensamente che per non ubriacarsi di mela bisognava assaporarle con la buccia.


Dicono che una volta al tempo in cui dentro i flipper correva una biglia d’acciaio, si viveva meglio, molto meglio di adesso, che dicono di avere tutto ma non hanno niente.


Dicono che una volta si partiva dal sud per cercare lavoro al nord, mentre dal nord si andava al sud solo per vacanze. Ma spesso le persone si incontravano proprio al centro.


Dicono che una volta si cadeva ma poi l’importante era rialzarsi per volare.

Dicono che una volta la radice della meraviglia era lo stupore dei bambini.

Dicono che una volta fanciulli e ragazzine giocavano per strada avendo o poco o niente, in compenso divertendosi un mondo.

Dicono che una volta i giovani coltivavano sogni e nutrivano ideali.

Dicono che una volta in riva al mare si costruivano castelli di sabbia e i fanciulli giocavano con gli aquiloni.


Dicono che una volta l’amore era così universale che non si lasciava comprare o consumare dal denaro.


Dicono che una volta i colori dell’arcobaleno cancellavano il più avvilente e desolante degrado.

Dicono che una volta c'era la capacità di raccontare la realtà del presente e criticare il potere.

Dicono che una volta non regnava il conformismo e la tecnocrazia.

Dicono che una volta non esistevano gli smartphone e i telefonini di ultima generazione. 

Dicono che una volta la vita era densa di sapori e il mare aveva mille odori inconfondibili.

Dicono che una volta gli esseri umani si prendevano per mano, si guardavano negli occhi e comunicavano a tutto tondo.

Dicono che una volta non c'erano computer, automi e cavie ma solo essere umani non addomesticati e amicizia a profusione.

Dicono che una volta la parola data e una stretta di mano valeva più di un contratto notarile.

Dicono che una volta c'era il buon tempo antico senza orologi elettronici, muri e confini insormontabili.

Dicono che una volta c'era madre natura che di nome faceva Gaia e risplendeva di candida bellezza.


Dicono che una volta l’emozione più grande era quella della libertà. Ora, infine, dicono che non c'è più il futuro di una volta.



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