6.7.16

GLI AFFARI SUI MIGRANTI DEI COMPARI DEL MINISTRO ALFANO

di Gianni Lannes

Nel 2014 è stato riaperto il centro di detenzione per migranti di Lampedusa. A dirigerlo, indovinate un po’, avevano indicato il suocero del fratello di Alfano. Che singolare fortuna nella cerchia di famiglia.

Più precisamente, la nuova gestione è quella della Confederazione nazionale delle Misericordie che si è aggiudicata l’appalto in seguito a una procedura negoziata della Prefettura di Agrigento. A dirigerlo era stato nominato Lorenzo Montana. A proposito di parentele ingombranti: la figlia del direttore Montana è sposata con Alessandro Alfano (il raccomandato alle Poste), fratello del ministro dell’Interno Angelino. Ha sbottato Montana prima di fare un passo indietro: “Io ho rapporti con il prefetto Morcone e col mio prefetto che è il dottor Diomede”. Nicola Diomede (già funzionario della prefettura di Agrigento), dirige invece la Prefettura di Agrigento, ed è stato nominato nel dicembre 2013 proprio dal ministro Alfano. Attenzione: non è tutto.

E nel 2014, il neo prefetto Nicola Diomede, che combina? Affida direttamente, senza gara ad evidenza pubblica, il centro di identificazione ed espulsione di Lampedusa che può accogliere un massimo di 300 migranti, ma che assai spesso arriva ad ammassarne più di mille. La struttura è del Ministero degli Interni, però è gestita dalla Confraternita delle Misericordie di Firenze. Per ogni profugo l’ente riceve 32,90 euro al giorno, con i quali deve garantire i beni di prima necessità.  

Vi dice niente il nome di Giuseppe Castiglione, già sottosegretario alle Politiche agricole? Dal 2015 risulta tra i sei indagati per turbativa d’asta. La procura di Catania gli contesta l'appalto per la gestione del Cara di Mineo e, più in generale, la gestione dell'accoglienza dei tanti migranti che approdano in Sicilia. La notizia trova riscontro nel decreto di perquisizione eseguito dai carabinieri  negli uffici comunali di Mineo, compresa l’acquisizione di tutti gli apparecchi informatici e i supporti digitali negli uffici in uso diretto e indiretto del sindaco. Nel decreto di sette pagine, emesso dal procuratore Giovanni Salvi e dai sostituti Raffaella Agata Vinciguerra e Marco, ci sono i nomi dei sei indagati: Giuseppe Castiglione, che è anche deputato nazionale e coordinatore del Ncd in Sicilia "nella qualità di soggetto attuatore per la gestione del Cara di Mineo", Giovanni Ferrera "nella qualità di direttore generale del Consorzio tra Comuni, Calatino Terra di Accoglienza", Paolo Ragusa "nella qualità di presidente della Cooperativa Sol. Calatino", Luca Odevaine" nella qualità di consulente del presidente del Consorzio dei Comuni" e i sindaci di Mineo e Vizzini, Anna Aloisi e Marco Aurelio Sinatra. Nel decreto la procura di Catania ipotizza che gli indagati "turbavano le gare di appalto per l’affidamento della gestione del Cara di Mineo del 2011, prorogavano reiteratamente l’affidamento e prevedevano gara idonee a condizionare la scelta del contraente con riferimento alla gara di appalto 2014".

Sarà sempre e solo un caso, ma secondo i rapporti mensili del ministero delle politiche sociali, i minori non accompagnati spariscono maggiormente nei cosiddetti “centri di accoglienza” in Sicilia.

(rapporto aggiornato al 31 maggio 2016)

Altra singolare coincidenza: il ministro pro tempore dell’interno, Alfano, non risponde a numerosi atti parlamentari, relativi alla sparizione di bambini e adolescenti, nonché alla violenza pedopornografica. Infine, la commissione europea accusa il governo italiano di non aver identificato ben 63 mila migranti nel 2015, tra cui numerosi minori, e di aver lucrato 2 miliardi di euro sulla pelle dei profughi. E’ abbastanza per intimare ad Alfano di lasciare la poltrona al Viminale seduta stante. Ministro pro tempore Alfano in quale buco nero sono andati a finire i 5.241 minori spariti nei primi 5 mesi del 2016? E quei 12.500 piccoli esseri umani svaniti nel 2015, definiti istituzionalmente "irreperibili"?





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