1.6.16

PEDOFILIA MAFIOSA AL FORTETO: ROSY BINDI ALL'ANTIMAFIA E' IMPRESENTABILE?

  
 

di Gianni Lannes

Nel 2013 Rosy Bindi è stata eletta presidente della cosiddetta Commissione parlamentare antimafia. L’onorevole Bindi, oltre a non avere alcuna particolare credenziale o qualifica speciale per ricoprire tale incarico istituzionale, dopo 3 anni deve ancora spiegare a cittadine e cittadini italiani, la sua posizione rispetto allo stupratoio minorile “Il Forteto”. Di che si tratta? Di frequentazione di un ambiente notoriamente pedomafioso, classificato nella cronaca nera già dal 1985. L’esponente del partito democratico avrebbe intrattenuto rapporti e frequentato la comunità di promozione omosessuale e sevizie di ogni genere contro numerosi minori, anche dopo che i padroni del Forteto erano stati condannati per indicibili atti di pedofilia e violenza contro i bambini già nel 1985.

In quali rapporti erano Rosy Bindi, Gianni Romoli e il “profeta” Rodolfo Fiesoli, fondatore dello stupratoio? Tuttora non è dato saperlo. Anche Rosy Bindi e Massimo D’Alema sono tra i testimoni richiesti dalla difesa nel processo a Firenze, concluso con pesanti condanne nel 2015, sui maltrattamenti che sono stati inflitti agli ospiti della comunità "Il Forteto" di Vicchio, tra cui minori in affidamento con il consenso dei tribunali e il sostegno di enti pubblici.  


Dei legami tra la comunità e i politicanti si è occupata anche la prima commissione d’inchiesta del Consiglio regionale della Toscana, istituita per valutare la vicenda del Forteto e le testimonianze raccolte dalla commissione raccontano di numerosi politicanti che «a vario titolo e con differenti modalità passano al Forteto come Piero Fassino, Vittoria Franco, Susanna Camusso, Rosi Bindi, Livia Turco, Antonio Di Pietro, Tina Anselmi, Claudio Martini, Riccardo Nencini». Attualmente è in fase di realizzazione una seconda relazione, di imminente pubblicazione.


La presenza della Bindi è testimoniata da una delle vittime del Forteto (verbale 6 dell’11 luglio 2012, pagina 36), P.Z., che dichiara:

«Bruno (l’ex parlamentare comunista Eduardo Bruno, ndr) era quello che manteneva i collegamenti tra il Forteto e la politica soprattutto a livello nazionale, cioè la Bindi, la Turco, Fassino… è stato Bruno a creare tutti questi legami».
Niente male per una moralista di punta della sinistra tricolore. Alla luce di tali fatti, fin quando non sarà chiarita nelle sedi opportune la sua posizione in merito a questa vicenda l’onorevole Rosy Bindi - a mio parere - è la persona meno adatta a ricoprire il ruolo di presidente dell’Antimafia. Per cui è si rende necessario quantomeno un chiarimento, rispetto alla sua vicinanza alla pedomafia del “Forteto”, per decenni sorretta e protetta da istituzioni corrotte e conniventi, ambienti paramassonici e magistrati con tanto di grembiulino, e quindi un allontamanto dall'incarico istituzionale.

La Bindi nega a chiacchiere ogni rapporto con la comunità del Mugello: «Non so dove sia la comunità Il Forteto, non l’ho mai visitata e non ho mai avuto rapporti. E’ del tutto arbitrario accostare il mio nome e la mia foto alle vicende di questa comunità. Non so come mai il mio nome compare della relazione finale della Commissione d’inchiesta della Regione Toscana, ma sono intenzionata a capirlo per evitare strumentalizzazioni sulla mia persona». Nessuno condanna preventivamente la Bindi. Ma si dimetta immediatamente dalla presidenza della Commissione antimafia e chiarisca il suo ruolo in questa oscura vicenda. L'etica non è acqua di fogna: Rosy Bindi non ha l'autorità morale per sedere all'Antimafia.






Infine, non è dato sapere quale effettivamente sia il contributo della pomposa commissione parlamentare imbottita di onorevoli pagatati lautamente dagli ignari contribuenti, alla ricerca di 5.099 di minori scomparsi in Italia soltanto alla data del 30 aprile 2016, senza contare i 12 mila bambini e adolescenti spariti nel nulla, sempre in Italia, nel 2015. Per la cronaca il governo Renzi in materia di violenza contro i minori non ha risposto a ben 40 atti parlamentari. E lo stesso primo primo ministro pro tempore, non ha presentaot la relazione annual.e al Parlamento, prevista dalla legge 269 del 1998. All'ineletto Matteo Renzi, invitando anche lui a dimettersi, pongo una semplice domanda: dov'è la predetta relazione dell'anno 2015?

Da 3 mesi l'interrogazione parlamentare 4/05225 attende una risposta del governo Renzi, come altri 39 atti parlamentari giacenti addirittura da 2 anni e più!



riferimenti: 









http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=forteto

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2016/05/matteo-renzi-e-gli-stupratori-di-bambini.html













 
    






   





http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=forteto 

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2016/05/il-traffico-sessuale-dei-bambini-in.html 

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2016/05/lo-stupratoio-del-forteto-protetto.html#more 

http://www.corriere.it/cronache/13_gennaio_16/quel-milione-della-toscana-per-profeta-arrestato-per-abusi-alberti_370481a2-5fa8-11e2-9e33-1d7fb906e25e.shtml  
Post scriptum

Il Governo Letta mandò un'ispezione al Forteto. Molti minori abusati dal fondatore della comunità, Rodolfo Fiesoli (condannato in primo grado a 17 anni e mezzo di reclusione, per reati sessuali e maltrattamenti sui minori (ma a piede libero), vi avevano lavorato illegalmente: c'era una promiscuità sospetta tra la comunità degli orrori e la coop, entrambe fondate dal “profeta”, i quattro mesi di controlli si erano chiusi con la richiesta di commissariamento.  Il posto di Enrico Letta è stato preso da Matteo Renzi, che da sindaco di Firenze il 12 novembre 2011 ospitò il “profeta” a un convegno nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio: Fiesoli venne stato arrestato pochi giorni dopo. E nell'esecutivo renziano è entrato Giuliano Poletti, ex vicepresidente nazionale di Legacoop, la centrale delle coop rosse che si è sempre opposta al provvedimento: il Forteto ne è socio; morale: niente commissariamento per la coop agricola che era tappa immancabile per i leader del partito che salivano al Mugello. La decisione del Ministero dello sviluppo economico, cui compete la vigilanza sulle coop, ha il sapore di una beffa clamorosa. Una vergogna. Gli ispettori avevano evidenziato gravi irregolarità nelle buste paga (niente straordinari né festivi), negli stipendi (tutti inquadrati con lo stesso contratto pur svolgendo mansioni diverse), soci costretti a “sottoscrivere inconsapevolmente strumenti finanziari”, e poi “un atteggiamento discriminatorio verso i soci usciti dalla coop” dopo l'emergere degli scandali. La coop ha la “tendenza a confondere le regole e i principi della comunità con il rapporto lavorativo e societario”. Il commissariamento era necessario. Nulla era cambiato nemmeno dopo un supplemento di ispezione: nel secondo rapporto si legge che «permangono le irregolarità” relative a una serie di violazioni dello statuto e del regolamento interno. «La situazione non appare al momento sostanzialmente mutata», è scritto. Ma per il Governo dell’ineletto Renzi e Poletti è tutto in regola. 


La Fondazione Nella «Fondazione Il Forteto» siedono diverse personalità. Nell’atto, che il Corriere Fiorentino possiede, si legge che il comitato scientifico è stato nominato dal Cda della Fondazione Il Forteto il 9 settembre 1998 ed era allora composto tra l’altro dall’ex presidente del tribunale dei minori Gianfranco Casciano, dall’ex giudice minorile Antonio Di Matteo, dall’onorevole dell’ex Pci Eduardo Bruno, dal professore Giuliano Pisapia (oggi sindaco di Milano,che poi curerà il processo della Cassazione che condannò Fiesoli nel 1985), dall’ex pm Andrea Sodi, da Mariella Primiceri, allora a capo dell’Ufficio Minori della questura di Firenze. Nell’elenco figura anche Tina Anselmi. I nominativi appena elencati risultano nell’agendina di Fiesoli, che è stata sequestrata dai carabinieri. Di magistrati, tra cui Sodi, parlano alcune vittime nei verbali anche se l’ex pm ha spiegato di non aver mai dato informazioni a Fiesoli.
 La lista dei passaggi dal Forteto è lunga e la fa la commissione di inchiesta presieduta dal consigliere regionale Stefano Mugnai. «Per fornire un’idea di massima del fenomeno tentiamo di ricostruire dalle testimonianze ascoltate un elenco dei personaggi che, a vario titolo e con differenti modalità, passano al Forteto: Edoardo Bruno, Piero Fassino, Vittoria Franco, Francesca Chiavacci, Susanna Camusso, Rosi Bindi, Livia Turco, Antonio Di Pietro, Tina Anselmi, Claudio Martini, Riccardo Nencini, Paolo Cocchi, Michele Gesualdi (Presidente Provincia di Firenze), Stefano Tagliaferri (Presidente Comunità Montana del Mugello), Alessandro Bolognesi (Sindaco di Vicchio), Livio Zoli (Sindaco di San Godenzo e Londa), Rolando Mensi (Sindaco di Barberino di Mugello). E poi i magistrati del Tribunale per i Minorenni di Firenze, a cominciare dai presidenti che si sono succeduti (Francesco Scarcella, Piero Tony, Gianfranco Casciano), dal sostituto procuratore Andrea Sodi, i giudici Francesca Ceroni e Antonio Di Matteo e il giudice onorario Mario Santini. Frequenta Il Forteto Liliana Cecchi, allora presidente dell’Istituto degli Innocenti di Firenze, ma anche molti medici tra cui Roberto Leonetti (responsabile dell’Unità funzionale Salute Mentale Infanzia-Adolescenza per la zona Mugello). Non mancano i professionisti: volti noti come i giornalisti Rai Betty Barsantini e Sandro Vannucci, ma anche avvocati come Elena Zazzeri, presidente della Camera Minorile di Firenze».

Nessun commento:

Posta un commento

Gradita firma degli utenti.