21.6.16

L'ODISSEA DELLA NAVE HEDIA E L'ASSASSINIO DI ENRICO MATTEI




di Loredana Russo

Un buon segugio è fondamentale per fiutare le tracce e seguire la pista giusta. Così, occorreva un dono speciale, quello di saper scorgere le cose che gli altri non vedono, per fare luce su un “indimostrato naufragio”, sulla scomparsa di venti marittimi, o meglio, venti padri di famiglia, figli di mamma, umili lavoratori che, dopo 54 anni, giacciono ancora nel limbo dell’indifferenza delle istituzioni.


E’ quello che tenta di fare Gianni Lannes, nel suo ultimo lavoro, “Né vivi né morti. L’Odissea della nave Hedia e l’assassinio di Enrico Mattei”, edito da Luigi Pellegrini (2016). Un testo che, attraverso indagini sul campo, ricerche in archivi pubblici, testimonianze rese all’autore, cerca di illuminare una pagina buia della storia recente del Belpaese e dei suoi rapporti con i cugini d’Oltralpe.
È il 14 marzo del 1962, quando la Hedia, in navigazione lungo le coste dell’Africa settentrionale, viene data per scomparsa. Inghiottita dal mare: caso chiuso. E, con essa, inghiottiti anche i venti uomini – di cui 19 italiani - dell’equipaggio: caso chiuso. Ma, allora, chi sono i “prigionieri” ritratti, nel settembre dello stesso anno, in una foto del reporter J. Howard, in Algeria, e riconosciuti dai parenti come i marittimi a bordo di nave Hedia? E che connessioni ci sono tra la morte misteriosa di Enrico Mattei, all’epoca numero uno dell’ENI, e quei venti uomini?
Il libro proietta sul medesimo sfondo storico - la lotta del popolo algerino per la libertà dai coloni francesi, due misteri: uno, comunque assurto agli allori della cronaca – l’assassinio Mattei; l’altro, rimosso, dimenticato – la scomparsa della Hedia. Entrambi conditi di strane coincidenze, singolari omissioni, inquietanti silenzi. Due vicende, di cui il lavoro di Lannes indaga le connessioni, non per intentare sommari processi, ma con la sola intenzione di rendere giustizia a quei venti uomini e a chi, ancora oggi, cerca almeno una tomba dove poter portare un fiore.
Un volume di forte intensità, acuto, a tratti poetico, che potrebbe contribuire a riaprire il caso di nave Hedia e dare una risposta ai tanti parenti dei marittimi che, da decenni, chiedono di sapere la verità sulla sorte dei loro congiunti.
riferimenti: