5.6.16

IL MERCATO DEI MINORI: DALLA LIBIA ALL’ITALIA




 di Gianni Lannes

Centri inumani di smistamento della carne umana per rifornire il mercato europeo degli espianti e della pedopornografia. Ganfuda, Majer, Misurata, Abu Salim, al-Zawiya.  L’elenco dei campi di concentramento di migranti in Libia realizzati con il sostegno statale italiano – li chiamano centri di detenzione o strutture d’accoglienza per conferire un’inesistente dignità agli accordi politici stipulati dal 2008 ad oggi tra i governi libici e quelli italiani e di altri paesi europei – si allunga di mese in mese. Sono una ventina i luoghi di trattenimento formali, ma l’elenco delle carceri dove senza accuse né processi sono reclusi migliaia di migranti, uomini donne e bambini provenienti soprattutto dal Corno d’Africa (Somalia, Eritrea e Etiopia) e immessi nella tratta lungo la Libia, sembra sterminato. Questa è la catena di montaggio ben oliata dall'Europa che soltanto a parole si indigna, che alimenta la tratta principale dei migranti dal sud al nord del mondo.

Ma che fine ha fatto il trattato di Bengasi? Il 30 agosto 2008 Gheddafi e Berlusconi hanno firmato un trattato di Amicizia e Cooperazione, appunto nella città di Bengasi. Il trattato è stato ratificato dall'Italia il 6 febbraio 2009, con la legge 6 febbraio 2009, numero 7, e dalla Libia il 2 marzo, durante una visita di Berlusconi a Tripoli. Tale trattato comporta notevoli oneri finanziari a carico dell'Italia, e offre una cornice di partenariato tra i due paesi.

In base al trattato di Bengasi, l'Italia pagherà 5 miliardi di dollari alla Libia come compensazione per l'occupazione militare. In cambio, la Libia prenderà misure per combattere l'immigrazione clandestina dalle sue coste, e favorirà gli investimenti nelle aziende italiane.
 
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