21.5.16

URANIO IMPOVERITO: CONFERMATA CONDANNA IN APPELLO DEL MINISTERO DELLA DIFESA




di Gianni Lannes

Il caporal maggiore Salvatore Vacca è morto il 9 settembre 1999, a soli 23 anni, a causa della leucemia contratta dopo l’esposizione a munizioni all’uranio impoverito, nel corso della missione bellica in Bosnia. La Corte d’Appello di Roma il 20 maggio 2016, ha indicato inequivocabilmente la responsabilità del ministero della Difesa, in ragione della «condotta omissiva per non aver protetto adeguatamente il militare».

Questa sentenza ha confermato la condanna in primo grado del ministero a risarcire la famiglia del soldato, con oltre un milione e mezzo di euro. Certo, i soldi non riporteranno in vita il militare della brigata Sassari, ma questo pronunciamento giudiziario conferma la consapevolezza ministeriale del pericolo a cui vanno incontro i soldati italiani schierati in missioni belliche imposte dagli USA (e getta). 

Salvatore Vacca era stato usato per 150 giorni come pilota di mezzi cingolati tra il 1998 e il 1999. Attualmente, ben 4 mila militari italiani, compresi numerosi carabinieri, risultano gravemente ammalati, a causa dell’esposizione al metallo del disonore, adoperato dalle forze armate di Washington, e ben 331, ufficialmente, risultano deceduti.

Il ministro pro tempore della Difesa, Roberta Pinotti, ha dichiarato testualmente alla trasmissione Le Iene, andata in onda il 3 aprile 2016:

«Per quanto mi riguarda non esiste nessun problema legato all'uranio impoverito». 

Anche alla luce, di questi fatti e di tali dichiarazioni irresponsabili, chiedo le dimissioni immediate della Pinottti, e spero che a questa mia richiesta pubblica, si associno migliaia di cittadine e cittadini. Infine, mi auguro che la magistratura, persegua fino in fondo i criminali istituzionali italiani e non, in doppiopetto e divisa d'ordinanza, politici e militari. Ci sono prove concrete: i governi italiani e i generali marpioni dello Stato Maggiore Difesa tricolore, erano ben a conoscenza di rischi e pericoli provocati dall'esposizione al metallo del disonore, ma non hanno fatto nulla per proteggere e salvaguardare i nostri giovani militari.

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