9.5.16

HEDIA: LA RICERCA DI ROSA



Rosa Guirreri

di Gianni Lannes

Era la madre di un marinaio, Filippo Graffeo, nato a Sciacca, sparito nel 1962, unitamente ad altri 19 lavoratori del mare, mentre faceva rientro in Italia, a bordo di un mercantile. Rosa Guirreri  ha combattuto contro tutto e tutti per ottenere una sola cosa: non vendetta, ma verità per il suo giovane figlio e per gli altri 19 marittimi. Nel 1963 interloquì con il primo ministro Fanfani, e andò a Parigi, ma non fu ascoltata dal presidente de Gaulle. Unitamente a Remo Cesca, di Trieste, padre del marconista Claudio, ha lottato strenuamente per riportare quegli uomini a casa, dalle proprie famiglie, dai propri cari.




L’ho conosciuta alla soglia dei 100 anni, alla fine di agosto dell'anno scorso, e subito dopo ha spiccato il volo per lidi ultraterreni. Era intelligentissima e sensibile, una persona di cuore. Ha passato il suo testimone, la sua croce, al nipote Accursio. Si deve unicamente a lui, a questo giovane meridionale trapiantato in provincia di Bergamo, il tenace lavoro di sensibilizzazione, nonostante le resistenze e talvolta l’indifferenza di certi parenti. Qualcuno ne ha approfittato, altri se ne sono semplicemente disinteressati; molti, però, attendono verità e giustizia. E’ stato questo siculo testardo e tutto d’un pezzo, generoso e gentile, a convincermi ad indagare sulla tragica sorte della nave Hedia e del suo equipaggio, mentre altri si sono tirati indietro.

Algeria: torture francesi
 
Ora, al termine di questo faticoso cammino che ha sgretolato la ragion di Stato, anzi di Stati alleati, (Italia & Francia), un percorso intriso di resistenze, scetticismo, strane intimidazioni ed omertà istituzionale da parte delle autorità italiane, mentre qualche pennivendolo blatera ancora di misteri e si imbastisce la commedia su una tragedia insepolta, l’unica cosa che ancora non sappiamo, è dove sono stati gettati i resti di quei marinai. Ho chiesto al presidente francese Hollande, di indicare ai familiari il luogo di sepoltura, affinché si possa portare un fiore su quelle tombe nascoste; e perché no, anche richiedere il perdono per le torture inflitte a quegli esseri umani. Mi auguro che non ci sia bisogno di scomodare un giudice a Berlino, o magari divino, e sono pronto a dare battaglia, come sempre, per una giusta causa.

riferimenti: 

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2015/08/hedia-risolto-il-mistero.html 

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