2.4.16

ITALIA: IL BUCO NERO



 
foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

di Gianni Lannes


Appena estratto dalle viscere della terra o sui fondali marini, compreso l’Artico dove nel mare di Barents sta trivellando l'Eni (una multinazionale ormai straniera), è una melma nerastra e appiccicosa. Sporca, annerisce e contamina qualsiasi cosa sfiori, peggio, scatena guerre da un secolo. Eppure lo chiamano addirittura “oro nero”. Il petrolio è anche metafora della società in agonia dei consumi. 

Per il greggio, più recentemente, alcuni apparati di intelligence sotto le mentite spoglie del terrorismo islamico, hanno fabbricato attentati e stragi anche in Europa, in modo tale da scatenare una reazione dell’opinione pubblica e giustificare ulteriori restrizioni delle libertà civili (defunte) e maggiori controlli di Polizia. Il vecchio continente in blocco è ridotto ad una landa sotto il controllo militare della Nato, ovvero delle corporation belliche e degli idrocarburi. Per il petrolio è stato distrutto l’Irak, per il petrolio è stato assassinato Gheddafi (sotto la spinta francese con la connivenza italiana), per il petrolio sono stati ammazzati Enrico Mattei, Mauro De Mauro, Pier Paolo Pasolini. 

Almeno una buona notizia, se così si può dire. Grazie allo scandalo dell’inquinamento petrolifero in Basilicata ha perso la poltrona la ministra Guidi. A proposito di rapine "legalizzate" del Mezzogiorno annesso dal 1861 in poi: la Lucania, una regione una volta verde e lussureggiante, è stata trasformata in un cimitero nucleare già dalla fine degli anni ’60, mentre dalla metà degli anni ’90 è una discarica di idrocarburi radioattivi che hanno contaminato le falde acquifere, e gli invasi di ben due dighe che riforniscono d’acqua anche la Puglia. Ovviamente, grazie all'affaristica omertà dei politicanti locali e nazionali, proprio Eni e Total in loco fanno i loro porci comodi. Che paradosso: per la statistica dell'Istat, questa è la terra più povera d'Italia che però fornisce il 10 per cento del fabbisogno energetico nazionale; insomma, agli autoctoni non spettano neanche le briciole, ma solo inquinamento, malattie e morte. Non sarà la magistratura a risolvere questi drammatici problemi: in Italia non è mai accaduto. Quello che manca è la capacità collettiva di reagire al peggio; latitano gli anticorpi etici mentre scarseggiano quelli culturali. Occorre quantomeno bonificare l'ambiente e le istituzioni mafiose. O preferite stare in massa a cuccia, come sempre? Dopo? Passare dal paradigma dell'economia a quello del bene comune.

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