25.4.16

35 MILA MINORI ITALIANI PRIGIONIERI: LIBERIAMOLI!

foto Gianni Lannes

di Gianni Lannes
 

Figli di nessuno, relegati nell’ombra per alimentare un giro d’affari di 3 miliardi di euro all’anno, con tribunali per i minorenni fuori controllo. Altro che legalità: questa è mafiosità istituzionale. Una barbarie tricolore dei tempi correnti: gli orfanotrofi spesso di proprietà del Vaticano ma anche di privati senza scrupoli - ai sensi della legge 149 del 2001 - dovevano chiudere entro il 31 dicembre 2006, ma hanno cambiato solo pelle e nome. 

Gli “ospiti” non hanno commesso alcun reato eppure sono condannati alla detenzione, dopo essere stati strappati alle proprie famiglie, sulla base di relazioni firmate da meri assistenti sociali, e decisioni arbitrarie dei tribunali per i minorenni, magari soltanto perché i genitori non hanno abbastanza soldi o non hanno più un lavoro. Eppure la Costituzione, all'articolo 31, statuisce che "la Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento di compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose".

In Italia sono circa 35 mila i minori italiani, ossia bambini e adolescenti, orfani o allontanati dai genitori, segregati nelle case famiglia e nelle comunità, in violazione del dettato costituzionale. Fanciulli che entrano in una struttura, in attesa di tornare a casa o essere adottati, ma a causa di lunghe trafile burocratiche non possono sapere per quanto tempo saranno prigionieri delle istituzioni che alimentano impunemente questo mercato dell'infanzia.Nel frattempo, chi può permetterselo adotta minori dall'estero.



In media un bambino viene rinchiuso nelle strutture per circa 4 anni, nel corso dei quali sono gli enti locali a pagare la retta per ogni piccolo ospite: da un minimo di 40 ad un massimo di 400 euro al giorno. Si può arrivare a spendere fino a 150.000 euro all'anno a bambino.

Ad oggi non esiste un tariffario nazionale di riferimento, e tali spese vengono stabilite in base agli affitti da pagare e al numero di educatori assunti sovente senza controlli. Gli accreditamenti ufficiali arrivano solo in un secondo momento, perché regolati dalle leggi regionali. Nella maggior parte dei casi non esistono rendicontazioni dettagliate delle spese sostenute dalle strutture, trattandosi per lo più di cooperative e onlus con bilanci stringati e pochissime voci.

Secondo il cosiddetto “garante per l’infanzia”, le strutture stimate sono 3.192, ma senza una differenziazione per tipologia, anche in ragione delle differenti e non sempre assimilabili denominazioni stabilite dai nomenclatori regionali che ne contrassegnano la fattispecie.

Alcune Regioni non danno comunicazione alle procure dell'avvenuta apertura delle comunità per minori: i dati così risultano incompleti.

In Italia è solo il Tribunale per i minorenni che decide se una coppia può adottare o meno un bambino e su 10.000 coppie solo una su 10 alla fine ci riesce. Le adozioni nazionali sono pochissime, si aggirano intorno alle 1.000-1.300 circa all'anno. Il numero di bambini adottati si è dimezzato negli ultimi 3 anni; anche in tema di adozioni internazionali, nonostante in Italia ci siano 5.300.000 coppie sposate senza figli, risulta che nel 2015 le coppie che hanno formulato domanda d'adozione sono state solo 3.000.  

L’articolo 40 della legge 149 del 2001, prevede una banca dati sui bambini dichiarati adottabili dai tribunali per i minorenni, ma la norma è ancora inevasa.

Post scriptum

Questo è il mio 25 aprile: il senso attuale della mia lotta per la libertà che spero di poter condividere concretamente con tanti, a favore di essere umani appena affacciati alla vita. Che fare? Liberiamoli tutti e subito.

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