31.3.16

DELITTO MARCONE: CHI E’ STATO?




di Gianni Lannes

Bang bang: un timbro inequivocabile della mafia dai colletti apparentemente inamidati. Il 31 marzo 1995, alle 19,15 circa, in base al referto ufficiale della Polizia di Stato, un ignoto uccise con due revolverate alla schiena Francesco Marcone, direttore dell’ufficio del registro di Foggia. Sicario e mandanti sono ancora impuniti dopo 21 anni. Come Ambrosoli, Marcone non si piegò al malaffare criminale dilagante nelle istituzioni. La cosiddetta inchiesta giudiziaria fu chiusa dalla Procura della Repubblica locale il 23 luglio 2004. Il Gip Lucia Navazio, morta improvvisamente qualche tempo dopo, fu costretta, infatti, suo malgrado, come ebbe a dichiarare in un incontro pubblico, ad archiviare la lacunosa indagine. Le motivazioni dell'archiviazione, tuttavia, auspicarono una veloce riapertura delle indagini alla ricerca della verità.

Quella sera Franco Marcone era appena rientrato a casa dopo una giornata di intenso lavoro. Aprì il portone in via Figliolia, ed ebbe appena il tempo di salire i primi due gradini, quando fu colpito alle spalle da due proiettili calibro 38, che lasciarono insanguinate le scale dell’androne dove stramazzò un corpo ormai senza vita. Nel 2005, lo Stato italiano per lavarsi la coscienza (si fa per dire!) a mezzo del presidente Ciampi conferì alla memoria di Marcone una medaglia d’oro al valor civile, mentre in Parlamento qualche interrogazione parlamentare sul caso languì senza una risposta esaustiva.


Nel marzo dell’anno 2006 da Roma fui inviato a Sannicandro Garganico dal quotidiano il Manifesto, per l’omicidio di un ragazzo. L’obiettivo era il padre, a cui indirizzato un pacco contente una bomba. Il plico, però, fu aperto dal figlio, ed esplose. In quell’occasione, a Foggia, incontrai Daniela Marcone che mi chiese di occuparmi della vicenda. Così per alcuni mesi esplorai questo delitto di mafia istituzionale. L’allora procuratore capo, Vincenzo Russo, mi autorizzò a visionare i fascicoli in tribunale. E da quel momento partì la mia inchiesta giornalistica.






Il 23 marzo 2007 scrissi le prime conclusioni sul settimanale Left (germogliato dalle spoglie del mitico Avvenimenti a cui avevo collaborato in anni passati). Era emersa un’importante pista, mai sfiorata dall’autorità giudiziaria, che mi portò in Sicilia, nei pressi di Palermo, in un lussuoso albergo (controllato dal Ros carabinieri) di proprietà di  Michele Ajello, prestanome di Bernardo Provenzano. C’era un funzionario dello Stato che aspirava a diventare sottosegretario - al contempo consulente affaristico di alcuni prenditori pugliesi, assurti alle cronache giudiziarie per truffe imponenti scoperte ed accertate dalla Guardia di Finanza - che vi aveva soggiornato ed era in contrasto proprio con Marcone. C’era un filone scottante: la Foar che portava dritto alla Sicilsud, su cui aveva indagato a suo tempo Giovanni Falcone. Foar e Sicilsud legavano saldamente in un mortale abbraccio affaristico Palermo e Foggia. Ma non solo, c'era anche dell'altro, su cui i magistrati locali avevano sorvolato.



Nel settembre 2007 mentre ero a Catania per una conferenza, giunse a Daniela Marcone una missiva anonima spedita da Bari, che recava una minaccia di morte a me diretta. Fui costretto a cambiare domicilio; ovviamente denunciai prontamente l'accaduto alla Direzione distrettuale antimafia di Bari.


Ne parlai don Luigi Ciotti, personalmente e direttamente sia a Roma che a Torino. Ci accordammo per la pubblicazione di un libro che sarebbe stato pubblicato dalla casa editrice del gruppo Abele. Il padrone di Libera mi chiese di collaborare al mensile Narcomafie, che pubblicò nel 2007 alcune mie inchieste sulla mafia istituzionale. 




Poi, improvvisamente, don Ciotti, iniziò a non farsi più trovare, a non rispondere al telefono, a darsi con me addirittura “latitante”. Andai a trovarlo a Roma. Mi pagò in contanti tirando fuori dalla tasca un malloppo di banconote, per il lavoro svolto e pubblicato dalla sua rivista, ma inspiegabilmente, non ne volle più sapere di pubblicare quel volume su Marcone. Oggi, me lo ritrovo, a Foggia, a celebrare l’ennesima retorica commemorazione di Francesco Marcone. Ma come è strana la vita. C’è la memoria ma non c’è la giustizia. C’è appena il ricordo dell’ammazzato ma non ci sono colpevoli, e magari vicino ai celebranti s’assiepano i mandanti. C’è il dolore che più di quattro lustri non attenuano nella famiglia della vittima e la delusione per la mancata soluzione investigativa di un omicidio eccellente, destinato a rimanere senza una verità giudiziaria.

riferimenti:

 http://www.peacelink.it/casablanca/a/23668.html

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=narcomafie 

 http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2012/10/un-monumento-allo-spreco.html 

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