11.2.16

STRAGE FRANCESE DI MARINAI ITALIANI: LETTERA APERTA AL PRESIDENTE HOLLANDE

  Alcuni marinai italiani prigionieri nella sede diplomatica francese ad Algeri (2 settembre 1962); in primo piano Filippo Graffeo (1) - foto Jim Howard (United Press International)


All'ambasciatore di Francia in Italia, Madame Catherine Colonna


STRAGE FRANCESE DI MARINAI ITALIANI: LETTERA APERTA AL PRESIDENTE HOLLANDE

Lettera pubblica al Presidente della Repubblica di Francia,
Monsieur
François Gérard Georges Nicolas Hollande

Egregio Presidente, mi rivolgo a Lei per l’ultima volta, al fine di sapere la sorte toccata (vale a dire conoscere il luogo di sepoltura) a ben 20 marinai della nave Hedia, sparita nel marzo 1962, a seguito di un controllo marittimo di una squadra navale francese, comandata allora dal vice ammiraglio André Jubelin. Il 2 settembre 1962, il fotoreporter Jiw Howard al lavoro per conto dell’agenzia internazionale United Press International (UPI) fotografò all’interno della sede diplomatica francese di Algeri, un folto gruppo di prigionieri, solo in parte rilasciati il 13 settembre successivo. Tra di loro vi erano anche i membri dell’equipaggio del predetto mercantile Hedia. Ben cinque di essi furono riconosciuti dai familiari anche con un riconoscimento ufficializzato dinanzi ad un notaio. Più recentemente, in Italia, si è proceduto ad una comparazione fotografica, ed i risultati tecnici e scientifici, non lasciano più dubbi. 

Il 15 settembre 2015 Le avevo chiesto pubblicamente, se tra le cavie utilizzate in Algeria per gli esprimenti nucleari dal 1960 al 1966, come si evince dal Rapport sur les essais nucleaires (1960-1966) e da uno studio del CRIIAD (Commission de Recherche et d’Information Independantes sur la Radioactivité) datato 25 marzo 2010, c’erano per caso anche i marinai della nave Hedia, sequestrati dalla squadra navale del vice ammiraglio Jubelin. A tutt’oggi, però, non ho ricevuto alcuna risposta da parte Sua né tantomeno del Governo francese.

Come ben sa, Presidente Hollande, Lei che è un socialista, in una democrazia le domande sono fondamentali, come altrettanto eloquenti risultano i silenzi istituzionali. Mi auguro che per una rogatoria a Parigi non ci sia bisogno di un giudice a Berlino, o meglio a Strasburgo o all’Aja. E che una grande nazione come la Francia, di cui la mia famiglia è originaria (un mio avo, Jean Lannes è sepolto al Pantheon tra i grandi di Francia) dimostri concretamente il coraggio civile di riconoscere a distanza di 54 anni, quell'abuso di potere. A breve sarà pubblicato in Italia il mio ultimo libro di inchiesta sulla vicenda, intitolato NE' VIVI NE' MORTI. In attesa di un concreto e tempestivo riscontro, nel confidare in un Suo atto di comprensione ed empatia, Le porgo i miei cordiali saluti!

                                      Gianni Lannes

4 commenti:

  1. È come scrivere ai sassi, hanno la coscienza sporca! Segreti di stato e segreti militari...quando vi è un segreto sotto c è sempre il lercio, lo sporco assoluto...

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  2. ...i sassi non rispondono!

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  3. Caro Fabrizio, è fondamentale almeno provarci, non rassegnarsi preventivamente, ma combattere a testa alta, sempre!

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  4. Condivido dott. Lannes, provarci sempre! È che la dittatura militare nasconde dietro al segreto tutti i loro porci crimini coperti dai conniventi governi...hanno fatto troppi disastri in questo che era il piu bel paese del mondo!

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