10.2.16

QUANDO LA FRANCIA ASSALTAVA LE NAVI ITALIANE



 Alcuni marinai italiani prigionieri nella sede diplomatica francese ad Algeri (2 settembre 1962); in primo piano Filippo Graffeo (1) - foto Jim Howard (United Press International)

di Gianni Lannes

Tre anni prima della strage francese dei 19 marinai italiani e di un gallese, ovvero dell'equipaggio del piroscafo Hedia (anno 1962), la Marina militare francese aveva già sequestrato impunemente ben due pacifiche navi italiane addirittura nelle acque territoriali italiane, appena partite da Genova e dirette a Tunisi e Tripoli. Autentici atti di pirateria come si può leggere anche nell'Annuario francese di diritto internazionale.

L'Unità, 26 maggio 1959

Il 26 maggio del 1959 il quotidiano L’Unità scriveva proprio così:

«Due unità navali italiane sequestrate in Sardegna da unità francesi. Costrette a dirottare su Bona. I francesi cercavano armi che non c’erano. Nessuna protesta del governo». Nell’interrogazione a risposta orale (1557) datata 26 maggio 1959, presentata dal deputato Adamoli si legge appunto: 

«Il sottoscritto chiede d'interrogare i ministri degli affari esteri e della marina mercantile, per conoscere quali azioni abbiano svolto presso il governo francese in seguito al sequestro avvenuto, nei primi del corrente mese di maggio, in acque territoriali italiane, e al dirottamento verso il porto algerino di Bona delle due motonavi mercantili italiane Duizar e Aron. In particolare chiede di conoscere i motivi per cui il comando marina di Roma, a cui il comandante dell'Aron si era rivolto attraverso il Centro radio di Livorno, per chiedere l'opportuno intervento delle nostre autorità e istruzioni nel momento in cui la nave veniva sottoposta ad illegali intimazioni da parte di unità aeree e navali francesi, non ha dato alcuna risposta. Risulta, inoltre, che sino ad oggi nessuna protesta è stata presentata, nonostante che un dettagliato, rapporto, comprovante il sopruso subito, sia stato tempestivamente presentato dai comandanti interessati alle autorità consolari e marittime italiane».



Quanto al mercantile Hedia secondo la vulgata ufficiale delle autorità italiane sarebbe naufragato il 14 marzo 1962 a La Galite. A parte il fatto che documenti inoppugnabili del comando britannico allora stanziato a Malta - da me acquisiti nel corso dell’inchiesta - attestano inequivocabilmente che il 14 marzo 1962 la nave era ancora a galla, il giornale La Stampa di Torino riportava in primo piano nell’edizione del 24 marzo 1962, puntualmente:

«Intercettati messaggi d’aiuto della nave dispersa da 9 giorni». Lo stesso quotidiano il 3 ottobre successivo pubblicava la seguente notizia: «In una foto di prigionieri in Algeria i marinai d’una nave scomparsa».

Allora, per una rogatoria a Parigi occorre un giudice a Berlino, visto che anche il governo Renzi se ne infischia di questa tragedia? In ogni caso i familiari delle vittime reclamano verità e giustizia.

 
La Stampa, 3 ottobre 1962


riferimenti:










Lucchini Laurent, Un aspect des mesures de surveillance maritime au cours des opérations d'Algérie. In: Annuaire français de droit international, volume 8, 1962. pp. 920-928;

Lucchini Laurent, Actes de contrainte exercés par la France en Haute Mer au cours des opérations en Algérie (à propos de l'arrêt du Conseil d'Etat Société Ignazio Messina et Cie). In: Annuaire français de droit international, volume 12, 1966. pp. 805-821.

1 commento:

  1. E non hanno mica perso il vizietto, lo attesta il recente sequestro dei pescherecci al largo di Liguria e Sardegna in quello che si preannuncia (speriamo) come un serio incidente diplomatico e magari il preavviso di sfratto ad un governo abusivo, venduto e criminale.

    Se non altro però stavolta li hanno restituiti e con tutti gli equipaggi interi...è già qualcosa.

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