6.2.16

ORFANOTROFI D'ITALIA: 35 MILA PRIGIONIERI MINORI


 di Gianni Lannes

Gli orfanotrofi in base alla legge 149 dell’anno 2001, dovevano chiudere definitivamente nel 2006. Invece hanno cambiato soltanto nome proliferando a dismisura, grazie anche all'omertà governativa. Attualmente in Italia sono circa 35 mila i minori, orfani o allontanati spesso arbitrariamente dai genitori, reclusi nelle case famiglia e nelle comunità. Bambini che entrano in una struttura, in attesa di tornare a casa o essere adottati, ma a causa di interminabili trafile burocratiche non possono sapere per quanto saranno prigionieri di sordide istituzioni e di nebulosi affari.

In media un bambino sconta una detenzione nelle strutture per circa 3 anni, nel corso dei quali sono le amministrazioni comunali a pagare la retta per ogni piccolo ospite. Le rette possono variare da un minimo di 40 ad un massimo di 400 euro al giorno. Si può arrivare a spendere fino a 150 mila euro all'anno a bambino. Una comunità in provincia di Treviso per 3 anni ha ricevuto 400 euro al giorno per minore. Ad oggi non esiste un tariffario nazionale di riferimento, e tali rette vengono stabilite in base agli affitti da pagare e al numero di educatori assunti. Gli accreditamenti ufficiali arrivano solo in un secondo momento, perché regolati dalle leggi regionali. Nella maggior parte dei casi non esistono rendicontazioni dettagliate delle spese sostenute dalle strutture, trattandosi per lo più di cooperative e onlus con bilanci stringati e pochissime voci.


Secondo il cosiddetto garante dell’infanzia le strutture stimate sono 3.192, ma senza una differenziazione per tipologia, anche in ragione delle differenti e non sempre assimilabili denominazioni stabilite dai nomenclatori regionali che ne contrassegnano la fattispecie.
In Italia è solo il Tribunale per i minorenni (istituiti dal fascismo nel 1934) che decide se una coppia può adottare o meno un bambino e su 10 mila coppie solo una su 10 alla fine ci riesce. Le adozioni nazionali sono pochissime, si aggirano intorno alle 1.000-1.300 circa all'anno. Il numero di bambini adottati si è dimezzato negli ultimi 3 anni; anche in tema di adozioni internazionali, nonostante in Italia ci siano 5.300.000 coppie sposate senza figli, risulta che nel 2015 le coppie che hanno formulato domanda d'adozione sono state solo 3 mila. 

L’articolo 40 della legge 149 del 2001, prevede l’istituzione di una banca dati per sapere quanti siano i bambini dichiarati adottabili dai tribunali per i minorenni. Perché non è stata mai realizzata?
A metà gennaio un blitz dei carabinieri ha portato all'arresto di Caterina Federico, assistente sociale di 32 anni, gestore di una casa di accoglienza per minori a Licata (Agrigento). Nell'operazione risulterebbero contestualmente indagate altre 8 persone, tra cui il presidente del Consiglio comunale di Favara (Agrigento), Salvatore Lupo, in qualità di gestore unico della cooperativa Suami Onlus, che gestisce il centro.
L’indagine dell’Arma ha portato alla luce i molteplici maltrattamenti che i giovani accolti presso la casa accoglienza avrebbero subito quotidianamente da parte degli operatori: i minori, per aver mangiato una merendina, venivano legati mani e piedi con lo scotch ad una sedia, coperti da un telo e costretti a subire le violenze fisiche da parte degli operatori. In uno dei casi scoperti dagli inquirenti, una ragazza sarebbe stata costretta a mangiare i propri escrementi come "punizione"; un altro ragazzo, invece, sarebbe stato legato con catene e lucchetti alla struttura metallica del proprio letto. «Senza alcuno scrupolo per la condizione di fragilità psico-fisica dei minori con deficit mentali e degli altri ospiti disabili - affermano gli investigatori - ricorrevano sistematicamente all'inflazione di punizioni come il digiuno, il divieto di contatti telefonici con i familiari, la reclusione all'interno delle stanze da letto. Un minore, addirittura, era sottoposto quotidianamente a gravose limitazioni della propria libertà personale tenuto il giorno e la notte legato con catene in ferro alla struttura metallica del proprio letto. Sono state inoltre riscontrate precarie condizioni igienico sanitarie all'interno della struttura utilizzando acque contaminate da batteri coliformi, venivano distribuiti per il consumo alimenti in cattivo stato di conservazione e scaduti». La cooperativa potrebbe essere ritenuta responsabile anche del decesso di 2 pazienti sottoposti a cure presso la casa di accoglienza licatese.


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