11.2.16

«I SERVIZI SEGRETI ITALIANI SONO MORTI L’8 SETTEMBRE 1943»: PAROLA DI MARIO MORI

 di Gianni Lannes

Il fondatore del ROS Carabinieri, prefetto e generale Mario Mori non ha dubbi: «I servizi segreti italiani sono morti l’8 settembre 1943: siamo entrati all’interno di un’alleanza con gli americani che ci ha tolto molto della nostra libertà. Il predominio della CIA di fatto ha consegnato la direzione del Paese a un’altra potenza. Molte colpe le ha il mondo politico, che ha scelto spesso nei posti di comando sistemazioni politiche, più che persone meritevoli».



Rapporto Scotten
 
L’ex capo del SISDE ha rilasciato questa dichiarazione ieri pomeriggio, a Bari, presso la libreria Feltrinelli, in occasione della presentazione del suo interessante libro Servizi segreti. Introduzione allo studio dell’intelligence, pubblicato dalla casa editrice G. Risk. Come non concordare con la predetta analisi di questo allievo del generale Dalla Chiesa, a cui la magistratura tricolore ha reso la vita non poco facile, nonostante la cattura di Totò Riina? Altro che trattativa italiana Stato & Mafia. Basta leggersi il rapporto Scotten, o gli incartamenti statunitensi, declassificati più recentemente, per comprendere gli accordi nebulosi tra governo USA e Cosa Nostra.


Mori, almeno oggi, dovrebbe dire quello che sa sull'omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, avvenuto a Mogadiscio il 20 marzo 1994. In tribunale, nel corso di un processo per l'assassinio dei due giornalisti italiani, infatti, chiamato a deporre, si trincerò nel segreto di Stato per non vuotare il sacco. Magari, adesso, da pensionato gli torna la memoria su quei tragici fatti ancora impuniti, che vedono coinvolti i vertici dello Stato italiano, faccendieri parastatali, ricattatori nazionali e internazionali, nonché alcuni funzionari di allora del SISMI.

Il metro che caratterizza i servizi segreti è la legittimità, non la legalità. Le informazioni sono la vera ricchezza di una nazione: la battaglia più importante, anzi fondamentale, si realizza sulla raccolta di informazioni finanziarie e mediatiche, più che militari. Nel belpaese, invece, i servizi di sicurezza nostrani sono eterodiretti dall’estero, in particolare da Washington, Londra e Tel Aviv. Peggio: nei posti di comando ci sono non di rado mezze calzette, mentre lungo la catena di comando dall'alto ai più bassi ranghi bivaccano raccomandati e arrivisti senza arte né parte, mentre nei ruoli di controllo parlamentare albergano analfabeti funzionali in materia. Così conciati non si arriva da nessuna parte e non si tutela l'Italia. Infatti, dopo Fulvio Martini, c'è stato il vuoto.

riferimenti:

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=segreto+di+stato

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=mori

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=1943

1 commento:

  1. Una colonia non può avere servizi suoi se non da operetta, ovvio. E poi c'è il non irrilevante dettaglio che la mafia e feccia varia, dopo aver aiutato durante la guerra gli Usa a mettere le mani sull'Italia, va lasciata libera di godersi la sua ricompensa crescendo e prosperando all'ombra di uno stato castrato e impotente.

    Le basi presenti da ormai 70 anni sul nostro territorio servono soprattutto ad assicurare che questa debolezza permanente perduri, e non certo la sua difesa.

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