7.2.16

BOMBE CHIMICHE "ALLEATE"




di Gianni Lannes

  
Bombe amare che avvelenano e uccidono dopo più di 70 anni. Ben prima delle navi dei veleni e dell’atomica: armi proibite pronte per la soluzione finale contro la Germania, il Giappone e l’Italia. Gli angloamericani al termine della seconda guerra mondiale hanno deliberatamente affondato arsenali pronti all’uso, mastodontici depositi di ordigni caricati con aggressivi chimici (iprite, fosgene, arsenico, fosforo) vietati dal Protocollo di Ginevra del 17 giugno 1925. Anche in tre luoghi circoscritti del Mediterraneo o meglio dei mari italiani, sono state realizzate al termine dell'ultima macelleria su scala planetaria - senza informare all’epoca il governo italiano - delle gigantesche discariche sottomarine. I documenti ufficiali ancora in parte top secret, e le ricognizioni sui fondali, ci hanno consentito di individuare con estrema precisione le aree colpite e perfino di trovare relitti con carichi micidiali. 

Come ha certificato l'ultimo studio dell'Icram, pubblicato dall'Ispra nel 2006, i veleni tossici contenuti negli ordigni sono entrati nella catena biologica, giungendo fino a noi. Il prezzo più alto è stato pagato dai pescatori. Esistono cartelle cliniche dei lavoratori del mare italiani, ancora sottoposte al segreto imposto da Churchill (allora i militari britannici avevano il controllo dei nostri porti).

In alcuni punti del basso Adriatico (un mare chiuso che impiega un secolo per il ricambio delle acque superficiali), precisamente al largo del Gargano e davanti a Molfetta, nonché in due zone del Tirreno, dinanzi all'isola di Ischia, e al largo della Sardegna, i cosiddetti "alleati" hanno inabissato anche su fondali poco profondi, più di 200 mila bombe non convenzionali, come si evince dalle carte ufficiali acquisite dagli archivi bellici di Washington.

Nella primavera del 1945, come ha dimostrato l'esplosione a Bari della nave militare Charles Henderson, due anni dopo il caso della John Harvey, gli statunitesi portavano ancora in Italia arsenali banditi a livello internazionale.

Senza contare gli ordigni imbottiti di uranio impoverito, avanzati dai bombardamenti della Jugoslavia, gettati nell’intero Adriatico, da Grado a Santa Maria di Leuca, e mai recuperati nonostante le altisonanti promesse istituzionali italiane e della Nato. Come minimo, l’Italia ha l'obbligo morale di pretendere dagli Stati Uniti d'America una bonifica integrale. 

riferimenti:










http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=iprite

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2014/03/mare-adriatico-dove-la-nato-ha.html#more

 http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2014/02/mari-ditalia-bombe-chimiche-gia.html

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2014/03/armi-chimiche-united-states-of-america.html

Gianni Lannes,  "C'è una bomba in mezzo al mar...", Left, 16 marzo 2007,

Gianni Lannes, IL GRANDE FRATELLO. STRATEGIE DEL DOMINIO, Modena, 2012,

Gianni Lannes, ITALIA, USA E GETTA, Arianna Editrice, Bologna, 2014.

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