12.1.16

LA RAPINA AUTORIZZATA DEL MARE ITALIANO





di Gianni Lannes

Perfino al largo di Venezia e giù nell’Adriatico fino alle Isole Tremiti e a Santa Maria di Leuca. Da Isola Capo Rizzuto a Pantelleria. Nei nostri mari aumentano sempre più le ricerche straniere di petrolio amaro, ossia di scarsa qualità, giacente a grandi profondità. 
 
Il rapporto del ministero dello Sviluppo Economico datato 31 dicembre 2015 è un bollettino di guerra all’ambiente, che riporta le concessioni alle ricerche e allo sfruttamento: ben 90 permessi di ricerca per la terraferma e 24 per i fondali marini. Poi ci sono 143 concessioni per «coltivazioni» di idrocarburi già individuati a terra e 69 in mare. Per le ricerche di fronte alle isole Tremiti, uno dei gioielli ambientali più importanti del Mediterraneo, ricche di biodiversità marina, è stato concesso un permesso alla multinazionale irlandese Proceltic per 5 euro e 16 centesimi al metro quadrato. Un totale di 1.928,292. Nemmeno duemila euro l’anno. 

 
Già il 28 ottobre 2008 avevo pubblicato inascoltato, un'inchiesta sul quotidiano La Stampa, sul disastro in arrivo. Le Regioni interessate - con enorme ritardo - avevano presentato sei referendum per arrestare la prima fase di questa rapina legalizzata dal governo Renzi, che coinvolge società a volte a responsabilità limitata con appena 10 mila euro di capitale, che in caso di scoperta dei giacimenti si rivenderanno a caro prezzo i proventi dei contratti di concessione. È sopravvissuto soltanto quello contro le ricerche entro le 12 miglia dalla costa. Mercoledì la Consulta deciderà se è ammissibile. Gli ambientalisti denunciano che il danno c’è ancora prima delle trivelle: la tecnica Airgun - con cannoni che sparano sui fondali centinaia di decibel - disturba la fauna marina e provoca terremoti con ipocentro superficiale, come attesta l’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia. 

Il sistema di controlli è inesistente. E non è stato risparmiato il Canale di Sicilia e i parchi marini protetti sulla carta. Sfiorate addirittura Marettimo, Favignana e Levanzo. A Pantelleria la concessione G.R 15.PU autorizza le ricerche a tutto spiano. Così come nella zona che sta dinanzi ai litorali che corrono da Marinadi Modica, a Portopalo di Capo Passero fino a Marzamemi. Anche il mare della Sardegna settentrionale è stata assaltato dalla febbre dell’oro nero a buon mercato.


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