23.1.16

NE' VIVI NE' MORTI

Algeri (ambasciata francese), 2 settembre 1962: alcuni prigionieri italiani - foto Jim Howard
 
Ciao Gianni!

Questa mattina si è spenta mia nonna Rosa Guirreri la mamma di Filippo Graffeo, era nata a Sciacca il 27 novembre 1916, ci mancava poco per fare 100 ma è andata cosi. Io l'ho vista l'ultima volta a novembre non era più quella che hai visto questa estate, negli ultimi giorni si era aggravata ulteriormente.

Rosa Guirreri
 
Piace ricordarla in queste foto, in una ci sei anche tu, li era ancora in buone condizioni di salute.

Accursio Graffeo

di Gianni Lannes

Nonna Rosa ha finalmente riabbracciato suo figlio Filippo, assassinato dalle autorità militari francesi in Algeria. Questa donna ha combattuto per mezzo secolo una battaglia impari contro la ragion di Stato, anzi di Stati alleati. L'ho incontrata a Sciacca nell'agosto scorso. E dopo tanto tempo, chiedeva sempre verità e giustizia per i venti marinai della nave Hedia, spariti nel marzo del 1962. A lei, Il presidente del consiglio Fanfani aveva detto personalmente: "Per venti persone non si può fare una guerra".

Il nipote Accursio Graffeo, nell'autunno del 2014 mi aveva chiesto di risolvere il misterioso caso. E così è stato. In primavera uscirà il libro di inchiesta NE' VIVI NE' MORTI. Il mercantile partito da Casablanca nel marzo del 1962, fu sequestrato da una squadra navale francese, nei pressi dell'arcipelago di La Galite, perché sospettato di trasportare armi alla resistenza algerina (FLN) per conto di Enrico Mattei. Secondo le autorità governative italiane e in base alle sentenze di alcuni tribunali nostrani (Trieste, Venezia, Pesaro, Trani, Catania, Sciacca), la nave avrebbe fatto naufragio e sarebbero tutti morti. In realtà, la magistratura italiana non ha mai indagato sulla vicenda. Nessuna procura della repubblica d'Italia ha mai aperto un fascicolo all'epoca, nonostante la strage. All'ambasciatore francese in Italia, Catherine Colonna, avevo chiesto direttamente e pubblicamente di far sapere ai familiari delle vittime il luogo dove sono state abbandonate le salme dei marinai italiani. Il più giovane di essi, Giuseppe Uva di Molfetta, aveva appena 16 anni. A tutt'oggi, il diplomatico francese che mi aveva assicurato collaborazione, non si è fatto più sentire.

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