27.1.16

LAGER D'ITALIA: ACCADDE A MANFREDONIA...


di Gianni Lannes  
  
Ecco la giornata italiana della memoria corta. Ieri e oggi. Fascismo buono? Italiani brava gente? Nei manuali di storia i reclusori nazionali di sterminio non sono affatto menzionati. Rare persone sanno che anche in Italia dal 1940 al 1943 vennero aperti alcuni campi di concentramento. Anzi, il senso comune, anche di chi all’epoca era già nato, ignora queste pagine buie della nostra storia contemporanea. Infatti, si sa ancora poco. Ecco la singolarità del caso inedito e sconosciuto del campo di prigionia a Manfredonia, in provincia di Foggia: da macello comunale a campo di detenzione per ebrei, dissidenti politici, zingari ed omosessuali. 

La mia ricerca è nata per caso, dopo aver casualmente rinvenuto un fascicolo sul campo di concentramento di Manfredonia, presente nel fondo “Commissariato della P.S. di Manfredonia” all’archivio di Stato della Capitanata. Ho raccolto diversi documenti: dagli atti che servirono ad allestire questa prigione invisibile ai comuni mortali, fino agli elenchi ed alle schede degli internati, compresi numerosi ebrei, in seguito finiti nei lager nazisti di sterminio, nonché dissidenti politici come Sandro Pertini in transito veros il confino delle Isole Tremiti. Altri riscontri li ho rinvenuti a Roma, presso l'Archivio Centrale dello Stato. Il campo di concentramento a Manfredonia iniziò a funzionare a pieno regime il 16 giugno del 1940. Fu chiuso nel 1943 all’arrivo delle truppe anglo-americane. E così tornò ad essere il macello comunale della città. Ora, risulta dismesso da qualche decennio: sulla strada statale, entrando in Manfredonia da Foggia, c’è addirittura una targa celebrativa. 

Nel 1940 il mattatoio municipale era nuovo di zecca, e piuttosto grande. Per adeguarlo a campo di concentramento, furono effettuati dei lavori finanziati direttamente dal regime mussoliniano, attraverso il ministero dell’Interno. E’ inquietante, nella piantina topografica del campo, la dicitura: «forno crematorio», in realtà mai utilizzato, che contrassegna uno dei vani. La mente corre subito ai famigerati lager nazisti. Il campo di Manfredonia fu, più che altro, un campo di internamento e trasferimento verso i centri tedeschi di sterminio. Dai documenti ufficiali, si evince addirittura una visita del nunzio apostolico di Napoli che si recò in loco per benedire l’opera ed i prigionieri. Le guardie erano costituite da due gruppi compositi tra poliziotti e carabinieri.

Il primo luglio del 1940 giunsero nel campo di Manfredonia 31 ebrei tedeschi ma, per la maggior parte, furono trasferiti quasi subito, il 18 settembre, nel campo di Tossicia, vicino Teramo. A Manfredonia restarono soltanto cinque ebrei fino al febbraio del 1942, quando furono sballottati a Campagna, in provincia di Salerno. Oltre agli ebrei, ai comunisti, ai socialisti, ai sovversivi in genere e agli anarchici, di varia estrazione sociale e provenienti dalle regioni del centro Nord (in particolare dalla Toscana), gli internati più numerosi del campo di Manfredonia furono i cosiddetti “ex iugoslavi”, provenienti dall’ Istria e da Fiume. Questi slavofili, prelevati dai luoghi di origine, furono tenuti congelati qui, a Manfredonia, per evitare che commettessero attentati. Oppure che sobillassero la popolazione contro lo stato italiano. Gli slavi nutrivano forti sentimenti anti-italiani, essendo stati i loro territori annessi all'Italia. Per breve tempo vi soggiornò anche Sandro Pertini, famoso anche per sei evasioni.

L’incipit di questo fenomeno storico parte prima dell'entrata in guerra del 10 giugno 1940. Infatti, la dittatura fascista predispose ed emanò dei provvedimenti per imprigionare, in appositi “campi del duce” tutti gli individui ostili al regime. L'elenco ufficiale del Ministero dell'Interno enumera una quarantina di questi siti di internamento. Si trovavano esclusivamente nell'Italia centro-meridionale: Salsomaggiore e Bagno a Ripoli, Civitella Chiana, Petriolo (in Toscana), Montechiarugolo (Parma), Campagna, Urbisaglia, Tolentino, Lanciano, Pollenza, Ferramonti di Tarsia, Nereto, Lama dei Peligni, Agnone, Isola Gran Sasso, Solofra, Isernia, Notaresco, Casacalenda, Casoli, Tortoreto, Civitella del Tronto, Tostice, Vinchiaturo, Boiano, Ustica, Ventotene, Lipari, Ariano Irpino, Histonium (Vasto), Montalbano, Tollo e Ponza. In Puglia i campi furono 4: Alberobello, Gioia del Colle; le Isole Tremiti e, appunto, Manfredonia.

Ai giorni nostri, in continuità con l’ignoto passato, nel medesimo territorio ovvero l’Agro di Manfredonia, è sorto il campo di detenzione per migranti di Borgo Mezzanone, su iniziativa dei governi italiani civili e democratici. Si tratta di un centro di permanenza temporanea destinato a clandestini definiti “extracomunitari”, reclusi per anni, senza avere alcuna colpa se non quella, se così si può affermare, di essere dei migranti in fuga dalla guerra, dalla fame e dall’ingiustizia. Insomma, una sorta di continuità degenerativa di violazione dei diritti umani, civili e sociali. 

Oggi mentre nella campagne del Tavoliere gli immigrati sono schiavizzati peggio delle bestie dagli aguzzini nostrani di viandanti, proprio lì accanto, la società ETA dei Marcegaglia ha realizzato con un finanziamento pubblico di ben 15 milioni di euro, grazie ad un accordo di programma tra Comune di Manfredonia e regione Puglia fino a parte del 2005 governata da Raffaele Fitto, un mastodontico inceneritore di rifiuti. Insomma, una camera a gas a cielo aperto. Vuoi mettere il progresso tecnologico?
«Nessuno sapeva di aver vinto un concorso per fare il guardiano di un lager. Facciamo i guardiani di povera gente» rivela Michele Pellegrino, ispettore della Polizia di Stato. Il Centro di permanenza temporanea di Borgo Mezzanone - ubicato dentro un aeroporto dismesso  della seconda guerra mondiale - in agro di Manfredonia. E’ stato bocciato dall’Unione Europea. Nel pomeriggio del 19 settembre 2006 al Cpt di Borgo Mezzanone c’è stata a visita della commissione mista d’ispezione, guidata dall’ambasciatore dell’Onu Staffan De Mistura. Quest’ultimo, da oltre trent’anni impegnato nell’Organizzazione delle nazioni unite, è stato incaricato dallo stesso ministro dell’Interno, Giuliano Amato, di prendere visione della situazione dei Cpt in Italia, per poi proporre delle soluzioni che possano superare l’attuale fase. L’organismo guidato dallo svedese De Mistura avrà sei mesi di tempo per tracciare una relazione approfondita sulle condizioni dei centri per immigrati. Della commissione fanno parte esponenti del ministero dell’Interno, i prefetti Pasquale Piscitelli e Nicola Prete, esponenti dell’Associazione nazionale comuni italiani, nonchè rappresentanti di numerose associazioni umanitarie italiane ed internazionali, come Caritas, Arci, Amnesty International e Medici senza frontiere. Al Cpt di Borgo Mezzanone erano presenti circa 360 gli immigrati; un argomento “caldo”, quello dell’immigrazione, in provincia di Foggia, dove le condizioni di vita degli stranieri nei lavori agricoli risultano al limite della schiavitù. Nel 2008 l'Europa non ha promosso i Cpt: «cibo scadente, gabbie e sbarre opprimenti, mancanza d'igiene, carenza d'assistenza medica e legale». La fotografia, scattata a fine dicembre 2007 dalla  Commissione per le libertà civili e la giustizia dell'Europarlamento, è una ferma condanna di tutti i centri di permanenza temporanea per immigrati in Italia. Indice puntato anche contro il Cpt di Borgo Mezzanone a Foggia. Le principali problematiche sollevate dagli stranieri, perlopiù afghani ed iracheni, sono le condizioni di caldo estremo nei container, perennemente esposti al sole, la mancanza di telefoni (7 per 500 persone) e l'assenza d'informazioni rispetto alla durata della permanenza nel centro. I cpt, introdotti dalla legge Turco-Napolitano e potenziati dalla Bossi-Fini, hanno specifico scopo di trattenere gli immigrati irregolari in attesa d'espulsione. Ma, evidentemente, l'organizzazione fa acqua da tutte le parti. Oggi questi reclusori hanno cambiato soltanto il nome ma sono tuttora attivi e funzionanti, come questa prigione nella zona di Manfredonia, a nord della Puglia.

I CPT dall’acronimo apparentemente innocuo, trasformato in CIE (centri identificazione espulsione) nascondono ai nostri occhi gli indesiderabili della modernità opulenta che vive di sfruttamento di territori altrui. Provate a domandare quanti sanno che esistono a margine o dentro le nostre splendide città dei lager dove si rinchiudono esseri umani solo perché hanno impresso a fuoco sul viso il marchio sofferente del migrante. Esseri viventi detenuti senza aver commesso alcun tipo di reato. Donne e uomini segregati per mesi e mesi, spesso per qualche anno, senza alcuna ragione etica. In fondo la nostra democrazia consumista convive, o meglio, ha introiettato l’eredità totalitaria nazifascista. 

Lo scrittore Erri De Luca non ha dubbi: «Del resto i nazisti chiamavano distretto abitativo (wohnungsbezirk) i ghetti in cui insaccare le vite da distruggere. Oggi si condannano senza alcun grado giudiziario degli esseri umani a scontare pena in un recinto di appestati. E’ la nostra storia delle colonne infami e un giorno dei figli chiederanno certo conto ai padri di quello che hanno lasciato fare, permesso, incoraggiato col silenzio. Verrà una generazione che sputerà in faccia ai persecutori di oppressi ed esalterà i pochi nomi di italiani da salvare dal macero».

Un gruppo di deportati dal campo di concentramento a Manfredonia e sterminati in Germania di cui si ha traccia ufficiale nell'archivio di Stato di Foggia:

        Pressburger Alfred di Leopold (deportato ad Auschwitz, deceduto in luogo ignoto dopo il 14 aprile 1944)
        Rector Arthur fu Simon (ucciso ad Auschwitz il 6 agosto 1944)
        Scharf Iakob di Jonas
        Winkler Ugo Israele di Iulius
        Zeilinger Leopold fu Gustavo
        Morgestern Hans di Mauritz
        Moser Louis fu Heinric
        Kollmann Carl di Sigfrid
        Kerbes Lemel fu Wilhelm (ucciso ad Auschwitz il 23 maggio 1944)
        Hutzler Ludwig fu Leopold
        Gluecksmann Eugen fu Antonio (deportato ad Auschwitz, deceduto in luogo ignoto dopo il 18 gennaio 1945)
        Heinz Paul di Leopold
        Leer Oskar di Franz
        Mandel David fu Leiser
        Mausner Iakob fu Leiser
        Josesfsberg Iakob fu Zaibel
        Kollmann Hans di Sigfrid
        Schwarz Iulius fu Samuel
        Tsch Oskar fu Albert
        Aussenberg Chaskel fu Kaim (ucciso ad Auschwitz il 23 maggio 1944)
        Lueksmann Ferdinand fu Filippo
        Zilberstein Markta fu Habraham
        Sommerfeld Leo fu Max (deportato ad Auschwitz, deceduto in luogo ignoto in data ignota)
        Koldegg Erwin fu Max
        Samek Arthur di Adolfo
        Halperin Benjamin di Giuseppe
        Lawetzky Franz di Adolfo
        Nussbaum Ernest Ludwig di Josef (ucciso ad Auschwitz il 23 maggio 1944)
        Roth Leon di Wolf
        Schwarzwald Norbert di Isacco
        Wollner Sieghard di Max


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