27.1.16

LA TRATTA DEI FANCIULLI ITALIANI ALL’ESTERO



di Gabriele Napodano*

Da vari anni, alcuni, con intelletto d’amore, sia nei giornali politici, sia nelle riviste letterarie e scientifiche, in Italia e fuori, ripetutamente, battono al cuore della patria italiana, perché pensi e provveda alla sorte di tanti fanciulli che le sono strappati dal seno, senza ch’ella se n’avveda, e trascinati all’estero per addivenire vittime innocenti di una ingorda speculazione. E, quasi a un tempo, con quei generosi altri, appartenenti a nazioni diverse, accesi di santo zelo, con scritti, discorsi, conferenze, fanno appello al sentimento umano dei popoli civili, perché impediscano e reprimano l’esportazione delle fanciulle, per lo più superiori ai quindici anni, che sono tolte alla famiglia e alla patria, per servire a un’altra speculazione, ancor più immonda e vile. I fatti conosciuti, inoppugnabilmente accertati, statisticamente numerati e definiti, nella loro estensione e crudeltà, sono di una realtà raccapricciante.

Il modo tenuto dai colpevoli per impadronirsi delle vittime è, per entrambe le esportazioni, quasi lo stesso: rare volte la violenza, quasi sempre la frode o l’inganno; frode e inganno che spesso rivolgono contro i genitori, rendendoli strumenti inconsci e crudeli della loro turpitudine. Identiche sono le cause: la miseria e l’ignoranza; e identico eziandio è lo stato nel quale le vittime soggiacciono: la personalità umana sconosciuta e vilipesa non ha più che il valore di merce; onde per diversi aspetti, il fatto è somigliante a quello degli schiavi, che venivano trasportati da un mercato all’altro e venduti, per servizi diversi, ai maggiori offerenti. Di qui la regione del nome di tratta. La tratta dei fanciulli concerne i minorenni della tenera età, certamente al di sotto dei quindici anni, e colpisce direttamente l’interesse e la dignità dell’Italia; ma la tratta delle fanciulle comprende minorenni maggiori dei quindici anni e talora anche maggiorenni, e il danno tocca alle nazioni più civili. Soprattutto diversificano le due tratte per la natura dei servizi a cui le vittime sono obbligate.
 
I fanciulli italiani, trasportati all’estero, sono adibiti all’esercizio dei così detti mestieri girovaghi; o, per dir più esattamente, servono a simulare un mestiere, speculando sul sentimento di pietà che eccita lo spettacolo della debolezza, della infermità, della povertà; o, peggio ancora, sono adoperati a lavori insalubri e pericolosi, come nelle vetrerie francesi, per profittare di un’opera che abbisogna di corpi agili e di spiriti pieghevoli. Lavoro che infiacchisce e degrada i primi; esaurisce e consuma nei secondi le giovanili energie. La notte poi li obbliga a ritornare sotto la sferza del padrone, per consegnare a lui il guadagno e ricevere in cambio una minestra, tra le busse e le ingiurie, e un posto sopra un misero giaciglio, ove, sfiniti e abbattuti, cadono ammonticchiati insieme ai compagni di sventura. Le fanciulle, al contrario, che sono vittime della tratta, staccate con abili insidie, dalla famiglia e dalla patria, trascinate in terre lontane, dove l’ignoranza del linguaggio, la novità del costume e la diffidenza che ispirano, le sorprendono e impauriscono; dopo aver indarno lottato con la fame e resistito agli adescamenti e alle promesse dei trafficanti lenoni, indebolite dal digiuno, smarrite dall’abbandono, esaurite dalla lotta, cadono tra le spire della prostituzione più o meno organizzata, seguendone le degradanti fasi e la sorte disperata. Questi diversi servizi, a cui sono direttamente costrette o  direttamente indotte le vittime della tratta, ha fatto supporre che fossero sorte nuove forme di delinquenza, non provvedute nelle leggi esistenti. E però si è fatto appello alla sagacia dei legislatori e all’accorgimento dei Governi, perché con nuove leggi fossero stabilite le sanzioni penali corrispondenti, e misure amministrative atte a impedire, il più che sia possibile, così grave offesa alla dignità nazionale e al sentimento umano… la tratta dei fanciulli è provveduta, nelle diverse forme che assume, dalle leggi del 21 dicembre ’73 e del 31 gennaio 1901…

Lasciando stare le cause generali  comuni a diverse forme di delinquenza, vi sono cause speciali che rendono il male più profondo di quello che si creda. La miseria del proletariato in alcune regioni dell’Italia, la dura condizione economica e morale dei lavoratori della terra, le difficoltà di trovare lavoro nelle campagne, la scarsa mercede dell’operaio nelle città, l’inconsiderato aumento della prole senz’alcun riguardo all’insufficienza dei mezzi di sussistenza sono le cause della tratta, che si connettono a quella complessa questione sociale, alla cui soluzione oggi tutti volgiamo la mente, se pure non tutti volgiamo a un tempo la volontà e il cuore.

*estratto dalla Rivista Penale, vol. LVI, fascicolo V, Torino, Unione Tipografico-Editrice, 1902.

Nessun commento:

Posta un commento

Gradita firma degli utenti.