10.1.16

ITALIA: TORTURA E MORTE PER PENA!




 di Gianni Lannes

Nel belpaese le forze dell’ordine (polizia, carabinieri, guardie carcerarie) sovente praticano impunemente la tortura su malcapitati cittadini che a volte perdono la vita a furia di pestaggi (Cucchi docet). Anche i medici non scherzano, quando usano il trattamento sanitario obbligatorio su inermi pazienti. Insomma, grazie a questa barbarie istituzionale, in Italia vige il reato di tortura a tutti gli effetti. In compenso, il codice penale di epoca fascista, riporta ancora la diffamazione a mezzo stampa per cui i giornalisti rischiano la galera. Non sarà un caso se l’Italia - sotto il tallone di Washington dal 1943 - è il fanalino di coda dell’Europa.  

«Quello che dobbiamo dire lo dobbiamo dire in Parlamento con il reato di tortura». L’8 aprile 2015 l’ineletto Matteo Renzi rispondeva così su twitter a chi gli chiedeva conto della condanna della Corte dei diritti umani di Strasburgo per i massacri polizieschi alla scuola Diaz durante il famigerato G8 di Genova nel 2001. Appunto: «tortura» secondo la corte europea di Strasburgo. Eppure, secondo la legge tricolore si trattava di reati di lesioni personali ormai prescritti. 

La primavera scorsa la Camera approvò in seconda lettura il disegno di legge per l’introduzione nel nostro ordinamento del reato di tortura. Quella del Senato avrebbe dovuto essere la terza e ultima lettura parlamentare, ma la commissione giustizia di palazzo madama modificò ulteriormente il testo licenziandolo a luglio. La conferenza dei capigruppo calendarizzò l’approdo in aula a settembre, ma il provvedimento non è mai giunto a destinazione. Nel frattempo i vertici della forze di polizia sono stati ascoltati, manifestando la loro netta contrarietà al nuovo reato, che infatti rimane impresso solo sulla carta straccia.


Ucciso da un trattamento sanitario obbligatorio. Si chiamava Francesco Mastrogiovanni, aveva 58 anni e faceva il maestro elementare. La mattina del 31 luglio 2009, i carabinieri lo hanno deportato al centro di salute mentale dell'ospedale San Luca, a Vallo della Lucania, per un Tso. Novantaquattro ore dopo, la mattina del 4 agosto 2009, Mastrogiovanni è stato dichiarato morto. Durante il ricovero è stato legato mani e piedi a un letto senza un attimo di libertà, mangiando una sola volta all'atto del ricovero e assorbendo poco più di un litro di liquidi da una flebo. La sua dieta per tre giorni e mezzo sono stati i medicinali (En, Valium, Farganesse, Triniton, Entumin) che dovevano sedarlo. Sedarlo rispetto a che cosa non è chiaro, visto che il maestro non aveva manifestato alcuna forma di aggressività prima del ricovero imposto dal sindaco di Pollica, Angelo Vassallo.

Correva l’anno 2013, esattamente il 10 dicembre quando in tv, alla trasmissione Ballarò targata allora Rai 3, condotta da tale Floris, uno spuntato dal nulla, ossia Matteo Renzi annunciò il tso per i tesserati del piddì che osavano parlare di scie chimiche. Allora da noi è in vigore la pena di morte o la morte per pena?


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