19.12.15

IL MERCATO DELLA CARNE UMANA



 dati aggiornati al 30 novembre 2015



di Gianni Lannes


In Europa occorrono circa 3 anni per una donazione legale e molti pazienti muoiono prima di ottenerla. Attualmente giacciono in lista d'attesa quasi 60 mila individui. Risultato? Il traffico di organi umani, soprattutto di minori va a gonfie vele. Non a caso, proprio in Italia sono svaniti nel nulla durante l'anno 2015, più di 6 mila fra bambini e adolescenti. Si tratta di migranti non accompagnati sbarcati nel belpaese senza nessun familiare, collocati dai tribunali per i minori nelle strutture di accoglienza. Per il governo tricolore sono ormai "irreperibili". Nessuno li cerca e non risulta che abbiano varcato la frontiera in senso contrario; insomma non sono andati all'estero e non ci sono stati ricongiungimenti familiari. Per la cronaca documentata: l'eterodiretto Renzi non risponde agli atti parlamentari in materia. Cosa volete che contino migliaia di bambini stranieri per i fantocci italidioti; sono carne da macello come quelli italiani. Controlli dello Stato? Pari a zero. Le autorità italiane hanno fatto la cresta sui soldi elargiti dall'Unione europea per profughi e migranti; addirittura lo Stato non paga le strutture che detengono i fuggitivi. Non li reclama nessuno questi piccoli esseri umani e la catena di montaggio del crimine istituzionalizzato ingrassa. Un rene viene pagato 3 mila euro all’offerente adulto e rivenduto a circa 200 mila dollari. Ai minori invece gli organi vitali vengono sottratti, per usare un eufemismo. Già nel 1993 l'eurodeputato Leon Schwartzenberg (medico, ex ministro francese della sanità) aveva denunciato la scomparsa in Italia di duemila bambini brasiliani falsamente adottati. Nel 1994 il ministro per la famiglia Antonio Guidi (medico) ha rivelato in parlamento il tragico fenomeno in Italia. Un decennio più tardi la Procura della Repubblica di Trieste intercettava comunicazioni di trafficanti che vendevano merce umana vivisezionata. In Italia vengono a rifornirsi addirittura da Israele. E le sette pedofile protette in alto loco non stanno a guardare dinanzi a tutto questa mercanzia fresca, fornita a poco prezzo da chi comanda. Il Vaticano, ovviamente tace. Gli affari sono da sempre giubilari. Prove alla mano: i bambini spariscono soprattutto dai "centri di accoglienza" di Sicilia, Puglia, Calabria e Marche. Questo orrore ci riguarda tutti. Ma siamo ancora umani?

Una Commissione del Consiglio d’Europa ha denunciato a Strasburgo un traffico di reni umani da diversi Paesi dell’Est europeo. «Dalle nostre indagini in Moldavia - scrive la relatrice Ruth Gaby Vermot-Mangold - i donatori tutti giovani, vengono portati in Turchia, dove si effettuano le analisi di compatibilità, dopo le quali si fissa in cliniche private il trapianto. I riceventi sono israeliani, russi e cittadini dei Paesi arabi ma si sospetta che vi siano anche tedeschi e austriaci». Al mercato degli organi umani, un corpo integro vale attualmente 45 milioni di dollari. Per i trapianti e anche per l’utilizzo di cellule, tessuti e proteine per l’industria medica il nostro corpo è una miniera. In teoria, perché le norme internazionali sono restrittive e l’effettiva capacità di estrarre parti e sostanze riutilizzabili resta per ora limitata. Una volta nell’occhio del ciclone figuravano India e Brasile, ma oggi il commercio clandestino di organi umani è sempre più vicino all’universo occidentale.



«Nel mondo le ineguaglianze aumentano - attesta l’Oms - Il pericolo del calo della vita media riguarda il 50 per cento degli europei. In Russia la vita media è scesa a 65,4 anni, mentre nell’Africa subsahariana, benché fosse già bassa, è calata ulteriormente negli ultimi 10 anni». Analoghe disparità sono presenti anche nel ricco occidente: a Glasgow, fra un distretto e l’altro, la differenza della speranza di vita è di 10 anni. E «a Torino - documenta uno studio universitario dell’ateneo cittadino - si è arrivati a un livello simile». Se uno dei tre esseri umani economicamente più ricchi del mondo morisse in un incidente (in tre superano il pil dei 48 Paesi poveri censiti dall’Onu) la sua quotazione sarebbe stratosferica. Irrisoria è per i non abbienti. Così dice il codice civile: la vita vale per ciò che si guadagna. In teoria la vita umana non ha prezzo. In realtà c’è un cartellino indicativo che tende al ribasso per le classi sociali agli ultimi gradini. Lo straniero vale la metà. In Turchia, ad esempio, un italiano morto per colpa può essere liquidato meno che in Italia. E anche gli stranieri dei Paesi in via di sviluppo che periscono nel nostro Paese vengono contrattati al minimo, dato che si tiene conto della loro provenienza da zone povere. Inoltre, molte assicurazioni invocano il principio di reciprocità: se la vittima è di un Paese arretrato che non riconosce il danno a valori europei, bisogna comportarsi allo stesso modo. Di fatto: la vita di uno straniero in Italia vale la metà di quella di un italiano. Nella realtà, a parte Europa, Giappone e Usa, ci sono ben poche possibilità che la vita venga risarcita. E quando avviene, si tratta di pochi spiccioli.

 
Se si prova a ordinare uno stereo, un computer, una moto a un rivenditore di Caracas, Città del Messico, Nuova Delhi o Nairobi, si può constatare che il bene di consumo costa anche più che in Europa (parecchi stipendi locali). La vita umana invece, o non ha prezzo (perché non viene risarcita) o può valere nei risarcimenti meno di un telefonino. I risarcimenti per la perdita della vita umana, infatti, sono inferiori al costo di molti beni di lusso. Per legge, la vita ha un valore biologico, morale e patrimoniale. Paragonandola alle merci che viaggiano per la Terra, protette da leggi internazionali, ci si chiede: vale più un telefonino o la vita di un bambino ammalato di malaria in Zambia? Un fuoristrada nuovo o un italiano che viene investito da un pirata della strada? La vita non ha prezzo, è un bene supremo, ma per le assicurazioni, le multinazionali farmaceutiche, i giudici chiamati a valutare i danni di un incidente colposo sul lavoro, la vita deve avere un prezzo. Quale? Abbiamo provato a scoprirlo, partendo da un’evidente anomalia: il costo di una moto, una macchina fotografica o un orologio di marca è abbastanza stabile fra le varie aree del globo terrestre.

 
Il prezzo della vita umana no: si va infatti da qualche spicciolo a milioni di euro. Fino agli anni ’90 il danno di una persona anziana che moriva in Italia per colpa di un automobilista, poteva essere liquidato dalle assicurazioni con cifre inferiori al costo di un auto di segmento medio-alto. Oggi, va un po’ meglio, ma la valutazione è comunque più bassa di quella di una Ferrari di tre anni (vale meno di 90 mila euro). Se un auto del genere va a fuoco, il risarcimento per il proprietario  sarà più alto di quello dovuto ai familiari di un anziano che muore in un incidente stradale. E anche di un figlio minore vittima di uno scontro in motorino. Se si finisce all’altro mondo per colpa di qualcuno, sono tre i criteri adottati per il risarcimento: danno biologico (il diritto alla salute viene leso totalmente), danno morale da lutto (un’ingiustizia anche ai parenti), danno patrimoniale (la persona deceduta non darà più il suo apporto economico alla famiglia che ha quindi diritto a un risarcimento). Un capo famiglia vale in teoria circa 500 mila euro. Stabilendo invece una media fra le sentenze, la fine della vita di un italiano per responsabilità altrui costa oggi 250 mila euro, se si dimostra l’effettiva responsabilità. Facile a dirsi, se la vittima è stata investita; più difficile nel caso di una collisione fra due macchine, ancora più difficile nel caso di morti da parto o per soccorsi ospedalieri errati. Quasi impossibile per le malattie gravi, provocate da lavorazioni sospette o pericolose sul posto di lavoro. Ostruzionismo. La persona muore e, solitamente, nei casi meno dimostrabili, l’assicurazione sposa la tesi della non responsabilità o del concorso di colpa e si va a un processo che può durare a lungo. E’ difficile che i familiari ottengano un risarcimento completo se non si affidano a studi legali specializzati. C’è sempre un margine di discrezionalità sul valore della vittima. In pratica parte una trattativa commerciale fra avvocati, supportata dai periti di parte. Il valore finale della vittima può variare fino al 20 per cento. Quando però si tratta di riconoscere il danno da perdita della vita in se stesso, si va oltre i danni patrimoniali, non esistono più criteri oggettivi. Alcuni tribunali non lo riconoscono affatto, altri lo valutano 200 mila euro; altri ancora solo 2-3 mila euro. Si considera spesso il danno biologico, il cui risarcimento è trasmissibile agli eredi. Ma «per produrre effetti economici», secondo la Cassazione, «è necessario un periodo di sofferenza e di cure prima della morte della vittima», che il magistrato può quantificare proprio come per l’invalidità temporanea, con vari punteggi. Se però l’agonia dura poco, molti tribunali non tengono conto della perdita della vita. Paradossalmente, la morte non è considerata un danno biologico. Oltre il limite della morte, secondo l’orientamento della Cassazione, non si paga più in denaro perché interviene la punizione penale. Secondo i giudici favorevoli a riconoscere il danno biologico anche per agonie brevi, la perdita della vita è da considerare un danno al 100 per 100 alla salute, la cui integrità viene garantita dalla Costituzione. Inoltre si ritiene in giurisprudenza che il danno inizia nel momento dell’azione colposa. Quindi, anche se la vittima resta in vita poco tempo, avrebbe comunque diritto al risarcimento, da pagare agli eredi. Se si riconoscesse il danno biologico “per morte causata” si dovrebbe anche riconoscere un prezzo per la vita in quanto tale, indipendentemente dalla professione o dal ruolo sociale della vittima. Qui si arriva al terzo aspetto del risarcimento: il danno patrimoniale, che varia enormemente secondo i Paesi. E c’è pure una macroscopica eccezione. Per i profughi non si pagano i danni. Nelle guerre è difficile che venga rimborsata la vita dei civili. Malnutrizione ed epidemie, anche mortali, hanno superato negli ultimi confitti bellici guerre i danni causati direttamente dalle armi.

 
riferimenti:



 
 
 
 
 
http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2015/11/italia-bambini-perduti.html

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2015/12/italia-60-mila-euro-per-un-bambino.html

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2015/11/in-italia-si-vivisezionano-e-si.html

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=pedofilia