28.12.15

EUROPA: IL TRAFFICO DI ORGANI UMANI!





di Gianni Lannes

Impossibile negare l’evidenza: è un traffico più lucroso della droga che gode dell'omertà di Stati e del favore di multinazionali. E’ una realtà dell’orrore, non una leggenda metropolitana come certe associazioni - tipo l’Aido - a favore dei trapianti e tanti medici tentano di propinare all’opinione pubblica. Il traffico di organi umani per il trapianto costituisce una grave violazione dei diritti umani. Il fenomeno ha raggiunto dimensioni globali. Essendo una pratica clandestina, la quantificazione risulta difficile. L’Organizzazione mondiale della sanità stima che ogni anno siano effettuati «oltre 10 mila trapianti di organi derivanti da traffico illegale». Ovviamente si tratta di un dato ampiamente sottostimato. Poiché nel mondo si eseguono annualmente, secondo il Global Observatory on Organ Donation and Transplantation, circa 114.000 trapianti legali, si può supporre che circa un trapianto ogni dodici sia effettuato in condizioni illegali. In anni recenti vi è stato un progressivo incremento del traffico di organi. Le cause sono molteplici: penuria di organi, povertà, disparità dei servizi sanitari, criminalità priva di scrupoli. A pagare con la vita sono soprattutto gli esseri più indifesi, vale a dire i bambini.

Altro che fantasticherie. Il 9 luglio 2014 il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa ha adottato la Convenzione del Consiglio d’Europa contro il traffico di organi umani (STCE n°216). Essa impegna i Governi nazionali ad adottare provvedimenti affinché il traffico di organi umani destinati ai trapianti sia considerato un crimine e a facilitare la cooperazione nazionale e internazionale al fine di contrastare il fenomeno. La convenzione riguarda principalmente due situazioni: i casi in cui il prelievo di organi avvenga senza il consenso libero e informato del donatore vivente oppure, nel caso di prelievo da cadavere, senza il rispetto delle norme degli ordinamenti nazionali; i casi in cui il cosiddetto “donatore” oppure una terza parte ottengano un guadagno in denaro o in altra forma. Attualmente, ossia alla data odierna del 28 dicembre 2015, la Convenzione del Consiglio d'Europa contro la tratta degli organi umani non è stata ancora ratificata (occorrono almeno5 ratifiche inclusi almeno 3 Stati membri del Consiglio d'Europa), ma soltanto firmata dai seguenti Paesi: Albania, Austria, Belgio, Gran Bretagna, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Moldavia, Norvegia, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Spagna e Turchia.

Non hanno firmato la Convenzione: Bosnia e Erzegovina, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Georgia, Germania, Islanda, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Malta, Monaco, Montenegro, Paesi Bassi, Repubblica Slovacca, Romania, San Marino, Serbia, Slovenia, Svezia, Svizzera, Ucraina e Ungheria. La Russia ha firmato il 24 settembre 2015, mentre non hanno aderito USA, Vaticano, Canada, Messico (Stati non membri che godono dello status di osservatore presso il Consiglio d'Europa, e da altri Stati non membri).

Quanto vale un essere umano? O meglio, quanti denari si possono ricavare vendendo un bambino o parti di esso? A leggere il rapporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità sul traffico illegale di organi umani c'è davvero di che rabbrividire. Secondo gli esperti dell'OMS ogni anno (i dati però risalgono al 2007), nel mondo, vengono eseguiti 21 mila trapianti di fegato, 66 mila trapianti di rene e 6 mila trapianti di cuore: il 5 per cento degli organi utilizzati in questi interventi proverrebbe dal mercato nero, per un giro d'affari stimato tra 600 milioni e 1,2 miliardi di dollari. E l'aspetto più drammatico è che secondo Global Finance Integrity, un'ONG specializzata nel tracciamento dei flussi finanziari illegali, i numeri di questo macabro commercio sono in costante aumento. A farne le spese sono i cittadini più poveri del mondo, che per un manciata di soldi sono disposti a cedere un rene, un pezzo di fegato, un tratto di intestino o una cornea. Tutti organi, o parti di organo, delle quali si può fare a meno, anche se con conseguenze gravi o spesso mortali. Ma non è tutto: la merce più pregiata è rappresentata dai bambini. Ecco un esempio documentato: in Italia nel 2015 agli sgoccioli sono scomparsi dai centri di accoglienza più di 6 mila minori. Che fine hanno fatto bambini e adolescenti affidati allo Stato Italiano? Interpellato da numerosi parlamentari il governo Renzi tace.


La direttiva europea è entrata in vigore il 15 aprile 2011 e doveva essere recepita dalle legislazioni nazionali dei paesi dell’UE entro il 6 aprile 2013. L’Italia l’ha fatta propria, almeno sulla carta con un decreto legislativo, ma soltanto  il 28 marzo 2014: «Attuazione della direttiva 2011/36/UE, relativa alla prevenzione e alla repressione della tratta di esseri umani e alla protezione delle vittime, che sostituisce la decisione quadro 2002/629/GAI. (14G00035) (GU Serie Generale n.60 del 13-3-2014)» che all’articolo 4 stabilisce inequivocabilmente: «Minori non accompagnati vittime di tratta . 1. I minori  non  accompagnati  vittime  di  tratta  devono  essere adeguatamente informati sui loro diritti, incluso l'eventuale accesso alla procedura di determinazione della protezione internazionale».



Chi controlla i controllori? Basterebbe verificare a sorpresa la fornitura di ciclosporina ad ospedali pubblici e cliniche private per cogliere la flagranza di reato. Il rapporto 2013 del Comitato nazionale per la bioetica evidenzia quanto segue:
 
«L’esistenza a livello mondiale del traffico illecito di organi umani ai fini di trapianto  è un fatto drammatico che rappresenta un pericolo reale per la salute  pubblica e individuale e viola i diritti fondamentali e la dignità dell’uomo. L’impressione generale  è  che non siano stati ancora adottati, tanto a livello nazionale che internazionale, strumenti efficaci per prevenire, contenere e contrastare questa attività criminale. Una  vicenda  illecita  che  necessariamente  coinvolge  anche  la comunità scientifica (chirurghi,  nefrologi,  responsabili  dei  centri  trapianti, rianimatori, ecc.). Aggiungasi che questo  mercato ved e con sempre maggiore frequenza vittime persone vulnerabili, quali  prigionieri, condannati a morte, minori (bambini rapiti per acquisire organi). Soprattutto in questi ultimi decenni il flusso di organi e parti del corpo percorre le moderne rotte internazi onali tracciate dal capitale: dal Sud al Nord, dal terzo al primo Mondo, dai poveri verso i ricchi. Nel peggiore dei casi questo traffico si traduce in forme di esproprio, sfruttamento e coercizione. L’Organizzazione Mondiale della Sanità in plurime occasi oni  e nel corso degli anni ha invitato gli Stati ad adottare misure volte a proteggere i più poveri e i gruppi vulnerabili dal turismo del trapianto e dalla vendita  di  organi. Attualmente anche il Consiglio d’Europa ha in corso la preparazione di una  Convenzione mirata a reprimere il traffico di organi umani e a formulare  uno  strumento giuridico internazionale (Projet de convention du Conseil de l’Europe contre le trafic d’organes humain). Lo studio preparatorio raccomanda fin d’ora da un lato la  necessità che il legislatore nazionale preveda sanzioni  anche  di  carattere penale, e dall’altro la promozione di una più specifica convenzione  internazionale contro il traffico strictu sensu considerato, così da individuarne i  presupposti e le condotte che lo caratterizzano e lo definiscono. Come  altri  Paesi  europei, anche l’Italia sebbene regolamenti diverse fattispecie relative al trapianto di organi, presenta un ridotto  apparato  sanzionatorio in merito al  traffico  clandestino degli organi».




riferimenti: