25.11.15

ORFANOTROFI MINORI: AFFARE DA 3 MILIARDI DI EURO ALL’ANNO




di Gianni Lannes

Della serie: infanzia violata impunemente dalle autorità. Chi lucra sulla pelle di migliaia di bambini e adolescenti? Tanti, troppi pargoli sottratti senza motivo a madre e padre naturali, tolti forzatamente alle famiglie d'origine. Per caso taluni assistenti sociali, magistrati e prenditori del sociale mietono affari comuni? Il garante per l’infanzia e l’adolescenza Vincenzo Spatafora dà i numeri: in Italia sono ventimila i minori ospiti di strutture per l’accoglienza temporanea (Famiglia Cristiana, numero 46/2015). In realtà, la permanenza è definitiva. Le strutture (orfanotrofi su scala ridotta) che recludono i minori sono 3.192 (dati al 31dicembre 2014). I prigionieri con meno di 18 anni sono 19.425: 57 su 100 sono italiani, 43 su 100 sono “stranieri”, di cui metà non accompagnati, in ragazzi sono più delle ragazze (66 per cento contro 34 per cento), la fascia d’età più numerosa, 57 per cento, sta tra i 14 e i 17 anni, degli altri il 15 per cento ha meno di 6 anni, il 14 per cento è tra i 6 e i 10 anni, un altro 14 per cento tra gli 11 e i 13 anni. Il 59 per cento si trova al centronord, il 41 per cento tra sud e isole. 

Al 31 ottobre 2015, in base all’ultimo rapporto del ministero del lavoro e delle politiche sociali, sono spariti nel nulla, ossia risultano irreperibili ben 5.707 minori giunti in Italia non accompagnati e sbattuti nelle strutture di "accoglienza" soprattutto di Sicilia, Puglia, Calabria e Marche. Dove sono andati a finire? Il governo Renzi ne deve rendere conto. L'inquilino del Quirinale, Mattarella, deve intervenire risolutivamente. In un Paese civile, questo drammatico problema dovrebbe essere in cima alle preoccupazioni politiche, sociali e religiose, invece, l’esecutivo Renzi se ne infischia, tant’è che neanche risponde agli atti parlamentari, la gente ignora il fenomeno e le crasse sfere del Vaticano coprono certi crimini, come sempre. E i mass media telecomandati, quando si tratta di tabù del potere, non vedono, non sentono e non parlano.

L'affare consiste nel prolungare i tempi di permanenza. Solo un piccolo su cinque è affidato a coppie in attesa. E così pur avendo madre e padre, diventano figli di nessuno, o meglio vengono trasformati in protuberanze delle istituzioni: numeri dei servizi sociali, casi dei tribunali, statistiche di sentenze. Migliaia di piccoli sventurati, privati di affetto e di amore, finiscono in una casa-famiglia da neonati e, a volte ci restano fino alla maggiore età.

Neonati, bambini e ragazzi finiscono reclusi in istituti riservati a chi è stato allontanato dai genitori naturali o non li ha proprio mai conosciuti. Solo uno su cinque di questi ospiti viene assegnato (con adozione o affido) dai tribunali alle famiglie che ne fanno richiesta (più di 10 mila). È una media bassissima, tra le più scarse d'Europa. Il motore che alimenta questa anomalia nostrana, è un buco nero dove le cause nobili lasciano il posto agli interessi economici. Ogni ospite che risiede in una casa-famiglia costa dai 70 ai 120 euro al giorno. La retta agli istituti (reclusori religiosi e laici) viene pagata dai Comuni.  Un giro d'affari che supera i 3 miliardi di euro l'anno. Tanto ricevono le case famiglia italiane per imprigionare le loro quote di minori. Un bambino assegnato a una coppia è una retta in meno che entra nelle casse. E così, purtroppo, si cerca di tenercelo il più a lungo possibile. Una struttura di accoglienza dovrebbe essere un luogo di transito in attesa dell'affido, invece, la media è 3 anni, grazie alla provvidenziale disattenzione di assistenti sociali e giudici. Un'eternità, soprattutto se questo tempo sottratto alla vita familiare si colloca nei primi anni di vita, quelli cruciali per la formazione del bambino.

Il destino più frequente per un bimbo che sopravvive in un lager ovattato, è quello di diventare una merce contesa. Chi controlla l’operato della case famiglia? Lo Stato paga le comunità ma nessuno chiede una giustifica delle spese: quanto per il cibo, quanto per il vestiario, quanto per gli psicologi o le varie attività.  La legge 149/2001«(progressiva chiusura degli orfanotrofi, inserimento dei bambini nelle famiglie attraverso lo strumento dell'affido, per arrivare gradualmente a un'adozione, o all'inserimento dei minori nelle case famiglia)» è ancora inattuata. I bambini reclusi non vivono la vita.

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