29.10.15

VENETO: CONTAMINAZIONE NUCLEARE UNITED STATES OF AMERICA




 di Gianni Lannes

A Longare, appena otto chilometri da Vicenza - gioiello urbano gradualmente militarizzato - gli “alleati” di Washington, a seguito di un incidente nucleare hanno occultato nelle caverne del “Covalo di Costozza” a diretto contatto con le falde acquifere, alcuni ordigni atomici non più trasportabili. Proprio in quelle profonde cavità avevano impiantato segretamente un'officina adibita alla manutenzione delle testate atomiche.

 

Insomma, da gioiello dell’Unesco il territorio vicentino è stato ridotto a magazzino nucleare per la guerra straniera. Non caso il 26 marzo 1992 l’installazione militare fino ad allora top secret denominata Site Pluto è stata chiusa in tutta fretta, previo tombamento cementizio di alcune gallerie, ma non restituita all’Italia. Allora, per alcuni giorni i residenti notarono un frenetico andirivieni di gigantesche betoniere, e neanche una volante della polizia stradale, dei carabinieri o della guardia di finanza di ronda in zona. Dopo un letargo durato tre lustri, il covo del plutonio è stato riattivato e così la sovrastante base italiana di lanciamissili nucleari.
Nelle profondità carsiche di Site Pluto, sotto i boschi del comune di Longare sono state immagazzinate, tra l’altro, le testate nucleari del tipo W-79 con una potenza tra i 5 e i 10 kilotoni e W-82 da 2 kilotoni, destinate agli obici a corto raggio M-109 e M-110 dell’esercito Usa, nonché ai missili Nike Hercules della sovrastante e comunicante base dell’Aeronautica italiana di San Rocco. 

La letteratura scientifica è lapalissiana sull’argomento: dosi infinitesimali di radioattività sono in grado di innescare processi di cancerogenesi e mutagenesi. Il plutonio 239 è pericoloso per 24 mila e 400 anni. Oggi, quali sono le conseguenze ambientali e sanitarie che si riversano sul territorio, a danno dell’ignara popolazione, dopo il disastro nascosto alla popolazione veneta? L’inquinamento nucleare non conosce frontiere e assottiglia le distanze geografiche e annichilisce gli esseri viventi. L’interrogazione a risposta orale numero 3/ 3-01038 del 28 giugno 2007, indirizzata al governo Prodi (che autorizzò - violando la Costituzione - l’ampliamento bellico dell’aeroporto Dal Molin di Vicenza a favore del Pentagono), non ha mai avuto risposta.

Almeno sulla carta l’obiettivo primario delle norme europee è «prevenire … i rischi per gli esseri umani e gli animali, siano essi diretti o veicolati dall’ambiente». Infatti,    la legislazione comunitaria prevede che sia assicurato un coordinamento efficace ed efficiente tra tutte le autorità competenti interessate, in materia di protezione dell’ambiente e della salute. Perché il governo Renzi ed il governatore Zaia non si attivano immediatamente per pretendere quantomeno dal presidente Obama, la bonifica integrale dei siti militari contaminati dalle attività belliche in Veneto?

Su richiesta del Comune di Longare datata 10 giugno 1993 la sezione di Fisica Ambientale dell’azienda sanitaria locale numero 8, con tempestività fino a quel momento inaudita, il 12 luglio 1993 fornì alle autorità municipali una striminzita relazione relativa al «tasso di radioattività riscontrata nella zona confinante la base militare NATO di Longare» riportando alcune misure radiometriche effettuate su suolo ed aria. La conclusione fu ascientifica: «non vi è rischio per la salute pubblica in quanto sono rispettati i limiti relativi sia nazionali che internazionali». E’ notorio, che gli attuali limiti di legge sono impostati su parametri economici, e non biologici. Infatti, il limite di inquinamento per non nuocere alla vita dovrebbe essere mac zero. Invece.
Quelle cosiddetta “analisi” erano decisamente lacunose per cinque motivi: non è stata esaminata l’acqua; non sono state cercate le fondamentali particelle alfa; i campioni sono stati raccolti solo lungo la Riviera Berica; i valori degli elementi radioattivi K 40, U 238 e Th 232 rilevati sul suolo sono tutti accumulati nella parte elevata dell’intervallo di valori accettati dalle norme internazionali. Rispettivamente: 520,5 e 435,5 per K 40 (valore massimo 700 Bq/kg), 36,5 e 38,8 per U 238 (valore massimo 50 Bq/kg) e 42,2 e 51 per Th 232 (valore massimo 50 Bq/kg). Per il Th 232 il referto di analisi riporta per i punti più vicini alle caverne, un valore di 51 Bq/kg (estremamente elevato) con una tolleranza in più o in meno pari a 2. Quindi il vero valore potrebbe anche essere 53, quindi superiore alla scala di tolleranza di ben 3 Bq/kg. Il Th 232 è un elemento nucleare di primaria importanza nell’assemblaggio di bombe atomiche: impiega ben 14 miliardi di anni per dimezzare la sua pericolosità). Ovviamente, le conseguenze sulla salute umana sono estremamente gravi, dal momento che è altamente radioattivo. Esso provoca tumore al polmone, pancreas, fegato e leucemie. Il predetto referto di analisi recita che «le concentrazioni di cesio misurate rientrano nei valori medi riscontrabili nel territorio vicentino in seguito al fall-out di Chernobyl (26 aprile 1986, ndr)». Non spiega però, la ragione per cui nei punti più vicini alle caverne i valori di Cesio 134 e Cesio 137 sono quasi il doppio dei valori riscontrati nei punti più lontani dalle caverne.

Attualmente come utile riferimento, si hanno a disposizione soltanto due studi epidemiologici, il primo (stampato nell’agosto 2002) a cura del Distretto socio sanitario Sud-Est (Comuni di Longare, Arcugnano, Zovencedo, Castegnero, Montegalda, Montegaldella, Grisignano) intitolato «Mortalità per tumore nei Distretti Socio Sanitari dell’U.L.S.S. n. 6 e nei Comuni del Distretto Socio Sanitario Sud-Est – decennio 1990-1999» a cura della dottoressa Verena Jauch. L’indagine riguarda l’area geografica compresa in tutti i distretti socio sanitari di Vicenza, soffermandosi soprattutto sui singoli Comuni del distretto Sud-Est. Nel testo si legge che «la mortalità per tumore, nel periodo studiato e su tutto il territorio vicentino considerato, è aumentata del 18,2%». In particolare, «la mortalità per tumore dei tessuti linfatici e leucemia è aumentata del 17% e per mieloma del 25%». Nel decennio 1990-1999 la mortalità per tumore dei tessuti linfatici e leucemia, ovvero quelli connessi alle radiazioni, sono stati i seguenti: «Montegaldella 35,942 casi ogni 100.000 abitanti, Longare 26,743, Montegalda 16,7, Grisignano 12, Arcugnano 10,4, Castegnero 8,6 e Zovencedo 0». Un altro dato significativo relativo  all’effetto delle radiazioni è «l’incidenza per tumore al fegato. Longare 24,8 casi ogni 100.000 abitanti, Montegaldella 18, Castegnero 17,3, Montegalda 16,7, Grisignano 14,4, Arcugnano 11,9 e Zovencedo 0».

Un altro punto fermo è la tesi di Laurea di Roberta Toniolo, dal titolo «La mortalità per tumore nei distretti dell’ULSS 6 di Vicenza. Anni 2000-2003» (Facoltà di Statistica, Università di Padova). In questo studio rigorosamente scientifico la dottoressa Toniolo riporta alcune tabelle riassuntive di notevole interesse: esse mettono a confronto la mortalità nel periodo 1990-1999 con quella del 2000-2003 nei vari distretti dell’ULSS 6. Il valore di mortalità per leucemia e tumori linfatici è stimato a «49,8 casi ogni 100.000 abitanti».  Sempre in quel periodo i dati del Distretto Sud-Est attestano che: «la mortalità media annua per tumore è passata da 290,1 morti per ogni 100.000 abitanti nel periodo 1990-1999 a 305,3 nel periodo 2000-2003; la mortalità per leucemia e tumori linfatici è passata da 22,5 (1990-1999) a 26,9 (2000-2003) casi per ogni 100.000 abitanti; la mortalità per leucemia e tumori linfatici di Arcugnano è passata da 16,8 (1990-1999) a 30,5 (2000-2003). A Zovencedo da 0 (1990-1999) a 127,6 (2000-2003)».

In buona sostanza, il pregevole studio della Toniolo evidenzia che la mortalità per tumore è più elevata nei Distretti Est, Sud-Est e Vicenza ed è minore (nel periodo 2000-2003) nel distretto Ovest. E’ sufficiente sovrapporre questo dato con la mappa che indica la dislocazione degli insediamenti militari USA, per  trarre le debite inferenze. La gravità del fenomeno purtroppo non riguarda solo Longare ed i paesi limitrofi, ma tutta la provincia di Vicenza considerato che la mortalità per leucemia e tumori linfatici nel medesimo periodo (1990-2003) si aggira attorno ai valori di 4 e 5 per ogni 100.000 abitanti in Italia e 6 in Veneto; la mortalità per tumore nel medesimo periodo si aggira tra 118 e 146 per ogni 100.000 abitanti in Italia e tra circa 123 e 165 in Veneto.
Il 14 luglio1993 il Comando Regione Militare Nord Est risponde così alla «Richiesta incontro chiarificatore» inoltrata dal Comune di Longare: «... si dichiara la disponibilità per eventuali contatti (...) ma non si ravvisa la necessità di un incontro chiarificatore in quanto non è previsto alcun potenziamento per le installazioni militari dell’A.c/a già esistenti in Longare fin dal 1972. Le relative Servitù sono già note a codesta Amministrazione».

Ma cosa è stato stipato a Site Pluto, in violazione del Trattato di non proliferazione (TNP) firmato dall’Italia nel 1968? Dalla documentazione ufficiale degli Stati Uniti d’America si evince un armamentario proibito dalle convenzioni internazionali, sulle armi di distruzione di massa: sessanta missili Nike Hercules destinati all’Aeronautica militare tricolore, caricabili sia con testata nucleare, sia convenzionale. E poi 42 missili MGM-52 Lance che avevano sostituito negli anni ’70 gli MGR-1 “Honest John” (i missili che giunsero a Vicenza con le prime truppe americane nel 1956). Il Lance caricava la testata nucleare W-70; fu prodotto tra il 1972 ed il 1991. I primi Lance arrivarono a Longare nel 1976. Erano missili a corto raggio (5-125 chilometri) che vantavano tuttavia una velocità Mach 3, ovvero superavano per 3 volte la velocità del suono. La testata W-70 fu realizzata dal 1973 al 1977, in 3 versioni di potenza variabile da 1 a 100 kilotoni. Tra il 1981 ed il  1983 fu prodotta una quarta versione (bomba ai neutroni) di potenza pari a circa 1 kilotoni. Le testate atomiche giacenti a Site Pluto furono rinnovate con la nuova versione (60 per cento a fusione e 40 per cento a fissione nucleare; in grado di annientare gli esseri viventi, risparmiando gli edifici). In un’inchiesta pubblicata dal settimanale Epoca l’11 giugno 1989, l’esperto Giulio di Vita calcolava una tonnellata di plutonio custodita illegalmente a Site Pluto.  

Negli anni ‘70 - in base ai dati del Pentagono “Fiscal Year 1970” - in Europa erano stoccati oltre 7 mila ordigni nucleari in più di 100 siti, e nel 60 per cento dei casi le autorità nordamericane avevano il controllo sia del deposito, sia del lancio. A Site Pluto allora c’erano 220 ordigni nucleari.

In un documento ufficiale della Commissione per l’energia atomica - Dipartimento della difesa - The Effects of Nuclear Weapons (Gli effetti delle bombe nucleari), datato 1962 si legge: «Le armi nucleari sono concepite con gran attenzione per esplodere solamente quando sono intenzionalmente innescate e fatte brillare. Nonostante ciò c’è sempre una possibilità, a seguito di circostanze accidentali, che inavvertitamente possa avvenire un’esplosione. Nonostante tutte le ragionevoli precauzioni che possano essere state prese per prevenire incidenti, ciò può comunque avvenire nelle aree di assemblaggio delle bombe, di loro immagazzinamento, carico e trasporto sul suolo o su un aereo o missile».

Non c’è da stupirsi che sia avvenuto un incidente, visto il considerevole numero di problemi più o meno gravi, che sono emersi e che hanno coinvolto le bombe atomiche. E’ una campionario documentato degli orrori quello stilato dal Centro per la difesa dell’informazione di Washington DC: infatti riporta 55 incidenti nel periodo tra il 1950 ed il 1980 «alcuni dei quali hanno disperso radioattività su suolo, mare ed atmosfera» anche nel Mediterraneo.  

Quello che milioni di italiani ancora non sanno e che nel 1992 a Site Pluto si è verificata una fuoruscita di materiale radioattivo da più ordigni nucleari W 78, per un crollo in una galleria in condizioni non ottimali. E così dovendo eliminare uno o più silos per missili si approfittò della situazione per inglobare nella colata di calcestruzzo anche quelle testate atomiche non più trasportabili in sicurezza.

Nel rapporto al Congresso USA denominato  “Assessment of  the  Safety  of  U.S. Nuclear  Weapons  and  Related Nuclear  Test  Requirements: A Post-Bush Initiative”Update” di R.E. Kidder del 10 dicembre 1991, si raffronta la sicurezza di vari tipi di ordigni e si scopre che, in particolare, il proiettile d’artiglieria da 155 mm con la testata nucleare W-48 ha un ‘voto di sicurezza’ pari a D, il più basso possibile, proprio perché non ha alcuno dei tre sistemi di sicurezza che lo studio in oggetto ritiene indispensabili. Votazione analoga ha la W-70 dei missili Lance. L’Autore si sofferma a lungo sulla possibile dispersione di plutonio a seguito di un impatto o incendio, ritenendola evidentemente possibile o addirittura probabile. Il documento prosegue con la sezione riguardante le risposte di Nuckolls (Direttore dei Laboratori di Livermore) alla lettera datata 19 novembre 1990 scritta da tre senatori (tra cui Ted  Kennedy) e due rappresentanti, la cui grande preoccupazione è trasparente. In particolare, è significativo il quarto quesito e la relativa risposta. Domanda: «Per quelle testate non programmate per il ritiro (dai depositi), quali dei rimanenti problemi di sicurezza nell’immagazzinaggio potrebbero essere alleviati ad un accettabile livello di rischio con restrizioni di trasporto aereo delle testate e/o altre restrizioni di manipolazione?». Risposta: «... (non è previsto il ritiro) delle bombe nucleari tattiche terra-terra a corto raggio, W-48 e W-79 AFAPs e W-70. Lance SSTMs. Dal punto di vista della sicurezza nessuna di queste (testate) dal momento che non hanno il sistema di protezione IHE dovrebbe essere trasportate in aria per il rischio di un’estesa dispersione di plutonio che potrebbe derivare da un’impatto e/o da un incendio».  

Il 17 ottobre 2006 il sito www.altravicenza.it riporta il resoconto di una conversazione con il titolare della ditta Comin Costruzioni Generali spa di Loria (TV) che ha ottenuto un appalto per l’escavazione di un milione di metri cubi all’interno dei colli Berici, per l’ampliamento di gallerie. Il Giornale di Vicenza del 3 febbraio 2007 riporta una precisazione della Setaf riguardante lavori in atto nelle basi di Longare e Tormeno. Precisano che si tratta di «interventi previsti da tempo e ritenuti necessari per evitare il degrado definitivo delle aree interessate”. La Bilfinger Berger, un’impresa tedesca specializzata nel trattamento dell’amianto, si aggiudica un importo di 862.000 USD per la base di Longare ed uno di 765.000 USD per il Tormeno (depositi di “munizioni per armi leggere di addestramento”). Una bricioletta di 556.000 USD per una ditta italiana (Cooperativa Muratori Riuniti) per opere stradali a Longare.  

Anno 2007, dichiarazione di Francesco Cossiga: «... Prendo atto con soddisfazione che nelle sue dichiarazioni non vi è coraggiosamente, nella linea già tenuta in quest’Aula dal suo Ministro della difesa, alcuna traccia di una revoca dell’autorizzazione del suo Governo data al Pentagono del raddoppio della base militare di Vicenza  che mi trova, ovviamente, americano e guerrafondaio, come sono, completamente favorevole - (applausi dai gruppi FI, AN e LNP) e della riunificazione su di essa del 173° reggimento d’attacco «Airborne» (il cui comandante ha ritenuto di dovermi regalare il distintivo), strumento del piano di dissuasione e di ritorsione anche nucleare denominato "Punta di diamante"»

 Il 16 aprile 2008 venne sottoscritto dal Dipartimento della difesa e dal ministero della difesa italiano un accordo tecnico sulle infrastrutture militari in uso alle forze statunitensi nell’area vicentina che inseriva Site Pluto, sotto il nome di Current Operations and Intelligence Center, tra quelle “finanziate sia dagli Stati Uniti d’America che dalla Nato” ma di “uso esclusivo Usa”. Secondo il memorandum, l’area militare si estende per 259.439 mq. ed un perimetro di 2,737 km. e il suo utilizzo “principale” è per il “supporto operativo, di comando e controllo C2, amministrativo e logistico e addestrativo di SETAF e delle unità operative ad esso assegnate”. L’annesso all’accordo contiene un dettagliato elenco dei fabbricati esistenti a Longare: tre centri addestramenti comando, alcune caserme-alloggio per le truppe, una centrale termica, cabine elettriche, un centro fitness, gli uffici comandi riservati, un edificio “materiali classificati”, officine di manutenzione veicoli, diversi magazzini equipaggiamento da campo, una stazione di pompaggio con impianto trattamento acque, un’antenna telecomunicazioni. Nel complesso ci sono infine alcune “strutture addestrative telematiche e per comunicazione”.

Con l’attivazione di US Army Africa, la base di Longare è stata adibita allo stoccaggio di equipaggiamenti e attrezzature destinati agli interventi nel continente africano e come centro di addestramento per le unità di pronto intervento statunitensi. Nel gennaio 2009, l’infrastruttura è stata utilizzata durante l’esercitazione congiunta Lion Focus, sotto la supervisione del Comando di US Africom (Stoccarda) e del Joint Warfighting Center (JWFC) di Norfolk (Virginia), per “preparare il quartier generale della joint task force SETAF-US Army Africa, nell’assunzione del comando delle operazioni in Corno d’Africa in supporto delle missioni assegnate alla Combined Joint Task Force - Horn of Africa (CJTF-HOA)”, la forza militare di più di 2.000 uomini di stanza a Gibuti. Sempre secondo il comunicato emesso da US Africom “l’attività addestrativa ha consentito di sviluppare la prontezza organizzativa, esercitare le capacità di pianificazione e simulare azioni di pronto intervento”. Nel maggio 2011, nel corso di un’altra esercitazione congiunta, è stata attivata a Site Pluto una specifica postazione di comando di “pronto intervento” (Early Entry Command Post - EECP) divenuta recentemente un centro di comando ancora più grande (Forward Command Post – FCP) per sovrintendere alle future esigenze operative e di pronto intervento in guerra di uomini, mezzi ed equipaggiamenti di US Army Africa. «Non è escluso che il riesumato Site Pluto servirà anche a esercitazioni di guerra nucleare - ha denunciato il ricercatore Manlio Dinucci sul quotidiano Il manifesto - E di nuovo, eventualmente, come deposito e centro di manutenzione di armi nucleari, soprattutto quando gli F-16 e i Tornado verranno sostituiti dai caccia F-35 di quinta generazione, per i quali è stata progettata la nuova bomba nucleare B61-12 e al cui lancio si prepareranno anche gli F-35 italiani».

Altri depositi nucleari erano i seguenti: sito Algol a Palù di Orsago (TV) associato alla caserma di Codognè, sito Rigel a Naz-Sciaves (BZ) nei pressi della caserma di Elvas, sito Aldebaran di Chiarano (TV) dipendente dalla caserma di Oderzo, site Castor di Alvisopoli (VE), dipendente dalla caserma di Portogruaro.


riferimenti:























Giulio Di Vita, “L'atomica in giardino”,  Epoca, 11 giugno 1989.

Alessandro Mognon, “Longare, polveriera nucleare” , Nuova Vicenza, 18 giugno 1989.

Alessandro Mognon, “Tracce di radioattività a Site Pluto e i militari cementano una galleria – Inviato in segreto dagli Stati Uniti un reparto speciale a Longare”, Nuova Vicenza, 5 giugno 1992.

Clerici, Poli, Ragni, “La storia delle armi nucleari in Italia”, in Rivista italiana di difesa, 2 giugno 1996.

Gianni Lannes, ITALIA, USA E GETTA, Arianna Editrice, Bologna 2014.


Senato della Repubblica – 117ª Seduta Pubblica – Resoconto sommario e stenografico – mercoledì 28 febbraio 2007.

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