13.10.15

INQUINAMENTO NUCLEARE IN ITALIA: CERTIFICATO DALL’ISPRA




 di Gianni Lannes

Sulla carta sono state chiuse ma non proprio disattivate dopo il primo referendum del 1987, eppure le centrali nucleari (ma non solo) del Belpaese continuano a vomitare veleni radioattivi nell’aria, nell’acqua e nella terra. Le prove? I dati ufficiali dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, elaborati sulla base dei dati forniti dagli operatori e pubblicate nell’Annuario dei dati ambientali 2014-2015. L'Ispra però, nei suoi rilievi tecnici e scientifici, dimentica la centrale nucleare militare di San Piero a Grado, in provincia di Pisa, ma soprattutto l'inquinamento nucleare provocato nella colonia tricolore, dalle basi di guerra United States of America.



Le conseguenze? Malattie e morte sotto forma di cancro. Come attesta la letteratura scientifica, anche dosi infinitesimali di radioattività sono in grado di innescare processi di mutagenesi e cancrogenesi. Non solo: l’ignaro popolo italiano paga pure l’onere economico (in bolletta elettrica) per un decommissioning (il complesso delle operazioni di decontaminazione, smontaggio e rimozione delle strutture e delle componenti di un impianto nucleare al termine del proprio ciclo produttivo) fantasma della Sogin. Attualmente, ci sono in Italia ben 23 depositi di scorie nucleari (senza contare le aree di stoccaggio ecomafioso a tempo indeterminato), di cui 8 definitivi, ed il governo non rende ancora di pubblico dominio la mappa delle aree potenzialmente idonee (si fa per dire!) ad ospitare il cosiddetto “deposito unico nazionale”. Si tratta del primo ed unico caso al mondo, di un sito dove saranno allocate in superficie anche i rifiuti di terza categoria ( i più pericolosi, ad emivita plurimillenaria). E Renzi che fa? Addirittura, non risponde agli atti parlamentari in materia.

















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