28.9.15

“ELIMINATE MATTEI”: PAROLA DI DE GAULLE





di Gianni Lannes

Il movente è l’indipendenza dell’Algeria, vale a dire la perdita degli idrocarburi sepolti nel deserto. Il vero mandante dell'omicidio su commissione è il famigerato generale Charles De Gaulle, in qualità di presidente della repubblica. Il sabotatore dell’aereo di Mattei era un certo Laurent. Il 26 ottobre 1962 lo Sdece francese aveva ricevuto la notizia in esclusiva da Graziano Verzotto che Mattei sarebbe ripartito il giorno dopo da Catania. A quel punto fu impartito l’ordine: “procedere”. Il giorno seguente Laurent accompagnato da un finto ufficiale dei carabinieri riuscì a collocare l’esplosivo dietro al cruscotto del Morane Saulnier 760. Così è stato eliminato lo statista italiano: il giornalista Mauro De Mauro aveva fatto questa scoperta nel 1970, e così fu fatto sparire.

Nel 2003 ha scritto l'allora pm della Procura di Pavia Vincenzo Calia (richiesta di archiviazione): «è inequivocabilmente provato che l’I-Snap precipitò a seguito di una esplosione limitata, non distruttiva, verificatasi all’interno del velivolo». La ricostruzione del magistrato dimostra che la carica esplosiva «fu innescata dal comando che abbassava il carrello e apriva i portelloni di chiusura dei suoi alloggiamenti».


Graziano Verzotto è il doppiogiochista come Licio Gelli già dai tempi di Salò, che la sera del 20 ottobre 1962 convince Mattei a tornare nuovamente in Sicilia. E’ l’unico che conosce i dettagli del volo da Catania a Milano. Negli anni ‘70 fugge a Parigi per evitare il mandato di cattura per una storia di fondi neri versati a Sindona. Nella capitale francese rimane latitante per un ventennio, ben protetto dai servizi segreti francesi.
Ecco cosa si legge di Verzotto in una nota del Sisde agli atti del processo De Mauro in Corte d’assise a Palermo:

«Il noto latitante Graziano Verzotto dimorerebbe nella capitale francese sotto  adeguata copertura dei servizi di sicurezza di quel Paese. In effetti l’ex presidente dell’Ente minerario siciliano sarebbe entrato in contatto con i predetti organismi già in epoca precedente la sua latitanza. I rapporti risalirebbero, in particolare, ai tempi della questione petrolifera algerina a dei programmi di scambi economico commerciali con quella nazione (…) In tale contesto i servizi di sicurezza francesi avrebbero avvicinato il Verzotto, capo ufficio pubbliche relazioni dell’Eni in Sicilia, al fine di persuadere e scongiurare il presidente Mattei dal concludere l’accordo con il nuovo governo algerino».

Il 6 novembre 1962 Mattei avrebbe dovuto incontrato ad Algeri, il presidente Ben Bella, per firmare un accordo commerciale sullo sfruttamento petrolifero del Sahara.
Ecco cosa ha dichiarato nel 2010, ad Algeri, alla presenza dell’ambasciatore italiano Cantini, nel corso di un’iniziativa per ricordare Mattei, (“Enrico Mattei e la Rivoluzione Algerina”) Dahou Ould Kablia, ex - Collaboratore del Ministro Abdelhafid Boussouf e presidente dell’ Associazione dei Reduci del M.A.L.G.:

«L’esperienza pratica di Enrico Mattei e i suoi consigli avveduti ispirarono profondamente il gruppo di lavoro algerino nel definire le grandi linee di una strategia di negoziato capace d’apportare all’ Algeria le soluzioni più vantaggiose per lo sfruttamento delle risorse petrolifere del sottosuolo sahariano (…)Più d’ogni altro dossier, fu questo il dossier che intaccò profondamente le velleità della parte francese di conservare interessi sostanziali nel settore vitale dell’energia, grazie al quale la Francia mirava a costruire uno sviluppo economico sfuggendo alla tutela delle multinazionali. Questo fallimento risvegliò il demone della «vendetta fredda», che si tradurrà sfortunatamente nell’eliminazione, a brevi intervalli, da parte dei servizi speciali francesi, delle due personalità ch’essi consideravano, a torto o a ragione, all’origine della loro umiliazione, cioè Salah Bouakouir, ritenuto la “fonte” ed Enrico Mattei, il “consigliere”, che si riteneva sarebbe diventato il concorrente più temibile per gli interessi francesi in Algeria all’indomani dell’indipendenza».

Il governo francese, peraltro è anche dietro la strage di Ustica (insieme al governo Cossiga e soprattutto al governo israeliano), e all’uccisione di ben 20 marinai della nave Hedia, di cui 19 italiani. Per una semplice rogatoria a Parigi occorre forse un giudice a Berlino?

riferimenti:

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=MATTEI 

http://www.ambalgeri.esteri.it/Ambasciata_Algeri/Menu/Ambasciata/News/Dall_Ambasciata/Enrico_Mattei_e_l_Algeria.htm

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