18.8.15

L’ITALIA VENDE SEMPRE PIU’ ARMI A NAZIONI IN GUERRA





 di Gianni Lannes

Esportazioni sempre più illegali, compresa la vendita a nazioni belligeranti di armi a microonde e trasparenza governativa inesistente. Non ci credete? Date un’occhiata alla relazione del governo Renzi consegnata il 30 marzo scorso a Camera e Senato, già sepolta e tombata a Roma. Nel 2014 il Ministero degli Esteri ha autorizzato esportazioni militari verso l’Arabia Saudita per un valore di 300 milioni di euro, consistenti in artiglieria, bombe, missili, razzi e velivoli, inclusi parti di ricambio dei caccia Eurofighter. Analogo il valore, 304 milioni, dell’export autorizzato verso gli Emirati Arabi Uniti: blindati, armi a microonde, bombe, missili, armi pesanti, leggere e munizioni e velivoli. Seguono, tra gli altri clienti mediorientali, l’Egitto (32 milioni), il Bahrein (25 milioni), la Giordania (11 milioni), il Qatar (1,6 milioni) e il Kuwait (0,4 milioni): tutti impegnati nella sanguinosa guerra in Yemen – oltre che nella crociata bellica anti Isis in Iraq e Siria. 




Nessun onorevole denuncia la situazione, se non le associazioni per il disarmo e la rivista Nigrizia. Il 30 marzo scorso, il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Graziano Delrio ha inviato alle relative Commissioni di Camera e Senato la “Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell'esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento” riferita all'anno 2014. Il documento dell'esecutivo Renzi, tuttavia, è carente di informazioni fondamentali: infatti, non fornisce dati sulle singole operazioni autorizzate, ovvero le transazioni bancarie. Eppure, gli strapagati parlamentari da destra a sinistra transitando per il centro, non fiatano, vale a dire non adempiono al loro precipuo ruolo di controllo del governo. A dirla tutta, è dal 2008 che senatori e deputati non compiono il loro dovere di controllo istituzionale.

Ecco i numeri ufficiali. Nel 2014 il valore globale delle licenze di esportazione è tornato a salire superando quello del 2013. Le destinazioni privilegiate sono Nordafrica e Medio Oriente (28%). Oltre 2,5 miliardi di transazioni bancarie segnalate, in cima Deutsche Bank e le italiane BNL e Unicredit. Per l’Italia Riyad si conferma il primo cliente extra-Nato, in violazione della legge 185/90 che impedisce di esportare armamenti verso paesi in guerra. Seguono tutti gli altri paesi arabi attualmente belligeranti in Yemen, Emirati Arabi in testa, destinatari di enormi forniture militari italiane.
Non è solo che aumentano ancora le armi prodotte in Italia per l’esportazione. I caccia militari sauditi, compresi gli Eurofighter acquistati da Finmeccanica, continuano a bombardare lo Yemen. E sono affiancanti nell’offensiva delle forze aeree di Emirati Arabi, Egitto, Bahrein, Giordania, Qatar e Kuwait: anche questi clienti dell’industria bellica italiana. Proprio così, le armi italiane arrivano dove non dovrebbero.  Eppure quelle stesse armi in Yemen colpiscono obiettivi militari dei ribelli sciiti ma anche abitazioni, ospedali, campi profughi, strade, ponti, mercati, mezzi pubblici, fabbriche, uffici postali, e magazzini delle organizzazioni internazionali.
Secondo L’Organizzazione Mondiale della Sanità, «solo le prime tre settimane di bombardamenti (25 marzo-15 aprile) hanno provocato la morte di almeno 650 civili – tra cui 150 bambini – oltre a 2.200 feriti e 150mila sfollati». Altre centinaia di civili sono morti nelle ultime settimane: 58 solo il primo maggio nel bombardamento dell’ospedale Raheda nei pressi della città di Taiz. Onu, Amnesty e Human Rights Watch denunciano gravissimi crimini di guerra, compreso «l’uso di armi vietate come le bombe a grappolo».

Il Medio Oriente in guerra si conferma il miglior partner commerciale dell’industria militare italiana (28% del mercato), che nel 2014 ha registrato una netta ripresa dell’export rispetto all’anno precedente: +23% per le autorizzazioni alle esportazioni definitive (2.65 miliardi), quadruplicate quelle alle esportazioni temporanee (1,6 miliardi) e +21% per le consegne effettuate (3,3 miliardi). Un risultato importante per il comparto bellico nazionale e per il suo più stretto alleato commerciale: le banche che gestiscono le transazioni finanziarie tra i governi. La parte del leone la fa Deutsche Bank con il 32% delle operazioni (832 milioni), seguita da Bnp Paribas con il 13%  (328 milioni) e Barklays con il 10% (269 milioni). Al business partecipano ovviamente anche le banche italiane: BNL (6,6%, 172 milioni), Unicredit (5,3%, 138 milioni), Banco di Brescia (4,4%,  114 milioni), UBI Banca (3,3%, 85 milioni), Intesa San Paolo (1,9%, 50 milioni), Banca Valsabbina (1,5%, 40 milioni), Banca Etruria (1,5%, 40 milioni), Carispezia (34 milioni), BP Emilia Romagna (33 milioni), CR Parma e Piacenza (11 milioni), Carige (8 milioni) e altre con operazioni per importi minori (BCC Cernusco, BP Spoleto, Banca delle Marche, BPM, BP Friuladria, Banca della Versilia e Lunigiana).

La trasparenza di Renzi? Un dettaglio oscurato, una chiacchiera per imbonire l’uditorio nazionale, già addomesticato al peggio. Per non dimenticare: ben quattro giornalisti italiani, nel 1980 Graziella De Palo ed Italiano Toni, e poi nel 1994 Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, sono stati assassinati per volere del Sismi, poiché avevano scoperto il coinvolgimento diretto nella vendita fuorilegge di armi dello Stivale tricolore. Ecco perché i segreti di Stato persistono e certe verità sono indicibili. infine, non vi sorprendete se profughi e migranti che fuggono dalle nuove guerre coloniali approdano anche in Italia, o peggio annegano nel Mediteraneo.

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