12.5.15

ALEXANDROS PANAGULIS





di Gianni Lannes

Sono trascorsi 39 anni dall’assassinio di Αλέξανδρος Παναγούλης. Alekos ha rappresentato nella mia vita qualcosa di fondamentale, un esempio di straordinaria dignità. Il suo ricordo di combattente della libertà è indelebile: le sue idee vivono. Non arrendersi mai. Non durante gli interrogatori, le torture, i processi farsa, la prigionia; ma neanche dopo, dinanzi all’indifferenza, ai compromessi, alla cattiva politica. Mai un passo indietro. Panagulis è stato assassinato la notte tra il 30 aprile e il primo maggio del 1976. Il governo ellenico dell'epoca alle dipendenze come l'attuale dello zio Sam, fece passare il delitto per un incidente.

Nel libro Intervista con la storia, Oriana Fallaci gli chiede: «“Alekos, cosa significa essere un uomo?”-  E lui risponde: “Significa avere coraggio, avere dignità. Significa credere nell'umanità. Significa amare senza permettere a un amore di diventare un'ancora. Significa lottare. E vincere. Guarda, più o meno quel che dice Kipling in quella poesia intitolata Se”.» Il 5 maggio del 1976 si celebrarono ad Atene i funerali di Alekos. E' stata la più grande manifestazione popolare greca.

Αλέκος è stato un rivoluzionario e poeta greco, considerato un eroe nazionale della Grecia moderna. A causa del suo fallito attentato contro il dittatore Georgios Papadopoulos, sostenuto dalla Central Intelligence Agency e dal dipartimento di Stato USA, venne perseguitato, torturato e imprigionato a lungo, fino alla sua liberazione dopo una mobilitazione internazionale. È protagonista del libro Un uomo della Fallaci. Della giornalista e scrittrice fiorentina, comunque, non ho apprezzato la sue deriva finale contro l'Islam. In ogni caso, questo romanzo ispirato da una storia vera, è mirabile.

Panagulis e Pertini
 
di Oriana Fallaci

… Alle due del pomeriggio erano cinquecentomila, alle tre un milione, alle quattro un milione e mezzo, alle cinque non si contavano più. Non venivano soltanto dalla città, da Atene. Venivano anche da lontano, dalle campagne dell’Attica e dell’Epiro, dalle isole dell’Egeo, dai villaggi del Peloponneso, della Macedonia, della Tessaglia: coi treni, coi battelli, con gli autobus, creature con due braccia e due gambe e un pensiero proprio prima che la piovra li inghiottisse, contadini e pescatori con l’abito della domenica, operai con la tuta, donne coi bambini, studenti. Il popolo insomma. Quel popolo che fino a ieri t’aveva scansato, lasciato solo come un cane scomodo, ignorandoti quando dicevi non lasciatevi intruppare dai dogmi, dalle uniformi, dalle dottrine, non lasciatevi turlupinare da chi vi comanda, da chi vi promette, da chi vi spaventa, da chi vuole sostituire un padrone con un nuovo padrone, non siate gregge perdio, non riparatevi sotto l’ombrello delle colpe altrui, lottate, ragionate col vostro cervello, ricordate che ciascuno è qualcuno, un individuo prezioso, responsabile, artefice di se stesso, difendetelo il vostro io, nocciolo di ogni libertà, la libertà è un dovere, prima che un diritto è un dovere. Ora ti ascoltavano che eri  morto… andai alla ricerca della tua fiaba. La solita fiaba dell’eroe che si batte da solo, preso a calci, vilipeso, incompreso. La solita storia dell’uomo che rifiuta di piegarsi alle chiese, alle paure, alle mode, agli schemi ideologici, ai principi assoluti da qualsiasi parte essi vengano, di qualsiasi colore si vestano, e predica la libertà. La solita tragedia dell’individuo che non si adegua, che non si rassegna, che pensa con la propria testa, e per questo muore ucciso da tutti…

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