8.4.15

MARI D'ITALIA: DISCARICA D’EUROPA





di Gianni Lannes

Al largo di Mattinata, un borgo garganico incastonato nella natura, dove da alcuni anni si manifestano incredibili patologie tumorali - proprio come a Manfredonia, Vieste, Peschici, Rodi Garganico e Lesina - esattamente a 4,4 miglia nautiche dalla testa del Gargano (sulla carta istituzionale parco nazionale dal 1991), giace ad appena 17 metri di profondità, una misteriosa nave, lunga ben 130 metri e larga 25. Cosa è sepolto nella sua stiva? E perché non risulta questa oscura presenza nel registro dei sinistri marittimi della guardia costiera di Manfredonia? E non si tratta di un relitto bellico risalente alla prima o seconda guerra mondiale, come si evince dalla disamina della mappa stilata dalla marina miitare. Non è l’unico scafo misterioso, bensì il trentaduesimo noto che, dalle Isole Tremiti a Gallipoli, unitamente a centinaia di container (chiamati “cassoni” dai pescatori locali), scaricati da navi in transito, infestano il mare di Puglia. Un fenomeno ecomafioso che nel marzo del 1998 ha provocato l’affondamento del peschereccio Orca Marina, e la morte di due lavoratori del mare. D’altronde, la situazione è nota al governo regionale del sedicente ecologista Nichi Vendola, ufficialmente almeno dal 2005. 



mappa navi dei veleni, container di rifiuti, bombe chimiche alleate e ordigni radioattivi Us Air Force


Dopo dieci anni, però, non è stata avviata alcuna bonifica o messa in sicurezza degli 800 chilometri costieri di Adriatico e Jonio, nonostante le promesse pubbliche datate ottobre 2009, dell'assessore regionale Guglielmo Minervini (Piddì). Anche la Direzione marittima di Bari, così come Maricogecap (il comando generale delle guardie costiere) ed il ministero dell’Ambiente, sono al corrente, ma non hanno mosso un dito. Il giochetto della autorità politiche, amministrative e sanitarie è sempre quello di minimizzare o di negare i fatti documentati e tragici che recano danni alla salute pubblica.

Ma chi se la ricorda dopo 11 anni e il depistaggio del governo Berlusconi nel 2009 (grazie all’intervento del suo amico Attanasio e alla nave mare Oceano), con la vicenda di Cetraro (che ha visto la partecipazione  dell’attuale presidente del senato tale Grasso, e dell’allora ministro al ramo Prestigiacomo), la rivelazione, anzi l’ammissione del sottosegretario di Stato Cosimo Ventucci? Correva verso non si sa quale meta l’anno 2004. Era esattamente il 15 luglio: la seduta parlamentare - presieduta da Mastella - segnava il numero 491. Parole testuali in risposta all’interpellanza urgente numero 2/01216 del 16 giugno 2004:

«Per quanto riguarda l'esistenza e l'attività di una rete internazionale per il traffico illecito di rifiuti pericolosi e radioattivi via mare, si precisa che la Commissione monocamerale di inchiesta sul ciclo dei rifiuti, istituita nella precedente legislatura, si è già occupata di questi traffici. Evidenti segnali di allarme si sono colti in alcune vicende giudiziarie, da cui è emersa una chiara sovrapposizione tra queste attività illegali ed il traffico di armi. In particolare, l'inchiesta condotta dalla procura di Lecce ha individuato il cosiddetto Progetto Urano, finalizzato all'illecito smaltimento, in alcune aree del Sahara, di rifiuti industriali tossico-nocivi e radioattivi provenienti dai paesi europei. Numerosi elementi indicavano il coinvolgimento nel suddetto traffico di soggetti istituzionali di Governi europei ed extraeuropei, nonché di esponenti della criminalità organizzata e di personaggi spregiudicati, tra cui il noto Giorgio Comerio, faccendiere italiano - come lei ha ricordato, onorevole Vianello - al centro di una serie di vicende legate alla Somalia ed alla illecita gestione degli aiuti della direzione generale per la cooperazione e lo sviluppo. Il progetto prevedeva il lancio dalle navi di penetratori, cilindri metallici a forma di siluro, caricate con scorie radioattive vetrificate o cementate e chiuse in contenitori di acciaio inossidabile che si depositavano sino a 50-80 metri al di sotto del fondale marino. In alternativa si simulava l'affondamento accidentale della nave con l'intero carico pericoloso, lucrando, così, anche il premio assicurativo; tali circostanze sono state confermate dalle indagini su alcuni naufragi nel Tirreno e nello Ionio di navi assicurate dalla Lloyds di Londra. Le indagini avviate dalla magistratura calabrese nel 1994 su alcuni affondamenti sospetti nel Mediterraneo e, in particolare, lungo le coste calabresi e ioniche, hanno evidenziato un ruolo chiave del faccendiere Giorgio Comerio, in contatto con noti trafficanti di armi e coinvolto anche nella fabbricazione di telemine destinate a paesi come l'Argentina. Ulteriori indagini presso la procura di Brescia hanno evidenziato l'affondamento doloso, a Capo Spartivento, di una nave, la Rigel, carica di materiale radioattivo. Per tale attività criminosa operava, a livello internazionale, una holding denominata ODM (Ocean Disposal Management), dedita all'inabissamento in mare di rifiuti radioattivi e tossico-nocivi con i penetratori, facente capo al Comerio. Inoltre, da una attenta analisi dei documenti, è emerso un imponente progetto per lo smaltimento in mare dei rifiuti radioattivi, con la scelta dei vari siti che, nel pianeta ed anche nel mar Mediterraneo, avrebbero raccolto simili pericolosi rifiuti. In particolare, il Comerio, peraltro noto trafficante di armi, aveva in animo di modificare una nave RO-RO (le stesse navi utilizzate per affondare le scorie radioattive), precisamente la Jolly Rosso, per la costruzione di particolari ordini (le telemine) o per l'alloggiamento e il lancio dei penetratori. Successivamente, il Lloyd di Londra appurava che la Jolly Rosso si era spiaggiata nel dicembre del 1990 al largo di Capo Suvero, nel territorio di Lamezia Terme, e rottamata. Che l'affondamento delle «carrette» del mare fosse un sistema conosciuto nelle varie marinerie come metodo di comode truffe alle società assicuratrici e come sicuro metodo occulto ed insospettabile per la creazione di discariche abusive di rifiuti pericolosi in mare, è stato ammesso e dichiarato apertamente dal socio di Comerio, Marino Ganzerla, che ha specificato come questo sistema interessi i mari del mondo da almeno dieci anni. Dai registri dei Lloyd's si rileva, infatti, che numerose sono le navi affondate in modo sospetto nel Mediterraneo. Tra queste, assumono particolare rilievo, oltre alla Rigel, la motonave ASO, affondata il 16 maggio 1979 al largo di Locri, carica di 900 tonnellate di solfato ammonico, e la motonave Mikigan, carica di granulato di marmo, affondata il 31 ottobre 1986 nel mare Tirreno. Fortemente sospetto è anche l'affondamento della Four Star I, battente bandiera dello Sri Lanka, con carichi vari, affondata il 9 dicembre 1988 in un punto neppure noto dello Jonio meridionale, durante il viaggio da Barcellona ad Antalya (in Turchia)».

L’onorevole Michele Vianello, autore dell’atto parlamentare testé citato, ribadì contestualmente in quella stessa sede: «La gravità del caso è testimoniata anche dalla risposta del Governo, perché, chiaramente, vi è il dolo. Il fenomeno delle «carrette del mare a perdere» continua a sussistere».  

Dunque, accuse circostanziate e pronunciate nella massima sede istituzionale da un esponente del governo tricolore. Comerio, come tanti altri protagonisti di questa vicenda, non ha subito conseguenze giudiziarie per le sue conclamate attività ecomafiose. L’Italia è stata trasformata in una gigantesca discarica dell’Europa, grazie al beneplacito dei governanti italidioti, già a partire dagli anni Ottanta. Nel ponderoso e documentato elenco dei 180 affondamenti sospetti su cui indagava il capitano della guardia costiera, Natale De Grazia, assassinato dal Sismi nel 1995 mentre era in missione con due carabinieri per conto della Procura di reggio Calabria, c'erano pure alcune carrette inabissate nell'Adriatico, imbottite di scorie radioattive, come la Anni e la Euroriver, colate a picco dolosamente nell'Alto Adriatico, una addirittura a ridosso di Pesaro. Tutte situazioni di cui il governo italiano ed il Parlamento sono perfettamente a conoscenza.


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