30.4.15

LE PRIME BOMBE ATOMICHE SCOPPIERANNO IN EUROPA

di Gianni Lannes


La catastrofe nucleare è alle porte, ma l’opinione pubblica è già pericolosamente assuefatta all’idea di un genocidio finale. D'altronde le masse di lobotomizzati dalla tv, dal tifo calcistico, dal gioco d'azzardo statale e dalla violenza dilagante non se ne curano proprio. Il vecchio continente è imbottito di ordigni nucleari, Italia compresa. E perfino nel Mediterraneo, le forze armate di Washington hanno disseminato mine atomiche “intelligenti”: un complesso reticolo comandabile via satellite. Non è fantascienza, ma l’ennesimo segreto di Stato succube della follia nordamericana. 

Attenzione: nella repubblichetta delle banane solo qualcuno sarà salvato. C’è un rifugio antiatomico per pochi privilegiati. Non si tratta di cittadini qualsiasi, ma di una ristrettissima cerchia destinata a sopravvivere alla guerra atomica, mentre tutti gli altri 60 milioni saranno colpiti dalle radiazioni.

Se scoppia la preannunciata guerra nucleare (l'ultima del genere umano), Usa e Russia inizieranno a scontrarsi definitivamente sul nostro continente. Il destino dell’Italia dipenderà dal Pentagono. Quindi, siamo già considerati numeri spacciati, cavie sacrificabili dalla ragion di Stati stranieri. 

Non è un mistero perfetto. Tutto previsto e preventivato già dalla direttiva presidenziale 59 del 24 luglio 1980, a firma del presidente Carter. La PD 59 ha aumentato la possibilità di una nuova guerra nucleare su scala limitata. Che c’è allora di nuovo? Mister Obama - da cui prendono ordini i governanti fantoccio dell’Europa - nell’ultimo summit della Nato ha scaldato i motori. Ovviamente, ogni mossa militare viene accompagnata da un lavoro di depistaggio e disinformazione pilotata.

Tecnologicamente il belpaese non è attrezzato per difendersi in un’eventualità di questo genere, tant’è che addirittura non sono noti alla popolazione i piani di emergenza atomica nei 12 porti dello Stivale, dove periodicamente attraccano unità a propulsione e armamento nucleare degli “alleati”. Non abbiamo neanche i rifugi adatti, se si eccettua il bunker costruito per ospitare, in caso d’emergenza, i quattrocento che contano, ovvero politicanti di vertice e militari scelti, e se pure si fa eccezione per iniziative spontanee di privati qua e là per l’Italia, l’emergenza antiatomica da noi è ancora affidata alle inefficaci cantine. Praticamente zero. In Olanda il 30 per cento della popolazione dispone di un rifugio; 60 per cento in Norvegia; 70 per cento in Russia; 90 per cento in Svizzera e 100 per cento in Israele.

In caso di esplosione atomica, è stato calcolato, durante le prime 48 ore servono tre litri di sangue a persona per trasfusioni urgenti, per almeno il 65 per cento dei colpiti. Oltre ai rifugi e alla banca del plasma occorrono centri di decontaminazione per persone e ambiente. Quasi nulla, allo stato attuale, dove basta un temporale per paralizzare l’ex giardino d’Europa. Figuriamo la pioggia telecomandata di atomiche.

Lo zio Sam ritiene possibile una guerra atomica almeno inizialmente limitata e selettiva. Inizierebbe con un attacco a obiettivi militari per culminare, in un secondo tempo contro bersagli civili. Non è un’atroce fantasia. Riguarda l’affollatissima Europa, succube di Washington, o meglio del complesso militar-industriale a stelle e strisce. Il vecchio continente è il primo teatro di una prova di forza tra le due superpotenze contrapposte. L’Italia, usata come una portaerei, non solo è una pedina chiave nel fianco sud dell’alleanza atlantica, ma soprattutto un obiettivo sensibile, in quanto ospita da nord a sud, isole comprese, un mastodontico arsenale nucleare segreto, targato United States of America. L’apparato difensivo italiano è superfluo, anche perché è tramontata la triade: i tre livelli un tempo possibili. La guerra fredda, iniziata con il bombardamento di Hiroshima nel 1945, non è mai finita.

A proposito: chi ha deciso nella colonietta a strelle e strisce che a salvarsi saranno solo in 400, a fronte di una popolazione di 60 milioni di abitanti?


riferimenti:














































          




          




























6 commenti:

  1. Sembra che una categoria di persone che si sono erette a gestire le sorti del nostro pianeta siano sempre più affascinate dalla suggestione del male e dalla sofferenza altrui. Non anno più limiti in questo senso e si specializzano sempre più e con maggiore interesse a perseguire questo progetto. L'indifferenza della maggior parte dell'umanità di fronte a questo progetto penso sia divenuta anche una forma di difesa di fronte all'impotenza personale che ognuno prova nei riguardi di tanta tecnologia creata per offendere. Che fare ? Cristallizzarci nelle proprie abitudini e abbassare la testa ignorando questa realtà o cercare di reagire a tanta violenza programmataci pur sentendoci una goccia di acqua nell'oceano. A me però piace pensare che tante gocce d'acqua i scavano la pietra più dura e fanno germogliare il seme.

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  2. Anno senza h è davvero unica, rimasta nel pc, scusate !

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  3. Anno senza h siamo umani non mostri come una certa categoria di persone !
    Oggi seduta sull'erba di un parco si parlava con un amica mentre si ascoltava al microfono persone che parlavano dell'autodeterminazione dei popoli e siamo arrivati alle sue stesse conclusioni !

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  4. Ciao Gianni ma dove recuperi questi documenti riservati??

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  5. ITALIA, USA E GETTA, Arianna Editrice, Bologna, 2014.

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  6. http://it.sputniknews.com/italia/20150507/357678.html

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Gradita firma degli utenti.