19.3.15

MINO PECORELLI: OMICIDIO IMPUNITO SU COMMISSIONE



Mino Pecorelli



 di Gianni Lannes

Roma, 20 marzo 1979. Carmine Pecorelli, detto Mino, è appena uscito dalla redazione di OP, il periodico da lui diretto. Quattro colpi di pistola calibro 7.65, uno in faccia e tre nella schiena, arrestano la sua vita. Il 17 novembre 2002 la corte d’Appello di Perugia condanna a 24 anni di reclusione il senatore a vita Giulio Andreotti e il capomafia Gaetano Badalamenti, per l’assassinio di Pecorelli. Il 30 ottobre 2003 la Cassazione annulla senza rinvio la sentenza della Corte d’Appello di Perugia. Così l’omicidio Pecorelli resta senza colpevoli.

Cosa sapeva Mino Pecorelli tanto da fargli annunciare il 15 marzo 1978 che sarebbe accaduto qualcosa di gravissimo in Italia? Fu ucciso per le verità che avrebbe portato allo scoperto il ruolo di Cossiga e Andreotti nell'eliminazione dello statista Aldo Moro?

Il 15 marzo 1978, alla vigilia della strage di via Fani e del rapimento di Moro, l’agenzia OP puntualizzò: «Mercoledi 15 marzo il quotidiano Vita sera” pubblica in seconda pagina un necrologio sibillino: “2022 anni dagli idi di marzo il genio di Roma onora cesare 44 a.C.-1978 d.C.”. Proprio le idi di marzo del 1978 il governo Andreotti presta il suo giuramento nelle mani di Leone Giovanni. Dobbiamo attendere Bruto? chi sarà? E chi assumerà il ruolo di Antonio, amico di Cesare? Se le cose andranno così ci sarà anche una nuova Filippi?». E ancora, sempre su OP, settimanale del 28 marzo 1978 annotò: «Aspettiamoci il peggio, gli autori della strage di via Fani e del sequestro Moro di Aldo Moro sono dei professionisti addestrati in scuole di guerra del massimo livello…». 

Ecco quanto ha scritto Pecorelli il 12 dicembre 1976 su OP: «Notizie si sa, ad un certo livello non esistono. Esistono invece fughe di notizie. Cioè quelle soffiate, quelle indiscrezioni con cui ciascun centro di potere in questa Repubblica pluralistica cerca di condizionare, ammonire, minacciare altri centri di potere. In questo senso, parlare di “giornalisti spia” è parlare di acqua fresca. Il giornalista è insieme una spia e il suo contrario. Spia in quanto per accedere a certe informazioni deve stabilire dei contatti con determinati centri di potere, magari tappandosi il naso, ma senza timori virginali sul candore delle proprie mani. Antispia, perché offre subito al suo pubblico ogni indiscrezione della quale entra in possesso. Il giornalista, insomma, può correre il rischio di diventare uno strumento altrui, non comprendere subito dove andranno a sfociare iniziative determinate alle sue spalle, ma certo mai e poi mai uno che ha il vizio della penna potrà prestarsi alle clandestine omertà del mondo spionistico».

Pecorelli, al pari del generale Dalla Chiesa, è stato ucciso perché a conoscenza della fine decretata a Washington di Aldo Moro.

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