25.3.15

IDROCARBURI: RAPINA MULTINAZIONALE E DISASTRO AMBIENTALE NEI MARI D’ITALIA

immagine tratta da: IL MARE
SUPPLEMENTO AL
BOLLETTINO UFFICIALE DEGLI IDROCARBURI E DELLE GEORISORSE
Anno LVII N.2 - 28 Febbraio 2013




di Gianni Lannes


Mentre gli italidioti si accapigliano per il calcio in tivvù, per i vippetti sulle isole, per il gioco d'azzardo incentivato dallo Stato (la droga dei poveri, sic!) per i cantantini di San Remo e per le correnti cazzate televisive, certi stranieri rubano le nostre risorse, con il favore di chi siede a palazzo Chigi. A pagare le conseguenze sono innanzitutto le indifese creature del mare, come delfini, capodogli e tartarughe caretta caretta.



Gargano (dicembre 2009): uno dei 7 capodogli assassinati dalle prospezioni idrocarburi - foto Gianni lannes (tutti i diritti riservati)


I fantocci al governo hanno trasformato il belpaese in una torta che le multinazionali di petrolio e gas si stanno spartendo, elargendo alla popolazione tricolore, soltanto i danni ambientali e le conseguenze sanitarie negative sulla salute. Sono attualmente ben 69 le concessioni di coltivazione nel sottosuolo marino, e prossimamente aumenteranno sempre più, in barba alla protezione degli ecosistemi naturali. Benefici per il popolo sovrano? Zero, pari a zaro, ovvero nessuno. 

Con l’esaurimento dei giacimenti di petrolio più facilmente ed economicamente sfruttabili, le compagnie petrolifere hanno iniziato a rapinare i giacimenti prima considerati scarsi e di difficile accesso, tra cui le acque profonde dei nostri mari.  Le richieste di permessi per perforazioni marine in aree di altissimo valore ambientale si moltiplicano dal Brasile al Golfo del Messico, dall’Artico al Mediterraneo. E le grandi compagnie in gioco sono sempre le stesse, dalla Shell, alla British Petroleum, dalla Total all’Eni, ma che sovente mascherano nome e sembianze. Nel frattempo incombono, in particolare con richieste di migliaia di chilometri quadrati, minacce ambientali che prendono il nome di Global Petroleum, la Spectrum Geo Limited, la Petroleum Geoservice Asia Pacific, la Schlumberger.

In Italia, notoriamente, il regime fiscale è decisamente favorevole per i petrolieri, con royalties e canoni bassissimi (quasi inesistenti) per lo sfruttamento delle concessioni ed esenzioni per le prime tonnellate di petrolio: condizioni “tra le più convenienti” al mondo secondo le stesse compagnie petrolifere.

Peggio: mentre si bloccano gli incentivi alle energie rinnovabili, il governo tricolore favorisce ulteriormente gli interessi dei petrolieri prima permettendo lo sfruttamento dei giacimenti nel Golfo di Taranto e poi con il Decreto Legge “Misure Urgenti per la crescita del paese”, cercando di annullare le limitazioni imposte dal Decreto 128/2010 che allontanava le trivelle dalle coste e dalle aree protette. Al momento i permessi già accordati per fare ricerca di idrocarburi in acque italiane sono 22 e ben 53 le richieste per nuove esplorazioni dei mari Adriatico e Jonio. Tra le aree maggiormente interessate da questa corsa all’oro nero vi sono i fondali del Canale di Sicilia, tra Italia e Tunisia, dove si trova quasi la metà delle concessioni già accordate in Italia, il Basso Adriatico e il mare di Sardegna.

A chi conviene trivellare a più non posso i mari d’Italia, infischiandosene dei danni ambientali permanenti? Indubbiamente alle multinazionali petrolifere, visto che l’aumento del prezzo del petrolio rende conveniente estrarre anche limitate quantità di petrolio, ben poco allo Stato, dato che il regime fiscale è irrisorio, e in nessun modo alle comunità locali il cui mare e le cui risorse sono messe a rischio dai progetti di perforazione che minacciano le loro economie. Ma quanto ci guadagnano i cittadini, e in particolare le comunità locali, che vedono questi “mostri” installati davanti alle loro coste? Ben poco. L’Italia è in autentico paradiso fiscale per i magnati del petrolio: le imposte dirette sulla produzione (aliquote o royalties) sono solo del 4% per gli idrocarburi estratti in mare, con un’esenzione per le prime 50.000 tonnellate di petrolio prodotte annualmente. Il gettito fiscale è suddiviso tra Stato e Regione nella misura del 45% allo Stato e del 55% alla Regione.  Il nuovo Decreto Legge “Misure Urgenti per la crescita del paese” porterebbe le aliquote al 7%, un valore comunque basso considerato che le royalties variano mediamente dal 10 all’80%. Per esempio l’Australia dal 2008 ha sostituito la royalty per la produzione off-shore con un prelievo sui redditi attraverso un’aliquota del 40%; per il Canada le royalties variano dal 10 al 45% in funzione di qualità e prezzi, negli Stati Uniti variano dal 12,5 al 30%.

Che fare? Imporre al governicchio di Renzi, una moratoria assoluta, perché sarà impossibile, anche per i coraggiosi comitati locali, difendere la vita.


riferimenti:







 






























1 commento:

  1. www.youtube.com/watch?v=KoR6xQPR5HY&feature=share

    TRADUZIONE:
    Nannedu mio, così va il mondo: com'era non torna più: Viviamo tempi di carestia, di disgrazia e tirannia. Da cani ora cade la gente, gridando forte "Vogliamo pane". E noi affamati stiamo mangiando pane e castagne, terra con ghiande.
    Il poveraccio è malridotto, privo di cibo e senza tetto. Siamo assetati e, alle fontane, bramando acqua sembriamo rane. Peggio, la fame bussa con forza ad ogni porta e non perdona. Avvocatini, si, laureati, ma tasche vuote, ultraspiantati.
    Nelle campagne mangiano more, come le capre in mezzo ai cespugli. Quando hanno fame, gli Avvocatini,meglio che pensino a trovar cibo. Manco per sogno, il loro problema è alleviare tanto appetito. E a chi li lasci i corvi tristi, pieni di vizi e brutti vizi!
    canaglia infame, piena di orgoglio, vuole lo scettro ed il comando, ma non ce la fa a ritornare ai tristi intrighi dei vecchi tempi. Brigano a Roma, grande è l'ostacolo: ferro è la spada, legno è il bastone. Lo stolto apostolo del Signore si finge santo, bell'impostore!
    I corvi suoi, tristi e molesti, sono la discordia degli onesti. Matti, affamati, facciam baccano: e che nessuno alzi la mano. Ciao Nanni, e datti conto: fai sempre il sordo, fai sempre il tonto. tanto, lo vedi, così va il mondo: e come era non torna più.

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