13.12.14

ITALIA: ANALFABETI DI ANDATA E RITORNO




di Gianni Lannes

Se l’Italia non ha una classe dirigente ed intellettuali veri, bensì fantocci telecomandati ampiamente disseminati nei salotti tv, al governo e in parlamento, vale a dire analfabeti funzionali al sistema di dominio, ci sarà pure una ragione. Il disastro della scuola italiana è il dramma più avvilente del belpaese. Perché colpisce il nostro futuro e annichilisce le coscienze dei giovani. Basta leggere con attenzione la nota ricerca del linguista Tullio De Mauro sull’analfabetismo di “ritorno”, appunto per sfiorare il dramma. In tempi di distrazione e disinformazione corrente, anche chi ha una laurea in tasca rischia di diventare analfabeta a tutti gli effetti. Imperversa il medioevo tecnologico col telefonino di ultima e definitiva degenerazione, ormai prolungamento, protesi e al contempo metastasi del corpo umano e dell’identità. In altri termini, fa comodo a chi comanda avere sotto un popolo di ignoranti, specie di decerebrati anonimi che bazzicano su internet giorno e notte. L'obiettivo finale di chi detiene il potere, è quello di trasformare tutti i frustrati in dominati.


Partiamo dalla prima elementare: si bombarda il bambino con una serie di risposte già date e presentate come vere, e non si consente alle menti acerbe di formare l’abitudine a porre domande e a cercare risposte. Infatti, le risposte date continueranno a precedere le domande nell’orientare il sapere. In tal modo non si trasmette la consapevolezza della storicità del sapere, della relatività dei punti di vista. Risultato? Si otterrà il consenso, non la consapevolezza. Si indurrà ad aver ciecamente fede nell’autorità, non a credere in se stessi e alla ricerca come metodo. 

Come stupirsi se nelle classi i visi, dinanzi alle sollecitazioni a pensare, restano attoniti, vagamente inebetiti? Se la lucidità e il rigore logico lasciano spazio a un disordine intellettuale in cui convivono razionalità e superstizione?
Decenni di microscopici investimenti nell'edilizia scolastica in procinto di crollo, nella ricerca, nella formazione degli insegnanti, della precarizzazione dei docenti e della leggerezza delle loro buste-paga.  

In attesa della grande riforma come se fosse il Godot di Beckett, la scuola pubblica tricolore è sprofondata in un abisso dove latita perfino la grammatica elementare del convivere civile. E’ in atto la completa abdicazione della scuola al proprio ruolo: la trasmissione del valore del sapere, come strumento di crescita personale e sociale, ovvero  alla necessità di apprendere per migliorare.

Negli ultimi tre decenni i governi non hanno investito nella scuola, ma nella scuola non hanno investito neanche i suoi attori principali: gli insegnanti. Sono invecchiati e stanno annegando nella disillusione, anche se in tanti continuano a lottare contro i mulini a vento. Purtroppo, i migliori abdicano di anno in anno. Dopo aver tirato sassi ora tirano a campare. Poi ristagna la palude dei docenti impiegati o notai che trascinano i libri di testo di classe in classe come fardelli, incapaci di comunicare, di creare curiosità, di alimentare empatia, e quindi inutili nella trasmissione della conoscenza.

E così, al netto delle sempre più ridotte eccellenze, gli studenti italiani non solo non sanno, ma non sanno neanche di non sapere. Stiamo formando generazioni di analfabeti di andata e ritorno che non ritornano da nessuna terra della cultura perché, come molti insegnanti e governanti, in quella terra non ci sono mai stati.

1 commento:

  1. é abbastanza significativo il fatto che non ci sono commenti. Forse non si è capito il testo? forse era troppo lungo rispetto gli standard attuali di attenzione-ripetizione-mi piace-condividi memetica? Non so di preciso. La situazione comunque peggiora, saremmo degli ingenui se ci aggrappassimo a qualche speranza. Non ce ne è alcuna. Anzi. Il futuro è uguale al passato, battaglia persa, se l'analfabetismo è stata la realtà per la maggior parte della popolazione mondiale almeno fino al 19° secolo adesso bisogna aggiungere a questo un completo analfabetismo informatico e tecnologico. Si, cari signori, il futuro prossimo, per prossimo intendo i 20 anni a venire ci riservano altre novità. A noi sembra già incredibile il presente se lo rapportiamo a 20 anni fa ma non è certo finita. Presto quei professori scoglionati che un tempo tiravano i sassi non esisteranno più, al loro posto ci sarà uno schermo con un volto sorridente oppure un pupazzo per i bambini o un dinosauro che farà la lezione. La lezione sarà un programma speciale perfetto, studiato nei minimi dettagli. La società sarà fatta di gente ipercontrollata tramite un trilione di apparecchi collegati tra loro situati ovunque, nelle auto che passano, nelle strade, sui nostri abiti, nelle suole delle scarpe, in ogni muro, persino nella polvere che rimarrà in terra. Dimenticavo, qualche dispositivo sarà anche in noi stessi. In questa maniera potremo collegarci con chiunque ma niente smartphone o tablet...quella sarà roba preistorica. Niente web come (non) lo conosciamo adesso, ma un nuvola in cui saremo immersi. La tecnologia cloud appunto. Beh, ci mostreranno tanti vantaggi: la sanità per prima, con la possibilità di check continui, la sicurezza, il poter localizzare i nostri cari in ogni momento, pagare passando alla cassa senza mani al portafoglio, basterà la mano. Insomma questo è il futuro, certamente, potremo agire sugli squilibrati, direttamente nel loro cervello normalizzandoli e allora perchè no nei pensieri ....sembra tremendo vero? ma cosa c'è di diverso da quelli che erano i sudditi? dal dominio delle religioni? dagli schiavi,dai servi della gleba? dalla massa di sfruttati di tutte le epoche? La differenza è sempre nel rapporto alfabetizzati- analfabeti. E' sempre come diceva Don Milani: La parola che non impari oggi diventerà calcio in culo domani

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