6.12.14

IL MARCHIO DEL CLANDESTINO



di Gianni Lannes

Gli esseri umani sono nati per essere, ma avanza inesorabile la disumanità del possedere tutto e tutti. I muri e le barriere che ci separano l'uno dall'altro sono dentro di noi. Sia chiaro: nessun essere umano è illegale. Infatti, la clandestinità è un prodotto della burocrazia statale (a sua volta dominata dai poteri economici) e di logiche militari, che regolano l'ingresso e il soggiorno (in determinate zone bollate da una linea immaginaria su cui sono stati edificati dei recinti denominati nazioni), dei migranti terrestri provenienti da paesi anch'essi segnati da confini geografici immaginari. La storia del mondo è impastata non solo di conflitti, ma anche di migrazioni, di fluttuazioni, di mescolanze, di integrazioni, di comunione, di condivisione. Non esistono le razze, ma c'è una sola specie umana. Abbiamo dimenticato di essere fratelli e sorelle. Il colore della pelle non fa la differenza biologica, ma soltanto quella pseudo-culturale imposta da un sistema di dominio. Allora, dove alberga il razzismo? L'altro siamo noi.

Nella stagione del disamore corrente, il termine "clandestino" è sinonimo di un marchio infamante: un logo, uno stigma, una parola chiave utilizzata in modo sempre più estensivo dalla retorica xenofoba e razzista per costruire ulteriori muri e frontiere simbolici tra "noi" e "loro" là dove il "noi" identifica i cittadini (schiavi) autoctoni e il "loro" chiunque provenga da un paese 'terzo' - Stati Uniti, Svizzera, Giappone e Australia naturalmente esclusi. Extra-comunitari, ossia extraterrestri, vale a dire alieni. Ma perché l’assunto non vale per gli elvetici e angloamericani?

Dal punto di vista etimologico nella parola clandestino, di origine latina -clam ('nascosto') e dies ('giorno'), letteralmente 'nascosto di giorno' -, è presente l'idea della segretezza, dell'occulto, dell'ombra e dell'oscurità. L'associazione della parola al fenomeno migratorio ha accentuato il concetto di "illegalità" che essa porta con sé: tra i significati che essa ha acquisito nel corso del tempo vi è infatti quello che si riferisce a comportamenti e attività posti in essere senza l'approvazione o di fronte all'espresso divieto delle pubbliche autorità.

Ma sono stati definiti spesso clandestini anche le migliaia di donne, uomini e bambini morti in quel cimitero a cielo aperto che è divenuto il Mediterraneo, ovvero le persone che non hanno ancora mai toccato le 'nostre' coste e dunque non hanno fatto in tempo a infrangere la legislazione che regola l'ingresso e il soggiorno dei cittadini stranieri terrestri nel 'nostro' paese. Persino in occasione del naufragio avvenuto nei pressi di Lampedusa il 3 ottobre 2013, una strage di innocenti in cui sono morte 366 persone (ma molte altre sono risultate disperse), c'è stato chi ha avuto il coraggio di usare questa parola.

Non si è clandestini per scelta, di solito lo si diventa per costrizione. Se fosse possibile spostarsi con mezzi di trasporto di linea, se il diritto a migrare (riconosciuto dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, articolo 13) fosse accompagnato da un universale diritto a immigrare, si salverebbe la vita di molte persone, ma evidentemente il fine è un altro. 

Ma per quale ragione ogni giorno migliaia di persona, compresi i bambini fuggono dalla loro terra, spesso da un continente all'altro? Forse, perchè pochi avidi sfruttano (ossia rapinano) a più non posso le risorse naturali di quei territori.

Non solo i migranti privi di documenti sono etichettati clandestini dal sistema, ma tutti coloro che non rinnovano un documento d'identità diventano automaticamente clandestini? A prescindere dalle leggi create ad hoc per tutelare le porcate dello Stato, i documenti di riconoscimento come la carta d'Identità o il passaporto, in cui sono inseriti i dati personali (nome, cognome, residenza, ecc.) a chi servono in realtà? Al potere per controllarci meglio.

Dal punto di vista teorico, per noi terrestri quei documenti sono completamente inutili, noi sappiamo chi siamo e non abbiamo bisogno di un documento che ce lo ricordi! In pratica però diventano, per obbligo dello Stato, una chiave universale per poter accedere al sistema ed essere accettati o riconosciuti! Non a caso le forze dell'ordine hanno il diritto di fermare i terrestri, migranti e non, per chiedere le generalità e se non hanno un documento che funge come prova di riconoscimento, vengono considerati fuorilegge o clandestini!

Clandestino è un'etichetta che disumanizza le persone: la disumanizzazione è funzionale al potere, alla negazione dei diritti, persino del diritto di esistere. Le parole non sono neutre, al contrario hanno una valenza performativa.

Che succede per ipotesi, se domani stracciamo tutti i nostri documenti e usiamo solo soprannomi che scegliamo noi e nessun-altro-per-noi, diventando di conseguenza clandestini per scelta?  


riferimenti:



1 commento:

  1. io lo ho fatto, via tutti i documenti. Nessun marchio della bestia sul mio essere.

    http://movimentosovrano.blogspot.it/2014/05/il-nome-operazione-informazione.html

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Gradita firma degli utenti.