28.12.14

IL DIRITTO UMANO E' LA TOMBA DELLA GIUSTIZIA SOCIALE



di Gianni Lannes




Le società dominanti controllano il mondo sulla base di una falsa cognizione. Vale a dire: gli esseri umani sono separati dal loro ambiente e si può prosperare lo stesso mentre la salute di Gaia si deteriora. Infatti, gli umani sono erroneamente convinti che la salute e il benessere dipendano dallo sfruttamento del globo terrestre, preferibilmente con la velocità consentita dalla tecnologia e dalla domanda di mercato, piuttosto che dalla conservazione dell’ecosistema.

Le strutture di governo, la giurisprudenza e le leggi imposte riflettono e consolidano l’illusione della separazione e dell’indipendenza. Ciò incoraggia e legittima un comportamento economico e sociale distruttivo. Il cosiddetto “diritto” ostacola lo sviluppo di forme di organizzazione sociale più appropriate da parte di chi non sottoscrive i miti sociali in voga.

I sistemi amministrativi dominanti non sanno fornire i mezzi per arrestare e invertire questo atteggiamento autodistruttivo. Allora, è indispensabile pensare a una nuova visione, ad una diversa cognizione di come ci si governa, come componente di un più ampio mutamento sociale che punti la rotta verso un’altra cosmologia.

Ogni cosa è interconnessa. Eppure, i sistemi “legali” in funzione sono tutti basati sull’assunto che gli esseri umani esistono solo dentro la propria pelle, e che noi siamo gli unici esseri o soggetti dell’universo. Ogni altra cosa è definita come oggetto.

La malattia che ha spalancato il baratro è l’antropocentrismo. Le “culture” dominanti del mondo in cui ora sopravviviamo sono convinte che la nostra specie sia superiore rispetto alle altre, e che abbia il diritto di governare il pianeta Terra. Abbiamo rifiutato la biosfera dentro la quale siamo nati, e abbiamo eretto un mondo esclusivamente per esseri umani, vasto e sigillato ermeticamente dentro la nostra mente. E’ una serra dentro la quale i nostri ego possono gonfiarsi a dismisura, corroborati dalla convinzione di essere i padroni addirittura dell’universo. Su Gaia contano solo gli esseri umani, o meglio, solo alcuni più di altri. Le montagne, le colline, le distese erbose che ondeggiano nel vento, i fiumi profondi e misteriosi, le moltitudini di pesci variopinti, le creature di mari e oceani, tutta questa energia vitale è stata ridotta a mere risorse naturali. L’uomo ha trasformato la danza della vita in tanti ettari di proprietà terriera, chilometri di strada, chilowatt di energia elettrica e tonnellate di pesca possibile. La terra è stata scaraventata nella discarica dell’avidità umana, sacrificando tutto nel nome dell’insaziabile progresso e dello sviluppo. 
E’ fin troppo chiaro che le società disumane, industriali, postindustriali, tecnotroniche non sopravviveranno molto più a lungo di così nella loro forma presente.
Fino a quando il mero diritto umano considererà le creature viventi “cose” e non esseri viventi, esso sarà cieco di fronte alla possibilità che queste possano diventare soggetti, ovvero detentori di diritti.

Il diritto, appunto, non riconosce che l’universo è un insieme di soggetti, e non una collezione di oggetti. Un altro aspetto negativo è la negazione della dimensione sacra o spirituale di qualsiasi altra forma di vita o della terra stessa, che agli occhi miopi della giurisprudenza non esiste. Gli unici diritti riconosciuti dal diritto sono quelli applicabili in tribunale e possono essere detenuti solo dagli uomini o dalle persone giuridiche, come le aziende. Dalla prospettiva dei nostri sistemi giuridici ciò significa che miliardi di altre specie sulla terra sono fuorilegge e come tali vanno trattate e usate. In altri termini, assurdamente, non fanno parte della società di cui si occupano i sistemi giuridici, e non hanno il diritto di esistere, o di avere un habitat dove vivere.

Nel mondo del 21 secolo - corrente - sono stati attribuiti poteri praticamente illimitati ad essere immaginari e incorporei, ossia le multinazionali, per dominare e sfruttare la vita. Queste escrescenze di capitale e altre persone giuridiche non hanno emozioni, coscienze, valori, etica, né la capacità o volontà di essere in comunione con gli altri membri della comunità Terra. Anzi, le aziende hanno appetiti intrinsecamente predatori perché le leggi che favoriscono queste realtà e la loro costituzione chiedono di competere aggressivamente per il controllo del bottino terra, ovvero per consumarlo il più velocemente possibile, incuranti delle conseguenze a lungo termine per Gaia e per i suoi inquilini. A proposito: la frode è il sistema, mentre il denaro comunque si chiami (di cui tanto si ciarla a vanvera) è soltanto debito monetizzato che produce schiavi. L'ecologia non è una moda, ma una visione pratica della vita. Dunque, la strada è passare dal paradigma economico che ha mercificato la vita, all'etica. La prima rivoluzione è interiore.

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