10.11.14

STRAGI DI USTICA E BOLOGNA: UN LEGAME SEGRETO








di Gianni Lannes

Anche Vincenzo Parisi, il capo della Polizia di Stato, in un’audizione parlamentare, a suo tempo aveva colto i nessi tra i due massacri. Ma è il ministro Antonio Bisaglia, ad ufficializzare in ambito governativo la relazione fra la strage di Ustica e quella di Bologna. Infatti, il 5 agosto 1980, nel corso della riunione del Comitato interministeriale per le informazioni e la sicurezza, Bisaglia fa verbalizzare il collegamento fra le due stragi. Bisaglia afferma che il massacro alla stazione ferroviaria di Bologna era da riconnettersi alla strage di Ustica con intenti di depistaggio. Quattro anni dopo, il 24 giugno lo stesso Bisaglia muore nel mar Tirreno, al largo di Portofino, cadendo da uno yacht. Identica misteriosa sorte è toccata il 17 agosto 1992 al fratello Mario che non si era rassegnato a considerare la morte del congiunto una fatalità, come invece aveva sostenuto il depistatore professionista Francesco Cossiga. Proprio il picconatore K, aveva organizzato in tutta fretta il trasferimento della salma di Antonio Basaglia (mai sottoposta ad autopsia) dalla Liguria a Roma, a bordo di un velivolo dell'AMI. Il cadavere del sacerdote Mario Bisaglia verrà rinvenuto 8 anni dopo, nel lago di Domegge in Cadore. Ufficialmente, si dirà che Mario Bisaglia si è suicidato gettandosi nel lago e morendovi per annegamento, come annegato era morto Antonio Bisaglia. Il 30 aprile1993 morì annegato nel fiume Adige anche il suo ex segretario particolare, Gino Mazzolaio. È sufficiente scorrere la corposa lista delle morti sospette - nella vicenda di Ustica - per alimentare il dubbio che i due fratelli siano stati invece messi a tacere per sempre.

Due sono state le menzogne di Stato che hanno retto più a lungo sulle stragi del 27 giugno e del 2 agosto 1980: quella della bomba esplosa all'interno del Dc-9 Itavia sostenuta dai vertici dell’Aeronautica militare tricolore; e quella suggerita da Giuseppe Santovito (capo del Sismi) inventore della inesistente pista libica (i Mig) unitamente al ministro Emilio Colombo, caldeggiata senza uno straccio di prova, anche dal giudice istruttore Rosario Priore. Infine: i governi italiani non hanno mai fornito risposte alle interrogazioni ed interpellanze sulla nebulosa vicenda.


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