9.11.14

STRAGE DI USTICA E STRAGE DI BOLOGNA: IL DEPISTATORE COSSIGA

 


di Gianni Lannes

Quanto tempo hanno impiegato a morire le 81 vittime (compresi due neonati) a bordo del DC 9 Itavia la sera del 27 giugno 1980? E tutti i testimoni scomodi assassinati in seguito dai servizi segreti, affinché non rivelassero il terribile segreto di Stati?
In quanti secondi sono trapassate le 85 persone (inclusa una bimba di appena 3 anni) trucidate dallo scoppio di un ordigno nella sala d’aspetto della stazione ferroviaria di Bologna, la mattina del 2 agosto 1980?

Perché a distanza di 34 anni la verità sui mandanti occulti è ancora sepolta dagli omissis dello Stato italiano e di tutti i governi che da allora si sono alternati per volere di Washington?

Francesco Cossiga non ha bisogno di presentazioni, ma è bene sapere che ha inquinato ben due stragi, per non dire altro, e i magistrati gli hanno dato pure retta, portando fuori strada le indagini giudiziarie.

Dunque, nel 2007 mister K improvvisamente riacquista la memoria. Intervistato da Giampiero Marrazzo e Gianluca Cerasola nel loro filmato televisivo “Sopra e sotto il tavolo” ha “vuotato il sacco a modo suo. Dopo, addirittura due pubblici ministeri della Procura della di Roma, Amelio e Monteleone, hanno riaperto il caso sulla base di un classico depistaggio. E ha pure offeso questi due magistrati, sostenendo alle rogatorie " il governo francese - testuale di Cossiga - gli piscerà addosso".

Ecco le contraddittorie dichiarazioni dell’ex capo dello Stato Francesco Maurizio Cossiga:

«L’aereo francese si sarebbe messo sotto il Dc 9 per non essere intercettato dal radar dell’altro aereo libico, che avrebbe dovuto trasportare Gheddafi, che stava rientrando con Gheddafi. A un certo punto lancia il missile volendo colpire l’aereo di Gheddafi».


E’ palese che si tratta di una menzogna a buon  mercato. Infatti se il caccia francese avesse sparato un missile all'infrarosso da quella posizione, l’ordigno avrebbe colpito uno dei due motori, attirato dal calore. Ebbene i due motori dell’I-Tigi sono intatti. Lo attestano inequivocabilmente tutte le perizie tecniche. Ma se uno non ci crede può fare un salto a Bologna, al museo della memoria, e visionarli dal vivo per rendersi conto dell’ennesima balla del presidente merito della Repubblichetta italiana. Se invece il velivolo da guerra francese avesse lanciato, sempre per errore, un missile a guida radar da quella posizione non avrebbe certamente colpito il volo di linea italiano.
 

Venezia (23 giugno 1980). vertice G 7


Il senso della presunta rivelazione di Cossiga è ancora più grave perché si tratta di un sentito dire. Infatti, ha dichiarato sempre in questa intervista senza contraddittorio, ossia con domande sdraiate:

«Erano i nostri servizi segreti che informarono l’allora sottosegretario Giuliano Amato e me che erano stati i francesi a lanciare un missile. Lui si mise sotto per mirare quella sagoma che fosse l’aereo di Gheddafi. Fatto sta che in un sobbalzo quando è partito il missile lui si era messo dietro il Dc 9. Questa fu l’informazione per quello che mi ricordo adesso che sto per compiere 80 anni. Un giorno presi un giornale e lessi di un’intervista fatta a Giuliano Amato. E lui in questa intervista diceva che l’ammiraglio Martini, capo del Sid poi Sismi, il miglior capo del servizio informazioni che noi abbiamo avuto insieme a De Lorenzo in tutta la vita, gli aveva confidato che era ormai certo, anche se non aveva prova documentale, ma soltanto prove di intelligence che l’aereo è stato abbattuto da un caccia dell’Aeronaval partito dalla Clemenceau…».

 Menachem Begin (premier sionista)


Quando il senatore Cossiga sbraitava urbi et orbi per confermare l’ipotesi “bomba a bordo”, per la strage di Ustica, minacciando chiunque osasse dire il contrario, cosa gli impediva di ricordare le confidenze che afferma di aver ricevuto in tempi ancora “utili alle indagini in corso”, da uomini del SISMI oggi defunti, come il generale Santovito o l’Ammiraglio Martini, che non possono più confermare? Nulla. Inoltre, in punta di diritto c'è un concorso in strage del governo italiano e del governo francese, inclusi i rispettivi servizi di "intelligence", nonché lo Stato Maggiore della Difesa e dell'Aeronautica, e il giudice istruttore ha chiesto l'archiviazione per questo gravissimo reato. E che dire degli Usa? Hanno fornito ai piloti israeliani l'appoggio logistico: l'aereo Awacs nell'Alto Tirreno ha funzionato da guidacaccia per i velivoli bellici di Tel Aviv. In fin dei conti: a sparare sono stati gli israeliani, ma c'è una corresponsabilità tremenda di Italia, Francia e Stati Uniti d'America. Il governo tricolore ha sacrificato 81 persone e poi ne ha fatte ammazzare 21 che sapevano troppo, per coprire i propri luridi affari.
 

Tra le innumerevoli stragi impunite, da Portella della Ginestra (1 maggio 1947) alla strage del Moby Prince a Livorno (10 aprile 1991), quella di Bologna spicca per essersi meritata una sentenza definitiva, che però fa acqua da tutte le parti. Innumerevoli e corpose piste d’indagine sono state incredibilmente tralasciate. Latitano movente e mandanti. “Strage fascista” doveva essere, e così è diventata. Non solo per l’ordine giudiziario ma anche nel senso comune e nell’immaginario collettivo. Che singolare coincidenza: proprio Francesco Cossiga indicò per primo la matrice neofascista come l’unica pista da seguire. E così pedissequamente fece la Procura di Bologna. Amen.


riferimenti:



 

 

 












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