9.11.14

BOLOGNA: UNA STRAGE DI STATO



di Gianni Lannes




Molte persone mi chiedono se Bologna è legata a Ustica. Certo che si. Trattasi di una strategia diversiva per distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica. I depistaggi istituzionali e di altro genere, che hanno offuscato la realtà dei fatti inequivocabili, sono stati davvero innumerevoli. Dallo scavo giornalistico, tuttavia, sono emersi alcuni riscontri probanti: il governo Cossiga coadiuvato dal Sismi (servizio segreto militare) ha "sacrificato" - pienamente d'accordo con il governo francese e con lo Sdece - un aereo civile con 81 persone a bordo, per tutelare un affare (petrolifero, nucleare e bellico) da 2,5 miliardi di dollari (ragion di Stati). C'era bisogno di qualcosa di davvero eclatante per oscurare la prima strage (in cui risultano coinvolti: Italia, Israele, Francia, Stati Uniti d'America). Ed ecco la successiva carneficina di Bologna.

Annunci propagandistici. Ben 7 mesi fa l'eterodiretto Matteo Renzi, imposto dal presidente abusivo Giorgio Napolitano (sentenza della Corte costituzionale numero 1/2014) aveva annunciato - firmando una direttiva - la declassificazione degli atti relativi ai tragici fatti di Ustica, Peteano, Italicus, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Gioia Tauro, stazione di Bologna, rapido 904. Ebbene, a tutt'oggi, queste carte scottanti non sono ancora consultabili e disponibili al "popolo sovrano". Perché?
 
In ogni caso, tempo addietro, l'aveva intuito il senatore Giovanni Pellegrino (presidente della commissione parlamentare stragi), che qualcosa non quadrava nel movente e nei mandanti occulti. In particolare l'onorevole comunista Luigi Cipriani fu un deciso sostenitore della tesi "atlantica" in contrapposizione alla pista neofascista, e accusò la massoneria deviata di seguire ordini e progetti anticomunisti dell'amministrazione Nixon e di Henry Kissinger. L'esponente di Democrazia Proletaria dichiarò inoltre alla Commissione Stragi e per il decimo anniversario della strage che «quella di Bologna rispetto alle precedenti fu una strage anomala, perché avvenne in una situazione politica ampiamente stabilizzata, tale da tranquillizzare gli alleati del nostro paese; perciò la strage assume la caratteristica di un tentativo di cancellare dalla città, dall'attenzione della stampa, dal dibattito politico, dall'opera dei magistrati la strage di Ustica. Perché proprio Bologna è presto detto. Innanzitutto perché a Bologna risiedevano gran parte dei familiari delle vittime di Ustica, che dovevano essere zittiti con una strage di enormi proporzioni in città. In secondo luogo perché il Sismi poteva contare sull'appoggio di importanti magistrati alla Procura della repubblica. Infine, la interpretazione in chiave politica, di attacco alla roccaforte del Pci, sarebbe essa stessa stata un depistaggio sui reali obiettivi, scaricando sulla manovalanza fascista, ampiamente infiltrata dal Sismi, le responsabilità. Come era facilmente prevedibile, il Pci abboccò immediatamente all'amo della strage fascista per colpire le istituzioni democratiche. Ovviamente gli appelli a fare quadrato attorno alle istituzioni contro gli attacchi della destra si sprecarono, tutto il dibattito politico, l'informazione, la magistratura, i servizi vennero impegnati su questo fronte e Ustica cadde nell'oblio».

«Signor Presidente, da quella lapide dobbiamo togliere le parole "strage fascista", perché ciò è riduttivo e fa parte del depistaggio operato sulla strage di Bologna, diversa dalle altre stragi e che ha molto più a che fare con Ustica e con i rapporti tra Italia, Francia, Stati Uniti, i servizi occidentali e le strutture segrete. Dire che sono stati Fioravanti e compagni è stato un depistaggio: su quella lapide bisogna scrivere "strage di stato"!».

(Discorso parlamentare per il decimo anniversario della strage, 2 agosto 1990).












1 commento:

  1. Invece di perder tempo scioperando per sindacati corrotti e collusi, a rivendicare "diritti" che non esistono piu' ed esisteranno sempre meno, la gente dovrebbe radunarsi ogni settimana, puntualmente, davanti al Parlamento a pretendere che il piccolo burattino egomaniaco arrivista tenga fede alla sua parola, da uomo (che ridere...) e metta a disposizione i documenti relativi alle stragi, che gia' dovrebbero essere disponibili. Oppure taccia per sempre, faccia i bagagli e se ne torni a casa.
    Molti di noi lavorano per mangiare e poter pagare le tasse, onde evitare di esser perseguitati da Equitalia, e non possono permettersi di raggiungere Roma ogni giorno per manifestare. Pero' possiamo farlo, ad esempio, ogni sabato. I biglietti del treno andata / ritorno in giornata sono convenienti. Perche' non organizzare un appuntamento FISSO davanti al Parlamento ogni sabato a chiedere le dimissioni di questo esecutivo fuorilegge? Senza incazzature, senza sceneggiate all'italiana, senza violenza, seguendo l'esempio degli Islandesi. Non restiamo prigionieri di luoghi comuni tipo "gli italiani sono fatti cosi'", raduniamoci civilmenteogni sabato mattina (presto) con il sorriso sulla faccia e l'animo sereno e chiediamo insistentemente solo una cosa: che se ne vadano TUTTI per sempre e lascino, finalmente, il Paese in mano agli italiani. Si inizia in 50 e si finisce per essere 500.000.

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